È SOLO LA VOCE CHE RESTA di Forugh Farrokhzâd


«Ascolta la mia voce lontana nella nebbia densa dei salmi mattutini e guardami nella quiete degli specchi vedi come ancora, con i resti delle mie mani sfioro la profondità oscura dei sogni e tatuo il mio cuore come una macchia sanguinea sulle candide felicità dell’essere.»

— Aliberti editore: 23.07.2009 —

È SOLO LA VOCE CHE RESTA
di Forugh Farrokhzâd
a cura di Faezeh Mardani

Canti di una donna ribelle del novecento iraniano

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Forugh Farrokhzâd nasce nel 1935 a Tehrān. Giovanissima, con una formazione di carattere artistico, inizia a comporre poesie e a sedici anni si sposa con un disegnatore e caricaturista. Pubblica la sua prima raccolta di poesie Asir (Prigioniera) nel 1955. Dopo una vita matrimoniale durata appena tre anni, è costretta a una difficile scelta tra la famiglia e la poesia. Farrokhzâd sceglie la poesia e perde per sempre il diritto di vedere il figlio. Dopo la pubblicazione del secondo e terzo volume di poesie, in seguito al suo incontro con il regista-scrittore Ebrâhim Golestân, inizia la sua attività cinematografica.

Nel 1963 pubblica la sua più importante opera poetica Tavallodi digar (Un’altra nascita).

Il 13 febbraio 1967 perde la vita, a trentadue anni, in un incidente stradale a Tehrān.

Forugh Farrokhzâd è considerata la più importante voce nel panorama poetico del Novecento persiano, e continua a essere la più seguita della poesia femminile in Iran.

La sua è un’opera incompiuta al culmine della fecondità artistica.

I suoi versi annunciano la nascita di una scrittura femminile spregiudicata, che racconta le esperienze intime di una giovane donna tesa ad affrontare i severi e spietati giudizi morali e religiosi della società in cui vive. Una società che, dietro l’apparente e forzata occidentalizzazione, è profondamente legata ai dettami religiosi emorali di una cultura rigidamente patriarcale.

La sua poetica è intrisa delle tensioni che sconvolgono e trasformano la società iraniana del XX secolo e che hanno messo in crisi le sue secolari peculiarità etico-religiose e culturali. La voce di Forugh, nata nel frastuono del crollo della certezza e nel tormento della rinascita, avvolta dalle percezioni femminili, racconta il dolore e lo stupore di questa metamorfosi.

«Questo lavoro va in stampa mentre per le strade di Tehrān le donne, cresciute con la poesia di Farrokhzâd, muoiono davanti agli occhi di tutto il mondo. È dalla seconda metà dell’Ottocento che le donne iraniane, attraverso la poesia e la parola, testimoniano la loro condizione, lottano per i loro diritti e, quando è necessario, offrono la vita per i loro ideali. La storia continua e si ripete.»
Faezeh Mardani

Faezeh Mardani, nata a Tehrān (Iran), insegna Lingua persiana e Storia contemporanea dell’Iran all’Università di Bologna. Traduttrice e interprete, ha pubblicato il Vocabolario Persiano-Italiano- Persiano (Milano, 2000) e Io parlo persiano (Milano, 2002) presso la casa editrice Vallardi. Le sue poesie sono uscite in diverse antologie. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste specialistiche riguardo alla poesia e alla cultura persiana. Vive a Reggio Emilia.

Faezeh Mardani

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