Anteprima – MARILYN MONROE è “La donna più bella del mondo” dal 24 maggio in libreria

Dal 24 maggio in tutte le librerie
LA DONNA PIU’ BELLA DEL MONDO.
Vita morte e segreti di Marilyn Monroe
di Andrea Carlo Cappi

«La donna più bella del mondo…
e non ho nessuno con cui uscire il sabato sera»
.
Marilyn Monroe a Ralph Greenson, il suo psichiatra, alcune ore prima di morire

Le verità nascoste sulla diva più famosa di tutti i tempi.

Alle 4.25 del mattino del 5 agosto 1962 la polizia di Los Angeles riceve una chiamata dal quartiere residenziale di Brentwood: una voce maschile annuncia che Marilyn Monroe si è suicidata. La notizia è sconvolgente. Inaspettata. Apparentemente inspiegabile. E infatti i dubbi che in ogni parte del mondo si ripetono sin da subito prendono tutti spunto da una stessa, unica domanda: perché l’attrice di Hollywood più amata nel mondo si sarebbe dovuta uccidere? Da allora, e per mezzo secolo, si moltiplicheranno le ipotesi su cosa possa essere realmente successo nelle ultime ore di vita della diva. Ipotesi alimentate tanto da false voci e presunti scoop, quanto da autentici dossier e inquietanti scoperte. Chi c’era veramente quella notte al numero 5 di Helena Drive? Dalla vera storia di Marilyn, alias Norma Jeane Mortenson, alias Norma Jeane Baker, senza contare gli altri nomi assunti nel corso della sua vita pubblica e privata, emerge una personalità complessa e tormentata che sembra averla spinta a un suicidio o a una morte involontaria per overdose. Ma ne esce anche una figura che non sempre coincideva con la bionda svampita spesso interpretata sullo schermo. Così come un groviglio di intrighi che vede in gioco mafia, Casa Bianca, Fbi, Cia, detective privati e non solo. Questo libro prende in esame la nascita, la carriera, gli amori e i segreti del mito chiamato Marilyn Monroe, portando alla luce fatti, personaggi e soprattutto i misteri mai svelati prima.

Andrea Carlo Cappi, scrittore e saggista, è autore di una trentina di volumi tra fiction e non-fiction. Fra i suoi libri, il thriller sul caso Diana Spencer Morte accidentale di una lady, la serie di spionaggio Nightshade (Mondadori) e il romanzo di intrighi risorgimentali Il Visconte, scritto con Paolo Brera (Sperling & Kupfer). Con Vallardi ha pubblicato il testo Le grandi spie. Per Rai Radio2 è stato co-sceneggiatore del serial Mata Hari. Ha scritto fumetti e narrativa per la serie Martin Mystère e ha firmato quattro romanzi originali sui personaggi di Diabolik ed Eva Kant. È autore di testi sul cinema e traduttore di numerosi bestseller, tra cui parecchi romanzi del ciclo James Bond 007.

Standing Ovation di 1200 persone per l’incontro in memoria di Falcone e Borsellino #SalTo12

Siamo orgogliosissimi di aver partecipato all’ organizzazione di questo incontro.

Grazie a tutti quelli che ci sono stati.

[Ritaglio da La Repubblica 14-05-12, articolo di Simonetta Fiori - per ingrandire l'immagine clicca e poi riclicca]

1992-2012. Ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – #SalTo12

Un evento affollatissimo quello che si è tenuto sabato all’Auditorium Lingotto per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a vent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio.

L’incontro è stato moderato da Loris Mazzetti e sono intervenuti:
Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio (Fino all’ultimo giorno della mia vita), Gian Carlo Caselli, Maria Falcone, Antonio Ingroia, Francesco Viviano e Alessandra Ziniti (autori di Visti da vicino).


VISTI DA VICINO di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti
«Sai che c’è? Ora dico che sono monarchico così li mando a fare in culo a tutti». Paolo Borsellino la risolse così, con la solita ironia e con il suo solito modo di fare spiccio, quella “camurria” della politica. Tanti esponenti della Dc, del Psi e del Msi, andarono a bussare alla sua porta per chiedergli di candidarsi. Avrebbe potuto diventare senatore, deputato, sindaco. Ma a lui non importava nulla della politica. Il suo lavoro non lo avrebbe cambiato per nessun altro. E poi i politici gli stavano profondamente sulle palle.

Nell’isoletta di Skiathos accadde una cosa inverosimile. Falcone venne chiamato dal direttore dell’albergo, che con fare imbarazzato gli mostrò la prima pagina di un giornale greco dove campeggiava una sua enorme fotografia con un titolo a caratteri cubitali: «La mafia ha messo una taglia da cento milioni di lire sulla testa di Falcone». Il direttore gli chiese se quell’uomo fosse lui o un sosia. Falcone, sorridendo e facendo spallucce, disse che era lui.  Poi fece un gesto come per dire: «E che possiamo fare?» La sera, a tavola, un cameriere rivolto a Falcone gli disse: «Italiano? Mafioso».
E lui: «Ma ti rendi conto, mafioso proprio a me!»

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino visti da vicino, raccontati da chi, per anni, ancor prima che diventassero i magistrati antimafia che tutti conosciamo, ha vissuto al loro fianco momenti indimenticabili. Colleghi, investigatori e collaboratori ma anche amici veri, che – diversamente da quanto fatto da chi in questi vent’anni si è vantato della loro amicizia – fino ad ora non avevano mai raccontato nulla di quel rapporto così intimo che hanno conservato nei loro cuori.
Ed ecco, dunque, Giovanni Falcone con la sua mania per le collezioni di papere e penne stilografiche, con le sue battute di ironia demenziale, con la guerra delle molliche a tavola, ma anche con i suoi amori tormentati e le sue lacrime davanti ai drammi di alcuni dei collaboratori di giustizia che avevano deciso di parlare con lui.
Ed ecco Paolo Borsellino, uomo all’antica, dall’umanità travolgente, rilassarsi con la sua piccola barca di vetroresina o a cavallo di una bicicletta, a pesca grossa durante il soggiorno da “recluso” all’Asinara o “in fuga” dalla scorta per una passeggiata notturna a Mondello con l’amico più stretto.
è il racconto del volto inedito di due uomini che, sotto l’immenso peso dell’ansia e delle responsabilità della missione che li ha portati insieme fino alla morte, sapevano anche sorridere e divertirsi. Ed è il racconto di una grande amicizia fra due uomini diversi eppure uguali: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Anticipazione
FINO ALL’ULTIMO GIORNO DELLA MIA VITA di Benny Calasanzio e Salvatore Borsellino (prossimamente in libreria)

A VENT’ANNI DALLA MORTE DEL FRATELLO, IL PRIMO LIBRO DI SALVATORE BOSELLINO

Salvatore Borsellino si era ripromesso che mai si sarebbe esposto finché giustizia per suo fratello non fosse stata fatta. Sono passati vent’anni e una risposta non c’è. Da anni impegnato in tutto il Paese attraverso il movimento Agende rosse, per la prima volta, oggi, Salvatore Borsellino accetta di parlare per testimoniare la sua resistenza attraverso le pagine di un libro.

Dai ricordi d’infanzia alla tragedia, all’impegno di oggi: il lato intimo di una famiglia che è entrata eroicamente e tragicamente nei libri di storia. E continua a lottare contro la mafia e per la verità. Salvatore decide di raccontare la sua vita e quella della sua famiglia al giovane amico Benny Calasanzio, giornalista e familiare di vittime di mafia.

«Lavorare mi aiuta a non pensare. E poi non voglio che lo Stato mi paghi la pensione. Lo Stato mi deve dare la verità su mio fratello.»
Salvatore Borsellino

L’arte della “Web Politik” contro gli zombie della politica – #SalTo12

Dagli Stati Uniti all’Italia, senza dimenticare il mondo arabo.
Così gli  “indignati” della rete si mobilitano in tutto il mondo

L’idea stessa di politica, la sua concezione, le dicotomie esistenti, destra e sinistra ad esempio, si modificano profondamente nei movimenti che si sviluppano in rete. E’ quanto emerso ieri durante la presentazione al Salone del libro di Torino di “Contro l’Italia degli Zombie. Web Politik e nuova politica” scritto dal giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni. Ed è proprio in televisione, dal palcoscenico di quelli che Iacoboni definisce gli «zombie dei Palazzi», che il senso di ripulsa nei confronti della politica attuale emerge più forte. «Da un osservatorio come la tv, spiega Corrado Formigli, autore e conduttore di “Piazza Pulita”, mi accorgo che le cose stanno cambiando, assisto a una decomposizione del mondo politico, e gli stessi talk show televisivi vengono considerati dai cittadini una parte del problema».

I movimenti che usano la rete come strumento di discussione e mobilitazione hanno facce diverse. C’è quello che ha portato Giuliano Pisapia ad essere eletto sindaco di Milano, grazie a mezzi come Twitter, YouTube, l’ironia e, come dimenticarlo, la mobilitazione del quartiere “Sucate” contro le moschee abusive. C’è il “Movimento 5 Stelle” che in queste ultime elezioni amministrative ha assorbito molti voti sia dall’elettorato di destra che di sinistra. E non bisogna dimenticare, dall’altra parte dell’oceano, “Occupy Wall Street”. Per Maurizio Molinari, corrispondente negli Stati Uniti de La Stampa, questo libro fotografa il presente di questi movimenti, in cui si contrappongono gli incappucciati e gli indignati: «I primi hanno un volto violento, tradizionale, per certi versi banale. I secondi mettono fine alle contrapposizioni tradizionali». I manifestanti di “Occupy Wall Street”, ad esempio, non sono politicizzati, sono contro la finanza ma d’accordo con il profitto, criticano la politica di Obama ma avversano il Partito Repubblicano.

Sta nascendo qualcosa di nuovo che tuttavia, come ricorda Iacoboni, «costituisce un grande calderone di idee, anche contraddittorie, che per questo motivo devono trovare la sintesi in un leader», in una figura politica che sappia coniugarle alle correnti più tradizionali. Secondo Molinari, l’attuale presidente degli Stati Uniti ci sta provando: sebbene venga criticato da Occupy Wall Street, vuole tentare di conquistarlo e proporre la propria candidatura alle prossime elezioni, «cavalcando la protesta degli indignati e condannando gli incappucciati». E in Italia? Per Iacoboni, «oggi manca una figura di questo genere, benché Pisapia abbia rappresentato un esempio molto importante in questa direzione».

Anche in un altro spazio di dibattito e incontri del Salone si discute di Internet, politica e democrazia. «La forza dello strumento è dirompente, sopperisce alle vie tradizionali di partecipazione politica, in un certo senso svuota l’agorà, nucleo della coesione di una comunità», sostiene il prof. Luciano Canfora. «Ma tale svuotamento, accompagnato da quello di significato dei partiti, rischia di diventare pericoloso». Per il sindaco di Firenze Matteo Renzi, la classe politica deve infatti imparare ad utilizzare questo strumento, proponendo riforme per la diffusione della banda larga, favorendo la trasparenza della pubblica amministrazione e una diversa gestione della sanità e della giustizia. «La rete deve diventare un nuovo mezzo per il governo del territorio, ribadisce Renzi, in modo tale che nasca una nuova agorà».

«Come abbiamo assistito nel mondo arabo, sottolinea Francesca Paci, per anni corrispondente per La Stampa da Gerusalemme, le rivolte di piazza hanno liberato una forza creativa inimmaginabile, un nuovo linguaggio politico, che si è diffuso tramite i canali tradizionali come la tv Al Jazeera e gli sms e il contributo innovativo di Wikileaks e Twitter». E a coloro che sottolineano come quest’ultimo non consenta di diffondere pensieri critici a causa della brevità obbligata dei propri interventi, per Renzi la risposta potrebbe venire dal padre della lingua italiana: «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza». Provate a contarne i caratteri. Meno di centoquaranta.

Font: Giuseppe Futia – La Stampa

Il metodo sticazzi in amore. “Donne pesanti”. “Maschi desolanti”

Si impone un quesito: che cosa ne pensano l’Uomo e la Donna? La risposta nella rubrica “Affari di sessi”. Visto da lui e visto da lei: due cronisti, un uomo e una donna, diAffaritaliani.it dicono la loro sulla guerra dei sessi

VISTO DA LUI

di Lorenzo Lamperti

Ironia, comprensione e leggerezza. Che cosa c’entrano questi tre aggettivi con le donne? Assolutamente nulla. Serietà, incomprensione, pesantezza. Ecco, queste tre dovrebbero essere le caratteristiche da accomunare al “gentil” sesso. Ma quale gentile poi? Le donne sono sempre più forti, dure, arcigne. Hanno cominciato a comandare qua e là da qualche decennio, e ci hanno preso gusto. In casa ormai non c’è nemmeno più discussione. Le donne sono austeri caporali che vogliono che tutto vada come hanno programmato. Sapete la domanda: “Caro, che cosa preferisci da mangiare: spaghetti al pesto o pesce?”. E togliamo pure il “caro”. Se la risposta non corrisponde al suo progetto, la donna eluderà scientemente di seguire le indicazioni. E se i figli chiedono al papà lumi su chi comanda, al genitore non resta che rispondere, come diceva qualcuno: “Comando io ovviamente… la mamma prende tutte le decisioni e io ho il controllo assoluto del telecomando”.

VISTO DA LEI

di Maria Carla Rota

Più che un metodo ‘sticazzi’ ci vorrebbe un miracolo. Altro che ironia, comprensione e leggerezza nei confronti di lui. Nulla si può fare per salvarlo dalla sua irreparabile pochezza. Come volete reagire quando gli fate notare la pubblicità di un solitario (tra l’altro sintetico e low cost: 200 euro) e lui risponde candidamente: “Cara, ma che cos’è un solitario?”. Hai voglia a suggerirgli sottilmente che regalo fare. Qui bisogna cominciare dall’abc del galateo. Ci vuole un’intera enciclopedia, più che un solo libro. E poi dovremmo spingerlo a fare le pulizie di casa, insegnandogli come si fa perché mammà non l’ha fatto, promettendogli pure le polpette dopo che avrà finito di spazzare il pavimento. Che siamo, all’asilo? E non è finita: se lui soffre d’insonnia, dobbiamo noi farci carico del suo problema e cercare una soluzione. E se lui fa una castroneria, mica ti puoi arrabbiare, perché – poverino – è sensibile e permaloso. Allora devi sorridere e mandarlo a quel paese con eleganza. Insomma, oltre a ironia, comprensione e leggerezza, qui ci vuole tanta pazienza. E soprattutto nessuna pretesa.


Le opinioni riportate non rappresentano quelle dei due giornalisti. I due cronisti scrivono mettendosi ironicamente nei panni degli estremi del pensiero femminista e maschilista (ndr).
Fonte: Affaritaliani