GENCHI: “DA “WHY NOT” ALLA P4, E’ TUTTO NELLE SCHEDE” (Il Fatto Quotidiano)


Da “Why not” alla P4, è tutto nelle schede
NOMI E CONTATTI CHE RITORNANO.
COME L’USO DI CELLULARI CRIPTATI
O INTESTATI A PRESTANOME

Fonte: ANTONIO MASSARI – Il Fatto Quotidiano | 06 Marzo 2011

La P4 utilizzava un ampio numero di schede telefoniche intestate (falsamente) ad altri soggetti. C’è un ulteriore sospetto che porta gli inquirenti sulla pista di Luigi Bisignani, considerato l’uomo chiave, all’interno della P4: alcune di queste schede potrebbe averle utilizzate anche lui. È solo un ulteriore dettaglio, nell’inchiesta condotta dai pm napoletani Henry John Woodcok e Francesco Curcio, ma analizzando le ultime indagini su lobby e spionaggio giudiziario, si scopre che non si tratta dell’unico caso. E soprattutto: non è la prima volta che Bisignani è in contatto con uomini intenti a “coprire” le comunicazioni telefoniche. Le inchieste che stiamo citando non hanno alcuna connessione giudiziaria, ma è interessante raffrontare le indagini condotte da Luigi De Magistris (“Why Not”, nella quale Bisignani fu indagato, perquisito e poi archiviato) e da Pierpaolo Bruni. Vediamo perché.

SCRIVONO I PM Woodcock e Curcio nel decreto di perquisizione, disposto due giorni fa – nell’ambito della P4 – nei confronti di due imprenditori napoletani: “Il sistema criminale utilizza e muta continuamente schede telefoniche falsamente intestate a soggetti, anche extracomunitari”. Poi aggiungono che, tra le finalità della P4, c’è l’acquisizione di notizie riservate di stampo giudiziario per “avanzare pretese” nei confronti di imprenditori – la lista in mano agli inquirenti è lunga: stanno valutando se si tratti di vittime o complici – in cambio di una “presunta protezione giudiziaria”. Tra i membri della P4, sempre secondo l’accusa, c’è un parlamentare del Pdl: il giudice Alfonso Papa. Tra gli indagati c’è un maresciallo dei carabinieri, Enrico La Monica, che ambiva a entrare nei servizi segreti. Bene. Passiamo a “Why Not”: il consulente informatico di Luigi De Magistris, Gioacchino Genchi, analizzando i tabulati delle utenze telefoniche della Delta spa, scopre che sono in contatto con Luigi Bisignani. È la stessa Delta spa che si trasforma, poi, in Italgo: la società di Anselmo Galbusera, il cui ufficio, a Roma, è stato perquisito, nei giorni scorsi, proprio da Woodcock e Curcio. Il motivo: Italgo s’è aggiudicata numerosi appalti con la Presidenza del Consiglio e i pm vogliono capire se è tutto in regola. Ma non si tratta dell’unico punto di contatto.

SECONDO ALCUNE indiscrezioni, proprio in quella perquisizione, gli investigatori trovano una copia della perizia Genchi sulla Delta-Italgo: quella che dimostra il contatto tra Bisignani e un alto funzionario della Wind. Parliamo di Salvatore Cirafici, all’epoca direttore della sicurezza Wind, l’uomo al quale, ogni procura d’Italia, inviava le richieste per intercettare i telefoni o acquisire i tabulati. Un uomo in grado di conoscere parecchi segreti d’indagine. “Abbiamo avuto difficoltà enormi ad arrivare all’identificazio – ne di Cirafici – dichiarò in un verbale De Magistris – perché la Wind rispose: ‘Questa è un’utenza che non esiste’”. Il telefonino di Cirafici sembrava quindi introvabile. E non fu l’unica volta. Capitò anche a un altro pm calabrese: Pierpaolo Bruni. La Wind gli risponde che l’utenza è “disattiva ” ma Bruni non molla, scopre che l’utenza è attivissima, ed è usata proprio da Cirafici. Non solo. “Cirafici mi stimolava ad usare questa utenza per ‘parlare sicuro’: senza il timore di essere intercettato”, dice il maggiore dei Carabinieri Enrico Grazioli, interrogato da Bruni. “La tranquillità – spiega Grazioli – derivava dal fatto che un’eventuale richiesta d’intercettazione sarebbe stata gestita in anticipo da Cirafici”. Poi Grazioli aggiunge: “Mi chiedeva di attivarmi per conoscere il contenuto dell’investigazione di cui eravamo oggetto”. Come nella P4, anche qui, si cercano informazioni su indagini in corso.

Grazioli conclude che queste schede potrebbero essere state “consegnate anche a soggetti istituzionali di primo piano”. Non si è mai scoperto a chi si riferisse. Ciò che è certo, però, è che le lobby impegnate a “criptare” le conversazioni e a carpire segreti giudiziari, sembrano sempre più attive. E Bisignani, indagato nella P4, sebbene archiviato in Why Not, e mai sfiorato dall’inchiesta di Bruni, era in contatto sia con Papa sia con Cirafici.

Tratto da Il Fatto Quotidiano
06.03.2011

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