«QUESTO E' CEFIS. L'ALTRA FACCIA DELL'ONORATO PRESIDENTE». Il libro introvabile di Giorgio STEIMETZ, "fonte" di Pier Paolo PASOLINI. (Il primo amore)


cefis

«Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente» di Giorgio Steimetz.
Agenzia Milano Informazioni
1972

Tratto da Il primo amore, “altre letture”:
http://www.ilprimoamore.com/testi_1.html

INTRODUZIONE

«Questa raccolta di articoli, meglio di servizi speciali apparsi sull’agenzia di stampa «Milano Informazioni» nell’arco di pochi mesi, non è destinata al re del trapezio, ad Eugenio Cefis appunto, ma ai suoi amici, ai suoi fidejussori, ai suoi altissimi complici: politici, industriali, baroni vari dell’economia e del potere in Italia.

Quando l’inchiesta giornalistica prese inizio aprile 1971 il Cefis risultava ancora all’ENI (con un piedone il Girotti già alla vice presidenza della Montedison); oggi assistiamo ad un rovesciamento significativo: Cefis alla presidenza del gigantesco complesso chimico nazionale, Girotti presidente dell’Ente Nazionale Idrocarburi. Dal piedone al braccio, in uno scambio pirandelliano dei ruoli.

Certo il barone per eccellenza della petrolchimica questi servizi li ha già letti, divertendosi probabilmente – tanto può la leggenda che i misfatti contribuiscono a indorare – e ammettendone il rigore, come affermano taluni bene informati; ma letteralmente sorvolandoli, come si conviene alle deità consacrate dalla fama e dal favore dei potenti. Rammaricandosi magari se dobbiamo stare ad altre versioni non meno attendibili – che non si sia voluto cercare un accomodamento preliminare: offrendo alle fiamme, insomma, il tutto, in cambio d’un conveniente indennizzo per la fatica sprecata nel mettere insieme il carteggio; tacitando in anticipo con un modesto assegno di parecchi zeri.

L’uomo, misura di uno stile. Rovesciamo la celebre equivalenza. La presunzione fa aggio sulla tecnica e questa ne rimorchia in porto le ambizioni. Le accuse infatti non toccano l’epidermide di Eugenio Cefis. Per suo conto le ignora, irrobustendo invece le proprie contro gli altri, i suoi predecessori: cosa pensare della spudorata misura con cui si è presentato al magistrato romano, nel gennaio 1972, per essere interrogato e rilasciare, magari, spietate dichiarazioni, sul caso Valerio? Si assicura infatti che la Giustizia gli abbia chiesto una copiosa documentazione per mettere alle corde l’ex manager della Montecatini, e di certo Cefis non perderà l’occasione per magnificare il nuovo corso con le ombre riflesse e ingigantite del vecchio.

Incidentalmente potremmo aggiungere che un collega del magistrato di Roma possiede una altrettanto copiosa documentazione, stavolta fornita da noi senza secondi fini né richieste specifiche, sulle malefatte di Cefis. Ma nessuna inchiesta prende l’avvio contro di lui.

Che Giustizia sarebbe questa? Spadolini, per portar acqua al mulino non sempre efficiente di Montanelli, in giudizio a Milano per i noti servizi diffamatori su Venezia, arriva ad affermare che «il diritto di critica di un giornale appartiene alle caratteristiche essenziali e irrinunciabili di una società civile, organizzata democraticamente». Appunto: ma lo stesso «Corriere della Sera» sapeva della denuncia clamorosa portata dall’agenzia Milano Informazioni sul conto di Eugenio Cefis. Perché dunque, in nome di un sacrosanto e fondamentale diritto di critica non l’ha neppure ripresa? Critica sì, ma a senso unico, dove fa comodo (Montanelli e Venezia). Ma dove essa comporta una preclusione di incassi pubblicitari (ENI, Montedison, Cefis), silenzio assoluto.

In linea, ovviamente, con certa Giustizia che intenta processi ai Presidenti decaduti – il Giorgio Valerio lasciando perdere sui Presidenti in carica, anche se lestofanti.

Eugenio Cefis: un personaggio inquietante, integrazione perfetta del sistema. Sfrenato nelle sue mire, freddo nella connessione scoperta dei suoi intrighi privati con gli impegni della sua gestione pubblica. Lo abbiamo scritto a chiare lettere, riportate in questo dossier. Ma anche un leggendario mafioso: e lo scriviamo ora, per vedere se l’accusa così configurata si attaglia alla disarmante descrizione che ne andremo ritessendo su queste pagine. Ad esse non aggiungiamo nessun supplemento, non aggiorniamo alcun fatto. Lasciando il signor Cefis presidente all’ENI; in tale veste tratteggiandone diverse vicende curiose ed edificanti tutt’altro che passate in giudicato. Adombrando ancora il sospetto che la famosa «L.S.P.N» (Linea Società Pubblicità Nazionale) la quale lavora pubblicità extra come certe campagne per «cercar casa» chiaramente lasciano intendere – appartenga a Cefis: mentre successive indagini ci hanno rivelato conglobata nell’ENI aggravando le accuse da noi formulate.

È questa l’avventura veridica vissuta a capo di uno e dell’altro dei colossi dell’economia di stato italiana dal boss più illustre (e distraente) della mafia industriale e politica del nostro Paese. Un’avventura che l’interessato ha scorso e ingoiato anche se il boccone non può essergli andato di traverso. Altri invece – è la ragione di questa raccolta hanno ancora senso di responsabilità e rispetto per la Legge che rappresentano. Deontologia coerente che il silenzio della stampa rende per mortificante contrasto maggiormente isolata e competente a rendere giustizia: non al signor Cefis o a noi ma alla verità.»

Tratto da Il primo amore:
Questo è Cefis, il libro “introvabile” di Steimetz, “fonte” di Pasolini

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