Una denuncia esplosiva, lucida, drammatica, ragionata, consapevole, cosciente e civile di un giovane ormai condannato a morte che puntava l’indice sulla assoluta quanto incredibile assenza di misure a salvaguardia della salute di quanti studiavano o lavoravano in quel laboratorio dell’Università, a contatto con pericolosissime sostanze chimiche e tossiche.
— Aliberti editore: 21.01.2010 —

MORTI E SILENZI ALL’UNIVERSITA’
IL LABORATORIO DEI VELENI
di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti
“Descrizione dell’attività svolta durante il corso di dottorato
di ricerca in Scienze farmaceutiche dal dott. Emanuele Patanè”
(Titolo del “testamento” scritto pochi mesi prima di morire da Emanuele Patanè)
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Dentro a quel “testamento” c’era una denuncia esplosiva: la denuncia lucida, drammatica, ragionata, consapevole, cosciente e civile di un giovane ormai condannato a morte che puntava l’indice sulla assoluta quanto incredibile assenza di misure a salvaguardia della salute di quanti studiavano o lavoravano in quel laboratorio dell’Università, a contatto con pericolosissime sostanze chimiche e tossiche.
Una denuncia con un già lungo elenco di morti e di ammalati e un altrettanto lungo elenco di presunti responsabili: i professori e i vertici dell’Università a cui i ragazzi avevano affidato il loro futuro. Erano docenti, ricercatori, studenti, dipendenti, che per motivi di studio o di lavoro frequentavano il laboratorio di Farmacia dell’ Università di Catania. Respiravano veleno e lo sapevano.
L’avevano denunciato con lettere, con appelli e perfino denunce. Ma nessuno, per anni, li ha voluti mai ascoltare. Anzi, minimizzavano. Loro, intanto si ammalavano e morivano lentamente, uccisi dall’aria killer della Facoltà. Una strage silenziosa che doveva però rimanere riservata: perché non si poteva “sporcare” il buon nome dell’Università. E molti, tra i vertici dell’ ateneo, hanno fatto di tutto per nascondere quanto accadeva. C’erano relazioni tecniche che denunciavano livelli di inquinamento più alti addirittura di quelli industriali. Tutto scritto, nero su bianco.
Ma non si poteva rivelare che c’era un laboratorio di morte dove decine di studenti, docenti e dipendenti perdevano la vita, azzannate dal cancro e da malattie inguaribili ai polmoni, alla gola. Tutti ne parlavano, tutti sapevano che le vittime avevano studiato e lavorato per anni proprio lì, nel laboratorio dell’ Università. Ma, incredibilmente, il silenzio ha accompagnato una storia dannata e orribile per tanto, infinito tempo. Come se nessuno se ne fosse mai accorto.
In questo libro, per la prima volta, alcuni documenti inediti confermano le gravi responsabilità di chi sarebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto. E riportano una prova inconfutabile, una prova che non si può smontare in alcun modo: il tragico diario di Emanuele Patanè, giovane ricercatore della Facoltà di Farmacia che prima di morire di cancro ai polmoni, ha lasciato un “testamento”.
Pagine che fanno rabbrividire, che dovrebbero far vergognare e provocare rimorsi terribili a chi sapeva e taceva soltanto perché non ne risentisse l’immagine dell’ Università. Il diario, insieme a una lunga lista di morti e di ammalati, è finito ora agli atti dell’inchiesta italiana più sconcertante e agghiacciante degli ultimi anni. E se i morti non potranno più testimoniare, gli altri, gli ammalati che tentano disperatamente di combattere per sopravvivere, forse potranno fare giustizia di una strage di innocenti.
Gli autori
Alessandra Ziniti, inviato speciale di «Repubblica», ha seguito tutte le grandi inchieste di mafia e di cronaca in Sicilia. Insieme a Francesco Viviano ha vinto il premio “Cronista dell’anno 2008 e 2009”.
Francesco Viviano è inviato di «Repubblica» e ha seguito tutti i maxiprocessi di mafia, analizzando l’evoluzione di Cosa Nostra dalle stragi a oggi. Inviato in Iraq e in Afghanistan, è stato insignito di numerosi riconoscimenti ed eletto “Cronista dell’anno” nel 2004, 2007 e nel 2008. Per Aliberti ha pubblicato Michele Greco, il memoriale (2008) e Mauro de Mauro. Una verità scomoda (2009).






Buonasera, non è semplice spiegarvi che, pur non essendo una ricercatrice, anch’io sono una delle vittime dello smaltimento selvaggio dei prodotti chimici insieme al mio bambino di nove anni. Sono anni che ricorriamo a cure mediche, sono anni che presento denunce ed anche nel mio caso il ”silenzio” regna sovrano. Sotto la mia abitazione, che si trova proprio di fronte l’universita’, si trovano da alcuni anni due laboratori chimici con denominazione ”UNIFARM” Centro ricerche UNIVERSITA’ DI CATANIA dove si testano e si producono farmaci. Non avrei fatto sicuramente questa scoperta se l’anno scorso, a causa del sequestro dei laboratori della facolta’ di farmacia, non ci fose stata l’affluenza di ricercatori nel mio condominio, i quali giornalmente sbagliavano pianerottolo e bussavano in casa mia. I loro esperimenti si sono cosi’ notevolmente incrementati che gli odori arrivavano attraverso la rete fognaria, in casa mia. Poi sono iniziati i malesseri, i ricoveri. E quando ho capito cosa facevano in quei laboratori, ho fatto il primo esposto alla Procura della Repubblica, con conseguente sequestro dei laboratori..in quanto gli organi competenti avevano appurato con metodi scientifici che in effetti smaltivano attraverso i lavandini e tutto finiva nella rete fognaria condominiale. Basta cliccare su ‘Unifarm sequestro laboratori” e i vari articoli usciti in prima pagina l’11.02.09. Continuo ancora a stare male.. continuo ancora a fare denunce.. mi hanno trovato del mercurio nel sangue.. e tutto e’ avvolto dal silenzio. In ospedale si rifiutano di darmi i referti medici e devo chiamare le forze dell’ordine per farmeli rilasciare. E’ diventato tutto cosi’ sgradevole.. e mi sembra una cosa cosi’ inaccettabile ricevere anche danneggiamenti tutte le volte che presento una denuncia.. Ormai ho capito a cosa serve il ”silenzio” serve solo a calmare le acque..pero’ non sanno che il silenzio non e’ riuscito a calmare la mia profonda delusione per questo fatto increscioso che passa inosservato e che dura ormai da troppo tempo.
reale e surreale allo stesso tempo.
Sono ancora io che scrivo la non ricercatrice intossicata a casa sua… dimenticavo di dire che mi hanno trovato nel sangue anche tracce di arsenico.. oggi è l’ultimo giorno dell’anno ed io sono a casa, ho appena preso un antidolorifico, i miei malesseri sono peggiorati sempre più ed ho sempre meno forza e meno voglia di uscire, il silenzio è divenuto ancora più intenso intorno al mio caso, nessuno sembra ascoltare le mie richieste di aiuto, nessuno si interessa al mio caso….