Monthly Archive for giugno, 2011

LE CAZZATE CHE DICE MIO MARITO – Il dibattito su Radio 24

Lunedì 27 giugno su Melog di Radio 24, programma condotto da Gianluca Nicoletti, è andata in onda una puntata ispirata al libro LE CAZZATE CHE DICE MIO MARITO di Marica Facci (Aliberti Editore).  Un libro-diario di una moglie che decide di dare libero sfogo contro l’inettitudine e l’incapacità del marito nel condividere spazio e vita casalinga.

La presenza dell’autrice in studio ha dato vita a un lungo dibattito con gli ascoltatori che sono intervenuti telefonicamente per esprimere le proprie opinioni. Molti gli uomini che hanno fatto sentire la propria voce in diretta per “difendersi” ma anche per fare una riflessione più ampia sul rapporto matrimoniale e la vita di coppia.

Vi proponiamo di ascoltare la puntata di Melog e vi invitiamo a lasciarci un vostro commento sulla spinosa questione!

IL MALE, AGAIN!

FACCIAMOCI DEL “MALE” (AGAIN!) – VAURO ALLA TESTA DI UN GRUPPO DI GIOVANI RIESUMA E RILANCIA LA MITOLOGICA RIVISTA SATIRICA (IN EDICOLA AD OTTOBRE) – “NEL ’77 AVEVAMO L’INCONSCIENZA DEI VENT’ANNI. OGGI ABBIAMO QUELLA DELLA SENILITA’ E LE SFERE SI SOMIGLIANO” – COMPLICI DEL PROGETTO EDITORIALE CINZIA MONTEVERDI E FRANCESCO ALIBERTI, AZIONISTI DEL “FATTO QUOTIDIANO” (ANCHE SE IL “MALE” VIAGGERA’ IN AUTONOMIA)…

da dagospia.com

di Malcom Pagani per L’Espresso

VAURO SENESI
Il direttore in carcere, gli avvocati affogati nelle querele, i lettori orfani di una fiamma troppo breve da dimenticare. “Siamo sufficientemente rincoglioniti per fare delle cazzate”, flauta oggi Vauro Senesi, 56 anni in movimento tra la striscia di Gaza, il vino rosso e il foglio bianco. Per riempirlo col suo tocco eversivo, ha ripercorso una storia iniziata nell’autunno del ’77 e tramontata nel 1982.

L’ultimo numero del “Male” uscì a marzo. Adesso, dopo 12 mesi di tentativi e 29 anni d’attesa, la casa occupata da Pino Zac, Scòzzari, Liberatore e Sparagna riapre le porte. Qualcuno è morto, altri hanno scelto l’esilio. Vauro e Vincino, consapevoli superstiti di una follia, ci riprovano con un ciuffo di giovani.

Otto pagine, due euro e mezzo di costo e uscita prevista per la prima settimana d’ottobre: “Se Dio vuole”, sussurra il laicissimo Vauro. L’eredità filosofica è quella di Andrea Pazienza. La libertà di fregarsene (di tutto e di tutti) la bandiera distintiva di un gruppo nomade per ascendenza. Se annusi tracce di reducismo Vauro ti sorprende: “Effettivamente è una vera ribollita, una riesumazione”, annegando nell’ironia il sospetto dello stanco revival: “Sfogliando alcune vecchie copertine del Male, siamo rimasti allibiti. I politici di allora, a partire da Andreotti, sono ancora tra noi e il grado di sopportazione della satira, rispetto alla metà dei Settanta, ha fatto un mostruoso salto all’indietro. Le vignette di “Annozero”, paragonate al casino che facevamo sul Male, sono innocenti”.

Vauro sarà lontano satellite della cosmogonia santoriana. La presenza televisiva di Michele è un’incognita e Vauro, nel progetto editoriale (complici Cinzia Monteverdi e Francesco Aliberti, azionisti del “Fatto Quotidiano”, anche se il “Male” viaggerà in autonomia) sembra a suo agio: “In mezzo secolo non ho mai capito quale fosse il mio vero lavoro, il nuovo “Male” rischia di restituirmi la cognizione. Mi impegnerò, cercando di coinvolgere giovani e vecchi, a patto che abbiano idee e coraggio. Il dato anagrafico mi ha sempre appassionato poco”.

Peter Gomez e Cinzia Monteverdi

All’epoca, tra un falso, un’intervista inventata e una vignetta sacrilega, i cattivi ragazzi del “Male” provocarono sgomento. Redazione folle, maudit, precaria per scelta, indole e necessità. Cartoni di pizza, bollette inevase, fumo proibito e trovate. Ugo Tognazzi capo delle Br in manette con il suo manifesto esistenziale: “Rivendico il diritto alla cazzata”, gli alieni sulla terra, la terza guerra planetaria e la beffa sportiva con l’annuncio dello stop ai Mondiali argentini del ’78 che spinse Tosatti allo sdegno: “Il calcio non può essere sporcato da gente senza arte né parte”.
Poi storie smarrite, amori, letteratura, scopate, litigi: “Scazzavamo molto, è vero”, dice Vauro che nel suk del “Male” resistette non più di cinque numeri. E lo dice sorridendo, come se scontro e discussione, in epoca di unanimità pretese, fossero le uniche oasi per far nuotare il pensiero.

Francesco Aliberti e Luca Telese

Se il passato sembra uno scrigno di memorie non ripetibili, l’azzardo di Vauro non teme i confronti: “La totale anarchia della satira prescinde dalle contingenze. Dai padroni. Dai premier e dalle convenienze. Sono convinto che la scia di allora sia ancora illuminata. Nel ’77 avevamo l’incoscienza dei vent’anni. Oggi abbiamo quella della senilità e le sfere si somigliano”. Poi accende una sigaretta. Ride. “Continuiamo così, facciamoci del Male”.

DOPO 66 ANNI, GRAZIE A UN LIBRO, PUÒ SUCCEDERE CHE…

CASINA (24 giugno 2011) – C’erano un centinaio di persone. E alla fine la tecnologia ha fatto il miracolo e, presto, un indumento di seta con sei decenni di storia dall’Italia partirà alla volta della Scozia. Una storia degna del miglior “Portobello” d’antan o di Chi l’ha visto. E ai “Martedì letterari” presso la Casa Cantoniera di Casina Albertina Magliani Gianpellegrini, venuta per l’occasione col suo abito da sposa di 66 anni fa, in diretta ha parlato per la prima volta con David Kirkpatrick lo scozzese, che oggi di anni ne ha 87 anni, che nel marzo 1945 fu paracadutato in kilt sul Cusna per andare a suonare la cornamusa durante l’assalto al comando tedesco di Botteghe d’Albinea. Albertina, 88 anni oggi divisi tra Collagna e Parma, ebbe la fortuna di realizzare per le sue nozze, il 1 luglio 1945, un abito molto particolare: realizzato con il paracadute di seta che Kirkpatrick donò a suo marito e a un altro partigiano, il dottor Castellini delle Fiamme Verdi.

La vicenda è narrata in Il bracciale di sterline. Cento bastardi senza gloria, una storia di guerra e di passioni (Aliberti Editore) dei giornalisti reggiani Matteo Incerti e Valentina Ruozi che, sul portale www.redacon.it, hanno lanciato un appello per ritrovare la sposa di allora. E la figlia, Enrichetta Giampellegrini, ha risposto segnalando il nome della madre. Di lì, grazie al web e alla tecnologia, ci si è attrezzati e in meno di 20 giorni si è giunti al ricongiungimento tanto atteso e auspicato da Giovanna Caroli, assessore alla cultura del Comune di Casina.

«Ci avevano incendiato la casa – spiega a chi scrive Albertina mentre è intenta a firmare autografi – e non avevo che un vestito indosso». Alle ore 21 è andata in scena l’emozionate telefonata con Incerti e Ruozi intenti a fare da tramite tra i due arzillissimi protagonisti di questa incredibile storia. Che ha serbato numerose sorprese. Prima di tutto è stata la prima volta, in vita loro, che Albertina Magliani Gianpellegrini e David Kirkpatrick hanno avuto occasione di parlare tra di loro. E sul filo di questa vicenda che parte da uno splendido paracadute in seta della Seconda Guerra Mondiale, è andato in scena il dialogo.

David Kirkpatrick «È una grande emozione per me, dopo tanto tempo, riscoprire storie così belle. In questi anni la guerra e le sue tragedie gravavano come un’ombra su di me. Come ti chiami di nome?»

Albertina Magliani Gianpellegrini: «Albertina»

David Kirkpatrick:  «E’ un bel nome, molto italiano»

Albertina Magliani Gianpellegrini: «Sono emozionata. Il tuo paracadute mi ha portato fortuna: grazie al dono che facesti al mio futuro marito dottor Gianpellegrini e al dottor Castellini, che si divisero la seta, mi sono potuta sposare in bianco nel 1945. Ho trascorso una vita felice e serena, ho avuto 8 figli e 12 nipoti»

David Kirkpatrick:  «Io ho avuto invece 4 figli e tanti nipoti. Sia quando mi paracadutai, sia durante l’operazione speciale, sotto il kilt non portavo nulla, da vero scozzese»

Albertina Magliani Gianpellegrini:  «Avrei un regalo per te: visto che non le indossavi, ti invierò come regalo e riconoscenza le mie mutande da sposa, fatte anch’esse con la tela del tuo paracadute»

David Kirkpatrick: (Ride)

Intervistatori:  «Così magari le indossa se si paracaduta di nuovo»

David Kirkpatrick:  «Magari… ma ho 87 anni! Non posso accettare il regalo: sotto il kilt i veri scozzesi sono senza mutande, per mostrare di avere gli attributi» dice scherzando.

E poi via ad approfondire con inediti retroscena gli sviluppi di allora, l’orrore indelebile che rimase nella mente di Kirkpatrick che,  solo dopo questo fortuito episodio, ha iniziato a raccontare di ciò che vide nell’assalto ai nazifascisti e di quanto fu utile il suono della sua cornamusa nello scongiurare rappresaglie previste per attacchi di partigiani. Una vicenda che sta appassionando in Italia dato che il romanzo  Il bracciale di sterline è uno dei più venduti nella sezione di storia militare e storia europea di Amazon.it.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il blog: http://ilbraccialedisterline.wordpress.com/

(fonte: redAcon)

IL BRACCIALE DI STERLINE

La vera storia di cento uomini e donne provenienti da tutta Europa, che scesero dal cielo e dai sentieri dell’Appennino reggiano, guidati dalle magiche note di una cornamusa scozzese, per attaccare il quartier generale della Linea Gotica. Il loro coraggio contribuì ad accelerare l’avanzata degli alleati e la fine della guerra e della dittatura. In quell’inferno due bambine ricevettero in dono due bracciali di sterline. Da Operazione Tombola nacquero cinque amori per la vita. Sessantasei anni dopo, grazie a internet, il filo d’Arianna della storia riunisce dieci protagonisti di allora: si intrecciano così amori, ideali, sogni, e come in una favola quei bracciali rivelano alle due bambine di un tempo, diventate donne, la storia di due coraggiosi soldati.

Matteo Incerti
Nato a Reggio Emilia nel 1971, giornalista, collabora con Il Fatto Quotidiano, Il Resto del Carlino, QN, Reggionelweb.it, Radio Bruno e il blog di Beppe Grillo. Dal 1996 al 2001 ha vissuto nei Paesi Bassi, da dove è stato corrispondente free lance per Il Gazzettino.

Valentina Ruozi
Nata a Correggio (Reggio Emilia) nel 1989, studia presso la facoltà di Economia e marketing internazionale dell’Università di Modena. Giornalista free lance e interprete, collabora con la Gazzetta di Reggio dal 2008.

CHI È LUIGI BISIGNANI

Il 10 dicembre 2009 esce Il caso Genchi di Edoardo Montolli con prefazione di Marco Travaglio.
Il libro diventa subito un caso editoriale.
Oggi vi riproponiamo un estratto particolare, uno stralcio in cui viene fatto un ritratto di Luigi Bisignani, un personaggio che Genchi incrocia nella sua consulenza a De Magistris durante l’indagine Why not.

«Bisignani ha quarant’anni, laurea in Economia, moglie e quattro figli. Il padre era un dirigente della Pirelli Argentina, amico di Giulio Andreotti e molto stimato negli ambienti massonici. Morì presto e Luigi, con il fratello Giovanni (ora all’Alitalia), fu affidato proprio al potente leader Dc. A vent’anni era già giornalista dell’agenzia Ansa. Ma l’impegno civile di informare lo interessava poco. Gli piaceva di più il profumo del potere.
A ventitré anni divenne addetto stampa di Gaetano Stammati, discusso ministro, naturalmente in governi Andreotti. Nell’81 scoppiò lo scandalo P2. Bisignani risultò con Stammati nella loggia di Licio Gelli. L’Ordine dei giornalisti, però, lo giustificò e non perse lo stipendio dell’Ansa. Ma l’ambizione di sfondare in prima persona s’infranse. Si rassegnò a muoversi nell’ombra. E, instancabile, intecciò contatti coi notabili del Palazzo, del Vaticano, dell’esercito, di aziende, di banche e di poteri non sempre palesi. Aveva libero accesso nell’ufficio di Andreotti e non rinnegò mai i rapporti con Gelli. Sbandierava tante altre amicizie eccellenti: dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, a quello dell’Iri Romano Prodi, al direttore della Banca d’Italia Lamberto Dini, fino a politici, finanzieri, manager, militari, faccendieri, attrici note e meno note. A sopresa, si cimentò in un vero lavoro. Usando come spunto le sue esperienze, scrisse una spy story politico affaristica clericale, che l’editore Rusconi pubblicò nell’88 col titolo Il sigillo della porpora. Per il dibattito di presentazione si esposero Andreotti (allora ministro degli Esteri), il craxiano Giuliano Ferrara e il noto critico Enzo Siciliano. La pubblicità, diretta e indiretta, fu massiccia. E il libro ristampò ben quattro edizioni. Siamo alla fine degli anni Ottanta. C’era il boom. Della P2 non si parlava più. Così, come Andreotti ridiventò capo del Governo, Bisignani lo seguì a Palazzo Chigi, per tenere i collegamenti, anche col luogotenente andreottiano Pomicino. Ma non aveva incarichi ufficiali. Lo stipendio lo passava sempre l’Ansa, dove era diventato caporedattore con «incarichi speciali», alle dipendenze del direttore Giulio Caselli: scavalcando tanti colleghi più anziani e più presenti in redazione. Siamo in epoca Enimont. Le tangenti di Gardini e dei Ferruzzi piovvero sui politici anche tramite la banca Ior del Vaticano. Bisignani si prestò per compiti delicati. Fece perfino celebrare nella Sede di Pietro il matrimonio tra la vedova Alessandra Ferruzzi e Carlo Sama, tornato scapolo con una sentenza della Sacra Rota. Nel ’92 uscì il secondo romanzo, Nostra signora del Kgb, di impronta anticomunista. Ma Andreotti perse la corsa per il Quirinale e lui riparò a capo delle Relazioni esterne dei Ferruzzi. Di certo la galera non faceva per lui: fu condannato dalla Cassazione il giorno stesso dell’approvazione della nuova legge Simeone per svuotare le carceri. E infatti tutto si chiuse fuori dalle sbarre. Fantasmi massonici compresi.»

Edoardo Montolli – Il Caso Genchi, pp . 237-238

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“GENCHI: “DA “WHY NOT” ALLA P4, E’ TUTTO NELLE SCHEDE”

HAPPY HOUR CON SPINOZA @MILANO

Stasera Spinoza.it approda in terra meneghina: un numero imprecisato di spinoziani metterà a ferro e fuoco la Feltrinelli di corso Buenos Aires, per presentare la nuova, esilarante raccolta
Spinoza. Una risata vi disseppellirà
.
Duemilacinquecento battute che raccontano un anno di attualità nel segno della satira più scorretta e dissacrante.
Seguiranno bevute e scorribande in giro per la città. Siateci!

Dove?
Feltrinelli Libri e Musica | Buenos Aires |corso Buenos Aires 33| Milano
Quando?
Stasera, mercoledì 22 giugno | ore 18.30

Vincitore del Premio Satira Forte dei Marmi, miglior blog italiano dal 2009, Spinoza.it è ormai il punto di riferimento della satira in rete. Ogni giorno la community coordinata da Stefano Andreoli e Alessandro Bonino offre a centinaia di migliaia di lettori un controcanto satirico alle notizie di cronaca, politica e attualità, conquistando un numero sempre crescente di fan con il suo stile scorretto e irriverente, che ha dato vita a innumerevoli tentativi d’imitazione.
Dopo il grande successo di Spinoza. Un libro serissimo, il collettivo satirico più saccheggiato del web torna a raccontarci il mondo con una nuova raccolta. 2.500 battute (in gran parte mai pubblicate sul sito) più velenose che mai in cui oltre
seicento autori, con dissacrante verve, fanno deflagrare la realtà, illuminandola di una luce mai vista: un’ironia che non si ferma davanti a nulla, travolgendo convenzioni e barriere.
Una risata che vi disseppellirà.

E oggi, solo per voi cari lettori del lettori del blog, in regalo la foto dei curatori di Spinoza.it!

Stefano Andreoli e Alessandro Bonino
(guest della foto: Mano della famiglia Addams)