Monthly Archive for marzo, 2011

”Ciliegie sotto spirito”, da Aliberti manoscritto inedito di una poetessa reggiana

Venerdì 1 aprile, alle 11, la casa editrice Aliberti ha organizzato presso la sua sede di via Meuccio Ruini 74 la conferenza stampa di presentazione del libro “Ciliegie sotto spirito” della poetessa reggiana Ilma Derini. Un misterioso manoscritto è arrivato per vie traverse nelle mani dell’editore: in quelle pagine la sorprendente scoperta di un diario intimo di una poco conosciuta poetessa reggiana. I quaderni, scritti in una minuta calligrafia, rivelano uno spirito libero e curioso ma anche di un contesto locale e familiare.

Ilma Derini, nata a Santa Vittoria di Gualtieri in una famiglia di cooperatori, studiò con molti sacrifici presso il ginnasio Romagnosi di Parma, quindi si iscrisse al primo anno del liceo femminile. Fu presa, ancor giovinetta, dall’amore per il maturo Achille Campanile, affascinante scrittore degli anni Venti e Trenta (caratteristico il suo monocolo attraverso cui osservava il mondo).

Con lui, umorista borghese, raccontò di aver avuto una turbinosa storia d’amore culminata nella fuga dalla famiglia, di rigidi principi comunisti. Abbandonata durante un viaggio in Versilia, per una furibonda lite sull’etimologia del lemma “sesso”, questa sua esperienza fu svelata e sublimata nella raccolta Versi di Versilia. Nella sua lunga esistenza non ha pubblicato altre opere. Questa raccolta di aforismi, frutto di oltre cinquanta anni di solitaria ricerca, rivela uno spirito libero e curioso e risente delle letture, anticonformiste per i tempi e per la sua condizione di nubilato, di Marziale e di Oscar Wilde. Vive in decorosa povertà a Reggio Emilia, negandosi a qualsiasi contatto col mondo esterno.

Reggio24ore

{BOSSI: UMBERTO MAGNO} “Censura leghista sul libro inchiesta su Bossi a Preganziol”

“PREGANZIOL (TREVISO) – Preganziol ritorna alla ribalta…della censura.
A gennaio il comune guidato dal leghista Sergio Marton che al tempo stesso è anche assessore all’urbanistica di Treviso, finì su tutte le prime pagine perchè la Biblioteca comunale aveva messo all’indice lo scrittore Roberto Saviano. Ora a finire “dietro alla lavagna”, ufficialmente per problemi burocratici, è la presentazione del libro inchiesta sulla Lega “Umberto Magno” (Aliberti 2010) scritto dall’ex redattore della Padania Leonardo Facco in programma venerdì alle 21 in una serata organizzata dai Grilli Treviso-Movimento 5 stelle in cui interverrà anche Matteo Incerti giornalista freelance di Radio Bruno e de Il Fatto Quotidiano che presenterà inchieste sui rapporti tra Lega Nord ed estrema destra e dittatori come Milosevic, Gheddafi ultimo dei quali è Quegli strani intrecci tra la Lega e i gruppi dell’estrema destra europea e illustrerà materiale inedito.
In un primo tempo l’autorizzazione all’uso dell’aula magna della scuola elementare “Granziol” era stata autorizzata regolarmente a Maurizio Aronica, militante dei Grilli Treviso. Permessi per il 1 e 13 aprile datati rispettivamente 1 e 13 marzo per due diverse iniziative (…)”

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INGRAO, anti-Hessel a sinistra: “NO, INDIGNARSI NON BASTA” (La Stampa)

96 anni, e un nuovo libro contro il pamphlet del vecchio leader della Resistenza franco-tedesca. La sveglia ai compagni, senza mai nominare escort e bunga bunga: “Col moralismo non si va da nessuna parte, serve riprendere a fare politica..

La Stampa, 30.03.2011
di Jacopo Iacoboni

Dalla Francia un grande vecchio della Resistenza ci ha appena intimato, con pamphlet smilzo e perentorio nei toni, «indignatevi!». Dall’Italia un grande vecchio della Resistenza ci suggerisce adesso, con libro-intervista smilzo e quasi sommesso nei modi, «Indignarsi non basta». La differenza di stile tra Stéphane Hessel e Pietro Ingrao non potrebbe risultare più lampante. E, per diverse ragioni, impressionante.

La riflessione sui limiti dell’indignazione in servizio permanente effettivo era finora stata condotta in Italia da destra, un genere letterario col pilota automatico, ormai. Prevedibile, scontata, roba da sonno alla terza riga. Che venga infine sviluppata dall’ultimo grande vecchio della sinistra italiana è diverso. «Indignarsi non basta», spiega Pietro Ingrao, che compie 96 anni, consegna oggi un libro che ha esattamente quel titolo, e entra nel vivo della polemica politico-culturale centrando in pieno uno dei nervi (non il solo, peraltro) sui quali s’è arenata la sinistra.

Se ci fissiamo sull’indignazione, osserva Ingrao, non è che autorizziamo derive moralistiche e giacobine (come bofonchiano i professionisti dell’immoralismo); semplicemente, contribuiamo all’abdicazione della politica. E questo per la sinistra della sua generazione – la sinistra che s’avviò alla politica con la rivolta anti-franchista – sarebbe stato impensabile. Quella generazione ebbe numerosi limiti, coltivò insopportabili silenzi, toppò di brutto quando doveva prendere posizione (proprio Ingrao altrove ha ricordato non gli errori, ma l’Errore della vita: il fondo col quale, da direttore dell’ Unità , non condannò i carri armati sovietici a Budapest). Eppure per noi, riflette Ingrao, indignarsi era tutt’uno con l’impegnarsi. Facevano politica, loro.

Se il rombante invito all’indignazione proveniva da un seducente ex resistente di origini berlinesi, naturalizzato francese, diplomatico, politico, scrittore, uno così figo da ispirare François Truffaut per Jules e Jim (Hessel, appunto), il sommesso invito a non fermarsi all’indignazione arriva da un militante che s’è sempre considerato «uno del popolo», un intellettuale anche lui, certo, ma di Lenola, campagnola provincia laziale, nato con le lotte dei braccianti e cresciuto per strada.

Se Hessel teorizza la non violenza integrale da enoteca parigina, Ingrao dice: «Non sono mai stato per il pacifismo integrale. Sono stato e resto persuaso che l’azione armata del nemico costringe a rispondere con le armi». Non Gandhi, l’articolo 11 della Costituzione.

È così che il vecchio spacca in due l’attualità – pensate alla Libia, o ai dibattiti sul Cavaliere – meglio di moltissimi altri, nonostante i tanti «egemonia», «reificazione» e «alienazione» di cui abbonda il suo eloquio.

Non per caso oggi il libro è spunto di una discussione attuale con Nichi Vendola (vi parteciperanno i due intervistatori, Maria Luisa Boccia e Alberto Olivetti), e viene pubblicato da Aliberti, particolare non trascurabile, trattandosi di uno degli editori del Fatto . Lo storico capo della sinistra interna del Pci si toglie lo sfizio di predicare in partibus infidelium.

«Il giorno in cui Francisco Franco varca lo stretto di Gibilterra, beh, quel giorno mi sono indignato», ammette ora. «Mi sono interrogato su quello che io stavo facendo e su quello che accadeva nel mondo. Che dovevo fare io?». Indignarsi parve troppo poco, bisognava «costruire una relazione condivisa, attiva. Poi la puoi chiamare “movimento” o “partito” o in altro modo».

Per Hessel «il motore della Resistenza era l’indignazione», sentimento primario da trasmettere ai giovani. Ingrao sussurra invece a un giovane: «Pratica il dubbio ogni volta che l’agire collettivo contrasta col tuo sforzo di essere libero». Detto da un comunista di quell’epoca, fa impressione. E ancora, alla sinistra: «Vedo prevalere una critica morale alla degenerazione dei partiti, alla corruzione e all’affarismo del ceto politico. Ne condivido le ragioni e l’asprezza. Ma l’indignazione non dà conto delle modificazioni sostanziali. La mera denuncia, in qualche modo, le occulta».

Le parole di Ingrao non nominano escort, notti di Arcore e re del bunga bunga. Bisogna pur andare avanti e immaginare qualcos’altro, il paradosso è che ce lo ricorda uno di 96 anni.

Jacopo Iacoboni
Fonte web: La Stampa.it

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{PRESENTAZIONE} “INDIGNARSI NON BASTA” – ROMA, mercoledì 30 marzo 2011, ore 18.00

Mercoledì 30 marzo · 18.00 – 21.00 | Palazzo Valentini (Sala di Liegro), IV Novembre 119/A
Nel giorno del 96° compleanno di Pietro Ingrao, sarà presentato a ROMA il libro “INDIGNARSI NON BASTA” (Aliberti editore). Intervengono: PIETRO INGRAO (in collegamento video), FURIO COLOMBO, NICHI VENDOLA, ILDA DOMINIJANNI, MARIA LUISA BOCCIA, ALBERTO OLIVETTI, LUCA TELESE, CECILIA D’ELIA.

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{LE CASE DELLA LIBERTÀ} “LA MORATTI A MOLLO NELLA BAT-PISCINA” di Gianni Barbacetto (Il Fatto Quotidiano)

“Sono stata a casa di mio figlio un paio di volte”

Il Fatto Quotidiano, 29.03.2011
di Gianni Barbacetto

“Sono stata a casa di mio figlio un paio di volte”, ha ammesso Letizia Moratti. Si è poi subito corretta: “Nell’immobile di mio figlio”. Parlava della palazzina di via Ajraghi 30, uno spazio a uso laboratori artigiani trasformato da Gabriele Moratti in dimora avveniristica, con zone soggiorno, cucina, area party, camere padronali e per gli ospiti, servizi, giardino, piscina, palestra, poligono di tiro, ring, parcheggio auto e ponte levatoio. “La caverna di Batman”, secondo Matteo Pavanello, il titolare dell’azienda che ha realizzato i lavori e ha poi portato in tribunale la vicenda perché non è stato pagato.

Un paio di volte? E senza accorgersi dell’abuso edilizio commesso dal figlio? Difficile crederlo. Perché il sindaco di Milano è andato più volte, a fine 2009, nella casa del figlio Gabriele a fare il bagno in piscina. Sì, pare che l’acqua salina della Bat-caverna facesse molto bene a un suo polso dolorante. Allora la palazzina era ancora un cantiere, ma quando arrivava l’auto blu del sindaco, i 15 operai uscivano e, per un paio d’ore, lasciavano tranquilla Lady Letizia. A bagno nella Bat-piscina.

Gianni Barbacetto

Il libro

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/29/%E2%80%9Csono-stata-a-casa-di-mio-figlio-un-paio-di/100706/