INTERVISTA ALL’AUTORE DI “LA GLADIATRICE”
“Carissimi lettori, oggi ho il piacere di condividere con voi la chiacchierata fatta con Russell Whitfield, autore del libro che mi ha conquistata Gladiatrix (La gladiatrice) edito da Aliberti editore. Un romanzo di debutto sorprendente, capace di dipingere un vivido ritratto dell’antico impero Romano al tempo dell’imperatore Domiziano, della violenza e della crudeltà consumate nell’arena durante gli scontri tra gladiatori, e soprattutto di accendere i riflettori sulla figura della donna a quei tempi, sulla sua vulnerabilità a livello sociale e sulla sua capacità di reazione e di passione. Combattimenti all’ultimo sangue, personaggi a tutto tondo, una sfumatura rosa di amore saffico, uno splendido excursus storico su una realtà violenta e affascinante…
Russell è stato straordinariamente gentile e disponibile, lo vedrete anche dalla generosità con cui ha risposto alle mie domande!
Cosa mi rimane da dire? Enjoy yourself
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L’INTERVISTA
Salve Russell. Sono molto felice di accoglierti sul mio blog. Ti andrebbe di presentarti ai lettori italiani che hanno letto i tuoi romanzi o stanno per farlo?
«Ciao, grazie per avermi invitato a rilasciare questa intervista. Be’ – cosa posso dire! Nel momento in cui scrivo, mi mancano pochi giorni a compiere 40 anni, attualmente questo occupa i miei pensieri. Vivo in un luogo chiamato Ham, nella contea inglese del Surrey – proprio sul Tamigi. Nel tempo libero pratico arti marziali – attualmente Silat, ma voglio anche riprendere a fare boxing/kickboxing. Adoro guardare i film in DVD – niente di troppo drammatico o simili, mi piacciono molto i film d’azione/avventura, fantascienza e horror. Roba tipo i film della serie Resident Evil, penso che siano grandiosi, Aliens, Terminator…quel genere di cose. Di recente ho visto Centurion ed è stato favoloso.»
2. Quando hai capito per la prima volta di voler diventare uno scrittore?
«Come tanti, ho iniziato a scrivere racconti da giovane, ma non ne ho mai fatto niente. Arrivato intorno ai 30 anni, ho semplicemente pensato di seguire l’adagio “ognuno ha un libro dentro di sé” ed ero determinato a scriverlo. Per essere onesti, ci sono state parecchie false partenze e mi ci è voluto un bel po’ per scrivere “Gladiatrix“, ma ho continuato a dirmi che dovevo finirlo e alla fine ce l’ho fatta. Mi piacerebbe scrivere a tempo pieno, ma, per il momento, non è proprio possibile – perciò lavoro ancora stabilmente.»
3. Che cosa fai mentre scrivi? Segui un particolare processo creativo?
«Be’, possiedo una quantità smodata di colonne sonore cinematografiche. Le ascolto mentre scrivo per ispirarmi. Si tratta del genere di cose che ti aspetti – “Il Gladiatore“, “Centurion“, “King Arthur“, quel genere di cose. Grande musica orchestrale. In realtà non seguo un processo creativo. Molti scrittori amano pianificare il lavoro nel dettaglio – e anch’io ci ho provato, ma per me proprio non funziona. L’ho fatto per “Roma Victrix“, il sequel di “Gladiatrix“, ma la scaletta dei capitoli è rimasta lettera morta – non mi veniva in mente niente. Così sono tornato al mio vecchio sistema. Davvero, so solo l’inizio, la fine e alcuni momenti chiave, dopodiché scrivo con quel piano di massima in testa. Diciamo che è più come scrivere delle indicazioni sul retro di un pacchetto di sigarette piuttosto che una mappa dettagliata!»
4. Quando non scrivi, che genere di libri ti piace leggere?
«Altra narrativa su Roma antica. Mi piace la roba di Tony Riches, Ben Kane, Simon Scarrow e quel genere di cose. Inoltre penso che “The Light Bearer” di Donna Gillespie sia una grande opera di narrativa – anch’essa tratta di una gladiatrice ma è molto meglio della mia. Sono anche un fan sfegatato dell’ultimo, grande David Gemmell – penso fosse fantastico e se ne sente penosamente la mancanza. Esclusa la narrativa, leggo saggi di storia antica.»
5. Da cosa è nata l’ispirarazione per scrivere Gladiatrix?
«Devo dire che leggere David Gemmell e Donna Gillespie mi ha fatto venire voglia di scrivere. Il problema era “che cosa scrivere”. Sai com’è, avevo un piano – non volevo scrivere un libro tanto per scriverlo – volevo scrivere un libro che avesse qualche possibilità di essere pubblicato. Una sera m’è capitato di vedere un documento alla tele – s’intitolava “Gladiator Girl” (“La gladiatrice“) – e ho pensato che rispondesse a tutti i requisiti che deve avere un buon soggetto per un libro. A parte il lavoro di Donna, non ne ho visti altri sulle gladiatrici (da allora ne ho trovati altri), ma sapevo di non voler copiare “The Light Bearer“. Volevo un’angolazione diversa.
Comunque è interessante. “Gladiator Girl” era interpretato da una stupefacente attrice ed esperta di arti marziali che si chiama Cecily Fay ed ora, anni dopo, mi alleno in arti marziali con lei. Ancora meglio, sta per uscire quest’anno un suo film intitolato “Warrioress” (“Guerriera“) e spero di poter dare una mano a scriverne il sequel. Guardate http://www.cecilyfay.com/ e http://www.warrioress.co.uk/. È strano – il personaggio di “Lysandra” si basa su Cecily – gli stessi capelli, lo stesso aspetto, gli stessi occhi e tutto il resto. L’unica differenza è che ho immaginato Lysandra veramente molto alta (Cecily non lo è, ma non lasciatevi ingannare, è proprio tosta!). La cosa strana, adesso, è allenarmi con “Lysandra”!»
6. Com’è stato il tuo percorso verso la pubblicazione? Facile o difficile?
«Difficile. Ho proposto “Gladiatrix” parecchie volte, ma veniva sempre rifiutato. Avevo proprio la sensazione che ci fosse qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel libro e avevo programmato di iniziare qualcosa di diverso. Appena presa questa decisione, ho ricevuto la telefonata di Myrmidon – cosa che, ad essere onesti, era piuttosto strana. Sono molto fortunato ad aver pubblicato, c’è un sacco di gente là fuori al lavoro su cose veramente buone, x cui se mi sta leggendo qualche scrittore non ancora pubblicato…non rinunciate. Se avete un prodotto finito, continuate a mandarlo in giro, MA – non rinunciate ad altri progetti, solo tenete duro.»
7. Quali sono le maggiori sfide, e quali gli aspetti più appaganti dello scrivere?
«La sfida maggiore è in realtà il lavoro da fare. Una volta ho letto che “la maggior parte degli scrittori odia scrivere, ma adora aver scritto” – questo è certamente vero per ciò che mi riguarda. Scivere è difficile – ecco perchè i thread sulle dilazioni nei forum degli scrittori sono così frequenti. Onestamente, vorrei avere più tempo – principalmente perchè se ne spreca molto per pensare/controllare/scrivere email/guardare su Facebook e quel genere di cose.
La verità è che bisogna tener duro, altrimenti non si finisce il libro e si diventa una di quelle persone che “stanno scrivendo un romanzo“. Ovviamente l’attimo più appagante è vedere il proprio libro in stampa. Quello è sempre un momento magico.»
8. Ciò che ho amato maggiormente nel tuo libro è stato poter guardare attraverso gli occhi di etnie differenti la realtà storica e gli altri popoli… in certi passaggi è stato anche esilarante! Ti sei trovato più a tuo agio a guardare attraverso gli occhi dei “barbari” o attraverso quelli dei “civilizzati” del Mediterraneo, con tutte le loro manie di controllo su se stessi e sugli altri?
«Sicuramente dei delusi popoli civilizzati – perchè anch’io ne faccio parte! Non ho davvero un retroterra così rozzo come i barbari della storia di “Gladiatrix“. Detto ciò, non volevo che Sorina e la sua fazione fossero rappresentate come i “cattivi” – avevano semplicemente una visione diversa dai Greci e dai Romani. Penso che la loro cultura annoverasse anche lati ammirevoli. Ma, nel mio cuore, io sono filo-ellenico, perciò avevo la tendenza a schierarmi con Lysandra su quell’argomento. Comunque, mi fa piacere che tu l’abbia trovato divertente, è la cosa più importante.»
9. Hai scelto una protagonista con la quale inizialmente non è affatto facile entrare in empatia, anche se sono proprio la sua testardaggine, la sua arroganza e il suo retaggio spartano a permetterle di sopravvivere a tutte le tragedie e le prove che incontra nel suo cammino. Hai cercato di inventare il “ritratto” di una spartana tipo oppure ti sei ispirato a qualcuno in particolare?
«Lysandra non si basa su nessuno in particolare. Come ho detto, fisicamente si basa su Cecily Fay di “Gladiator Girl“, ma del personaggio sapevo solo che doveva essere in un certo modo. Ho immaginato che se aveva condotta la vita monastica legata ai “valori” dell’antica Sparta, avrebbe dovuto essere piuttosto ingenua, limitata, arrogante e tutto il resto. La Sparta classica approvava tutto ciò, ma abbiamo la tendenza a sorvolare sul fatto che si trattava di uno stato totalitario che schiavizzava l’intera popolazione di Messenia. In ogni caso ho pensato, se l’ordine religioso di Lysandra si basava su tutto ciò, lei non sarà una persona particolarmente piacevole. Era però un rischio renderla così spregevole – lo sapevo fin dall’inizio, ma pensavo che nessuno con i suoi trascorsi avrebbe cambiato sensibilmente il proprio personaggio, e avrebbe “imparato” e sarebbe “cresciuta” lungo il libro. Guarda, si ammorbidisce un po’, ma, in ultima analisi, anche lei è il prodotto finale della sua educazione, come lo siamo tutti.»
10. Ho notato che nel microcosmo del ludus non compaiono mai riferimenti al Cristianesimo che, se pur agli inizi della propria diffusione, era già sufficientemente temuto visto che diverse fonti storiche (ma soprattutto apostoliche) riportano la crudeltà delle persecuzioni ai Cristiani da parte di Domiziano. È stata una scelta, una “dimenticanza” oppure una necessità dettata dalla realtà storica?
«Semplicemente non ho immaginato alcun personaggio cristiano: di sicuro non avevo intenzione di commentare il trattamento che Roma riservava ai cristiani. Molti libri di narrativa sulla storia antica lo fanno, ma veramente – al tempo in cui è ambientato “Gladiatrix“, cioè grossomodo 50 anni dopo la crocefissione, il Cristianesimo era, nella migliore delle ipotesi, un culto minoritario. Ciononostante, Lysandra incontra un cristiano nel secondo libro.»
11. Dalla lettura de libro traspare tutta la tua passione per la Storia che fa da sfondo alla vicenda di Lysandra. Quanto ti sei preparato? E quali fonti sono state più utili e appaganti?
«Sono sempre stato interessato alla storia antica – fin da quando vidi da bambino “The Three Hundred Spartans” in televisione…dovevo avere 4 o 5 anni o giù di lì. Comunque, si accese in me un interesse nel soggetto che non è mai venuto meno. Per prepararmi ho letto un sacco di libri sui gladiatori – i principali sono stati “Gladiatrix” di Amy Zoll e “The Gladiator: The Secret History of Rome’s Warrior Slaves” (“Gladiatori: Storia segreta dei guerrieri-schiavi di Roma”) di Alan Baker. Erano molto concisi, specialmente il secondo, rendendo facile, all’occorrenza, la consultazione veloce. Anche Internet: è lì per quello. Benché, una volta in una recensione, sia stato criticato per aver “ammesso” l’uso di Wikipedia.»
12. Ci puoi parlare un po’ del seguito di Gladiatrix? Perché davvero io non vedo l’ora di poterlo leggere…
«Certo. E grazie, è grandioso sapere che lo aspetti con ansia. Si svolge circa 6 anni dopo “Gladiatrix” ed è cambiato tutto. Lysandra non combatte più e ha trasformato il vecchio ludus di Balbus in un pantheon per gli dei. Ci sono molte sacerdotesse che operano per lei in onore delle diverse divinità e sta guadagnando una fortuna dalle varie attività sorte nel circondario. Sai, le sacerdotesse di Efesto producono ferro battuto, le sacerdotesse di Ares e Atena scendono ancora nell’arena, le sacerdotesse di Afrodite sono… molto ricercate per altri motivi. Anche Lysandra ha cominciato a investire nel commercio, da dove proviene la maggior parte del suo denaro. Ma è anche cambiata – però non posso scendere proprio nei dettagli. Comunque, viene convocata da Roma per combattere, in uno spettacolo, contro la campionessa romana Aemilia Illeana – che combatte con lo pseudonimo di Aesalon Nocturna (è un omaggio a David Gemmell – significa “Falcone Notturno” che era anche il titolo di uno dei suoi libri sui gladiatori), così deve andare a Roma e combattere ancora una volta. Da qui – il titolo “Roma Victrix“. Per essere onesti, è davvero la storia di Illeana come lo è di Lysandra. Posso dire che è molto diversa da “Gladiatrix“. Non potevo proporre una storia con Lysandra come campionessa attuale e l’arrivo al ludus di una giovane barbara che la sfida, sarebbe stato in pratica un rimaneggiamento del primo libro. Non sono sicuro che sia stata una buona idea, ma immagino che lo scoprirai abbastanza presto!»
13. Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
«Sì…sto lavorando per finire il terzo libro di Gladiatrix! Inoltre, una rete televisiva mi ha chiesto di scrivere la puntata pilota di uno spettacolo ambientato dopo la rivolta di Boudicca in Britannia – e spero di prendere parte alla lavorazione del sequel del film “Warrioress” di Cecily Fay. Dopodiché mi piacerebbe iniziare un nuovo ciclo di libri, probabilmente fantasy eroici sulla scia di David Gemmell.»
14. C’è qualche nuovo autore che ha suscitato il tuo interesse?
«Tony Riches e Ben Kane (sono ancora “nuovi”?) sono autori fantastici (oltre ad essere dei tipi simpatici). Di recente ho visto dei libri di un certo Jim Butcher – la serie Alera, dovrebbe essere una serie di libri fantasy su Roma antica. Ho intenzione di prenderli, ho letto i capitoli di prova e sono eccellenti.»
15. Grazie molte. È stato per me un vero piacere. Vuoi aggiungere qualcosa prima dei saluti?
«Grazie infinite per avermi invitato, è stato un onore. Sono eccitato all’idea che “Gladiatrix” ti sia piaciuto e spero che “Roma Victrix” sia all’altezza delle tue aspettative. Grazie per avermi dato l’opportunità di essere sul tuo blog – ho molto apprezzato!»
L’AUTORE Russell Whitfield (Shepherds Bush, Londra 1971), da sempre appassionato di storia antica, romana e greca in particolare, ha coltivato a lungo il suo amore per la musica heavy-metal suonando in una band che però non ha mai sfondato. Romanziere quasi per caso, con La gladiatrice ha ottenuto un gran successo e attualmente sta lavorando al sequel Roma Victrix!
Tratto da http://greenyellowale.blogspot.com/2011/01/writers-coffee-chat-intervista-russell.html






Sto leggendo proprio ora Gladiatrix nella versione italiana (quindi non fatemi rivelazioni sul finale) e devo dire che il romanzo fino ad adesso mi piace abbastanza. Ma ho una piccola riserva: la morte di Eirriawen (spero di aver scritto bene il nome) essendo anch’io uno scrittore, anche se dilettante purtroppo, trovo la sua fine un vero spreco, e devo dire mi ha fatto anche arrabbiare un po’. Non so come l’autore voglia proseguire la storia e quanto questa morte influirà sugli eventi, ma secondo me qui si è persa un’ottima occasione di raccontare una bella storia d’amore tra due donne guerriere, una cosa molto rara nella narrativa di qualunque genere (specialmente in Italia). Posso dirvi come l’avrei scritta io, senza sapere lo ripeto come Whitfield voglia proseguire la sua saga. Eirriawen avrebbe perso ugualmente il suo scontro con Sorina, ma quest’ultima sarebbe stata troppo malconcia per finirla e sarebbe crollata per le ferite prima di riuscire ad ucciderla. Le urla del pubblico e di Lysandra avrebbero convinto il lanista a chiedere la grazia per entrambe le donne e sicuramente Lysandra avrebbe fatto di tutto per salvare la donna che amava chiedendo di starle accanto. Questo avrebbe potuto fornire maggiori spunti narrativi e avrebbe permesso di non sacrificare un personaggio importante con troppa leggerezza secondo me.
ATTENZIONE: SPOILER (SE NON VOLETE SAPERE IL FINALE NON LEGGETE!)
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Ho finito ieri sera il romanzo e devo dire che ho trovato il finale decisamente deludente, ma quel che e’ peggio, assolutamente anticlimax (cosa gravissima per chi non lo sapesse). Dopo aver retto per oltre trecento pagine la storia quasi unicamente sulla rivalita’ tra Lysandra e Sorina, grazie alla trovata “geniale” di far morire Eiriawen a meta’ del romanzo del tutto inutilmente, privandosi cosi’ della possibilita’ di raccontarci anche una bella storia d’amore che avrebbe insaporito la trama, Whitfield non trova di meglio che far interrompere il loro scontro, il cosiddetto “showdown”, il duello risolutivo con un pareggio, per l’intervento abbastanza inverosimile del delegato di Roma Traiano che entra addirittura nell’arena (cosa ancora piu’ incredibile!) proclamando la liberazione delle due gladiatrici/schiave solo perche’ entusiasta dello scontro. Va bene che Whitfield nella nota conclusiva al romanzo dice di essersi ispirato alla scultura ritrovata delle due gladiatrici che sarebbero state liberate, ma insomma…!
Senza contare che questo rende nullo il lavoro di tanto tempo che Frontino e Balbo stavano preparando per la grande battaglia tra migliaia di gladiatrici che ci sarebbe dovuta essere da li’ a poco! E io trovo francamente inconcepibili che i due rinuncino alla gloria e ai quattrini che un simile spettacolo avrebbe portato tanto facilmente. Totalmente assurdo! No, mi dispiace, ma gia’ con la morte di Eiriawen avevo subdorato qualcosa che non funzionava; infatti secondo me il compito degli scrittori e’ quello di creare i personaggi e poi raccontarne le storie, rispettandone i caratteri, non forzarli verso “soluzioni”, studiate (male) a tavolino, ma questo finale lo trovo scandaloso. Mi ha lasciato del tutto insoddisfatto, in attesa (ma non so se lo comprero’) di un seguito che sembra l’autore stia gia’ scrivendo. Io un romanzo pretendo che sia completo in ogni sua parte. Magari si puo’ lasciare in sospeso qualche questione secondaria per un eventuale seguito, ma la trama principale, quella che in gergo si definisce “verticale” e che nel caso in oggetto era lo scontro Lysandra/Sorina andava risolta. Altrimenti cosi’ la morte della povera Eiriawen risulta ancora piu’ inutile.