
Quando la Rete si fa carne: Viola di Federico Mello.
Non è semplice raccontare un evento nato e sviluppatosi al ritmo caotico e incessante di Facebook, soprattutto quando coinvolga oltre trecentomila utenti e i fatti per buona parte siano sostituiti da aggiornamenti di status, commenti e “likes“. Eppure Federico Mello, in Viola. L’incredibile storia del No B. Day, la manifestazione che ha beffato Silvio Berlusconi (Aliberti, pp. 265) ci è riuscito. Ribadendo che la professione giornalistica non resta necessariamente sommersa dal flusso informativo dei social network. E che anzi, se guardati con occhi attenti, questi ultimi forniscano un prezioso complemento a chi intenda comprendere la società nella sua interezza, fuori e dentro la Rete.
E’ questo il più grande merito del libro: trasmettere costantemente al lettore la sensazione che dietro a nickname, fan page e bacheche non ci siano semplici utenti, ma persone in carne ed ossa. Con i loro vissuti, la loro quotidianità e, finalmente, i loro sogni. Viola, infatti, è prima di tutto un racconto della realtà della Rete, e dell’intricata e affascinante varietà di rapporti umani che è in grado di produrre. E che, nel caso della manifestazione del 5 dicembre, sono stati indispensabili per decretarne il successo. Per ricostruirla, Mello impiega l’arma tradizionale e più potente di cui dispone un giornalista: l’inchiesta. A questo modo le pagine, che sembrerebbero dover rincorrere le infinite conversazioni riprodotte su Facebook, finiscono per traboccare di vita, di storie di individui che, nel nome di un obiettivo (condivisibile o meno), rinunciano al sonno, si ingegnano, trovano improbabili modi di finanziare una maschera irriverente o una maglietta. Individui che, è vero, si sono conosciuti tramite la Rete, organizzati tramite la Rete, ma che poi hanno imparato che, per sfruttarne a pieno le potenzialità, bisogna schiodarsi dal monitor e confrontarsi con il mondo reale. E dunque volantinare, mettere in piedi un gazebo, salire su una corriera e affrontare la strada. Come hanno fatto Giuseppe Grisorio, Franz Mannino, Gianfranco Mascia e il resto della moltitudine di protagonisti della realizzazione del No B Day, che Mello ci restituisce a tutto tondo, nella loro unicità.
E poi c’è San Precario, l’anonimo ideatore della manifestazione. Nei confronti del quale Mello rivela una fascinazione maniacale, tipica dell’investigatore che ha intuito di avere per le mani una figura chiave per comprendere la scena del delitto senza poterla realmente inchiodare. Il giornalista del Fatto Quotidiano dedica svariate pagine al tentativo di rendere il lettore partecipe del mistero che emana questo soggetto irascibile, sbrigativo nei modi al punto di risultare per alcuni autoritario (o dittatoriale) e allo stesso tempo geniale nella comprensione dei meccanismi di quella che Manuel Castells definisce “autocomunicazione di massa”. E’ lui, secondo Mello, ad avere reso davvero possibile la “beffa” ordita dall’onda viola riversatasi in Piazza San Giovanni al premier; lui ad avere sostituito a un culto della personalità, quella di Berlusconi, un culto della “non biografia”; lui ad aver “portato la mobilitazione su un terreno nel quale i vecchi media e i vecchi partiti non avevano alcun potere” (p. 262).
Naturalmente quello di Mello è solo uno dei possibili racconti del No Berlusconi Day. Un racconto in cui la piazza del 5 dicembre rappresenta “uno Yes We Can replicabile che dimostra come si può fare” (p. 263), che la società civile è in grado di autoconvocarsi per esprimere il proprio dissenso e usare con inedita creatività gli strumenti messi a disposizione dall’era dei social media. Del resto, non potrebbe essere altrimenti: una storia senza un punto di vista non è né possibile né interessante. Certo, molto altro avrebbe potuto essere detto. Le esclusioni, le polemiche, i malumori che hanno portato all’allontanamento addirittura di alcuni membri della prima ora del movimento come Franco Lai e Tony Troja, ad esempio, su cui Mello passa con un rapido tocco d’inchiostro. Quasi nel timore che il messaggio di fondo ne potesse uscire compromesso o indebolito.
Sono molte le domande che affollano la mente del lettore, una volta girata l’ultima pagina: quanto è stata realmente orizzontale l’organizzazione dell’evento; quanto abbia contato, nell’innegabile successo, l’aggregarsi degli sforzi intorno a un semplice, se si vuole anche irresponsabile “no” a Berlusconi, e quanto sia possibile replicarlo veicolando proposte più articolate; da ultimo, quanto sia legittimo considerarsi parte dell’ “Italia pulita” pur senza sposare le istanze portate dal Popolo Viola – una eventualità che l’autore sembra non considerare. Per rispondere a questi e altri quesiti, rimando all’intervista che Mello ha gentilmente deciso di concedermi, e che pubblicherò nei prossimi giorni. Nel frattempo vi invito a leggere Viola, che porta a mio avviso per la prima volta l’analisi politica realmente all’interno del mondo di Facebook. E, di questi tempi non guasta, con un ghigno beffardo di speranza.
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