Monthly Archive for settembre, 2011

ROMANO PRODI: FUTURO CERCASI

Riportiamo l’articolo apparso su «Il Venerdì» di oggi, con la recensione del libro Futuro cercasi di Romano Prodi.

BOTTURA, RE DELLA SATIRA

da L’Avvenire, 13-09-11

Assegnato a “Mission to marx” di Luca Bottura, edito da Aliberti, il “Premio Satira Politica Forte dei Marmi 2011″. Secondo la giuria, composta da autorevoli giornalisti “il libro è la prima garzantina satirica della storia dell’umanità. raccoglie migliaia di voci, biografie, fotografie inedite, tavole sinottiche sulla sinistra italiana. Un repertoriop di tesi capziose e profonde analisi politiche travistite da plateali stupidaggini. O viceversa. L’urticante foto di gruppo del movimento che voleva cambiare la Storia e invece ha cambiato soltanto nome e indirizzo per non farsi beccare dagli elettori inferociti”. premiati tra gli altri anche Antonio Albanese per il cinema, Geppi Cucciari per la tv, Gianni Barbacetto, Paolo Biondani, Paolo Colonnello, Fiorenza Sarzanini per il giornalismo.

IL METODO STICAZZI. UNA FILOSOFIA CONTEMPORANEA

Vivere e lavorare meglio? Fregarsene, ecco il modo. di MANFREDI LIPAROTI su MioJob – La Repubblica

Basta perdere tempo e salute correndo dietro a mille impegni. Basta prendere troppo sul serio, sé stessi e il prossimo. È il consiglio di Carla Ferguson Barberini, nome collettivo dietro cui si celano gli autori de Il metodo sticazzi, un manuale per “diventare invincibili, lavorare meno e guadagnare di più” destreggiandosi tra colleghi stakanovisti ed etica professionale.

A testa china sul documento da consegnare a ore, squilla il telefono: è il capo, che da chissà dove, comunica un nuovo incarico. Naturalmente è urgente e non gliene importa nulla se sei già impegnato e hai anche altro da fare. Mentre hai la cornetta ancora in mano, con la coda dell’occhio scorgi sul monitor un’e-mail da quel cliente che proprio non ti aspettavi. Di sicuro sarà l’ennesima scocciatura. Intanto, Skype continua a lampeggiare. Sarà quella tua amica che ti bombarda di messaggi in chat oppure quell’altro cliente dall’altra parte del mondo?

È questa la giornata tipo delle lavoratrici e dei lavoratori, italiani e non. Mille impegni, sempre di corsa tra ufficio, riunioni, incontri, casa e vita privata, con figli da accudire, partner da non trascurare, il nonno che non sta bene e gli amici che si lamentano. Un tran tran a cui sottrarsi è quasi impossibile: qualcuno, quando non ne può più, si sfoga lanciando volgarità a pieni polmoni, qualcun altro si lascia travolgere dagli eventi, qualcuno arranca a starci dietro, qualcuno non ce la fa proprio.

Ma forse la soluzione c’è. E viene dalla tradizione popolare, come popolare, da borgata, è il sistema da seguire: è Il metodo sticazzi, titolo di un “agile manuale d’istruzioni per condurre una vita felice e serena” scritto da un collettivo di professioniste della comunicazione che si celano dietro l’altisonante quanto improbabile “nom de plume” di Carla Ferguson Barberini. Centododici pagine piene di (auto)ironia e un pizzico di cinismo (le edita Aliberti nella collana Freestyle, euro 9), sulla cui copertina capeggia un uomo in calzamaglia e mantello dal sorriso beato, un supereroe che non fa una piega se gli arriva una brutta notizia e gli basta stare in salute, avere vicino qualcuno che gli vuole bene e fare qualcosa che gli piace, perché “tutto il resto è sticazzi”.

È una linea di pensiero “destinata a illuminare l’umanità”, Il Metodo sticazzi. Una filosofia contemporanea, un neoepicureismo alla romana, da abbracciare senza indugio e da praticare con costanza, in tutti gli ambiti della vita, sul lavoro come a casa, in auto oppure in vacanza. Il collega cleptomane ti ruba in continuazione le penne dalla scrivania? Tu riprenditele e non fare troppe storie. Al supermercato c’è un mega-sconto sui wurstel? E chissenefrega, compra solo quello che ti serve. In ritardo alla riunione? Tanto non si decide mai niente di importante. Il vicino ha iniziato a strimpellare la chitarra? Vivi e lascia vivere, la prossima volta che organizzi una festa non ti preoccuperai del rumore. Tua moglie ti accusa di non aiutarla nei lavori domestici? Proponile di mollare la scopa e di uscire insieme, un pavimento sporco non ha mai ucciso nessuno.

Prendere la vita come viene, insomma, è il segreto per stare bene, senza preoccuparsi di avere tutto sotto controllo, di essere perfetti, perché tanto la perfezione non esiste e c’è sempre qualcuno migliore di te. Un’attitudine alla leggerezza, che spesso, scrivono le autrice, proprio alle donne difetta. “C’è una tendenza generalizzata alla nevrosi – dice ‘una’ delle Carla Ferguson –, che rende le donne tra di loro nemiche, soprattutto nel mondo del lavoro, e le fa scannare anche per questioni di poca importanza. Ma la nostra arma in più è invece la solidarietà femminile, una donna nemica di un’altra donna va contro la sua natura, mentre dovremmo stare insieme e unite per combattere un mondo maschile e maschilista”.

Come una religione, Il metodo sticazzi ha i suoi profeti e i suoi modelli di riferimento, da Ponzio Pilato (che se ne lavò le mani) a Giulio Cesare (suo il motto “Alea iacta est” che, tradotto molto liberamente, è “Oramai è così, che ci posso fare?”), da Rossella O’Hara (che rimandava qualsiasi cosa a domani e a ogni altro giorno) a Josè Mourinho (tra le sue tante dichiarazioni, perfetta “Neanche Gesù era amato da tutti, figuratevi io”). E poi Bob Marley e i fricchettoni, i gatti (a cui bastano una scatoletta, un posticino caldo e un paio di coccole) e il bidello, che a scuola copriva gli ingressi in ritardo e firmava sul libretto al posto dei genitori. “Scovare l’uomo che può renderci la vita più agevole col minimo sforzo, reggendo il gioco di ogni nostro cedimento – scrivono gli autori – e legarlo a noi stessi in modo irrevocabile, è uno dei punti chiave della strategia sticazzista”.

Una strategia che ha le sue regole, prime fra tutte quelle di non essere invidiosi né permalosi, stare alla larga da persone precisine e pronte a tutto per questioni di principio. Sul lavoro, inutile innervosirsi per il collega stakanovista, quello che non rinuncia alla pausa pranzo, arriva per primo e va via per ultimo, non fa neanche una telefonata privata né ha Facebook perché non vuole perdere tempo. “Non angustiatevi e soprattutto non mettetevi mai in competizione con lui, sareste condannati alla sconfitta e in caso di vittoria perdereste comunque, perché vi trovereste a lavorare il doppio senza che nessuno ve l’abbia chiesto”. Meglio farselo amico, allora, così se arriva un cliente insopportabile, sarà lui a occuparsene e se nel prossimo mese toccherà fare gli straordinari, sarà sempre lui a farsene carico per tutti quanti.

Ma come tutte le più grandi invenzioni, avverte Carla Ferguson Barberini, anche Il metodo sticazzi, se utilizzato male, può portare all’autodistruzione. Fregarsene dell’ambiente e dell’inquinamento, girarsi dall’altra parte, commettere reati, non ha futuro. Ma anche non rispettare con frequenza gli orari di ufficio, dire sempre no, più tardi, forse, a capi-colleghi-clienti, può essere la strada più breve per il licenziamento. “Il metodo – conclude una delle autrici – va applicato con equilibrio, senza superare i limiti dell’etica, anche professionale, e distinguendo ciò che è importante da ciò che è del tutto superfluo”.

Approfondisci:

> COME DIVENTARE ALLIEVI DEL METODO STICAZZI. LO SPIEGA CARLA FERGUSON BARBERINI

>INTERVISTA A RADIO CAPITAL PER IL METODO STICAZZI

> IL METODO STICAZZI E IL PREMIO IN PALIO

PREMIO SATIRA FORTE DEI MARMI A LUCA BOTTURA PER “MISSION TO MARX”

Sabato 10 settembre una qualificata giuria di grandi firme del giornalismo italiano riunita a Forte dei Marmi per l’annuale Premio Satira Politica, ha conferito il 39° Premio Forte dei Marmi per la Satira Politica 2011 a“Mission to Marx” di Luca Bottura.
Dal proclama ufficiale pubblicato sul sito, la motivazione della giuria:
«Mission to Marx di Luca Bottura è la prima garzantina satirica della storia dell’umanità. Raccoglie migliaia di voci, biografie, fotografie inedite, tavole sinottiche sulla sinistra italiana. Un repertorio di tesi capziose e profonde analisi politiche travestite da plateali cazzate. O viceversa. L’urticante foto di gruppo del movimento che voleva cambiare la Storia e invece ha cambiato soltanto nomi e indirizzo per non farsi beccare dagli elettori inferociti. Un’allegra, rinfrescante, rigenerante presa per il culo. Da non perdere la foto del ciuffo di Matteo Renzi concorrente alla “Ruota della fortuna”».
La giuria, composta da Roberto Bernabo’, Filippo Ceccarelli, Pasquale Chessa, Pino Corrias, Beppe Cottafavi, Massimo Gramellini, Bruno Manfellotto fra gli altri, ha seIezionato e premiato nelle rispettive sezioni Antonio Albanese per il cinema, Geppi Cucciari per la tv, Gianni Barbacetto, Paolo Biondani, Paolo Colonnello, Fiorenza Sarzanini per il giornalismo; premiati anche Vauro Senesi, Riccardo Mannelli, Denise Pardo, Federico Taddia, gli Sgommati.
Il libro

Il primo dizionario sul pianeta rosso: biografie, immagini esclusive, tavole sinottiche, centinaia di voci tutte di sinistra: infatti parlano tutte insieme e non si capisce una mazza.

«Caro Bottura, ho ricevuto il suo libro e desidero ringraziarla di cuore anche a nome di Clio. Il camino del Quirinale non ha mai scaldato così bene» — Giorgio Napolitano

È vero che Rifondazione comunista s’è estinta per colpa dei meteoriti? Davvero l’Africa si sta spostando verso sud per paura che arrivi Veltroni? Perché Francesco Rutelli è partito democratico ed è sceso alla prima fermata? Giuliano Ferrara in gioventù era una Repubblica socialista confinante con la Germania Est? Berlusconi è mai stato comunista? E D’Alema? Pd significa Perdere definitivamente? Quand’è stato che Lotta continua ha cambiato nome in Cassa continua? Perché Maroni da giovane era di Democrazia proletaria e ora ce l’ha coi nomadi? E i Nomadi non ci avranno un po’ rotto i maroni? Davvero le mummie di Lenin e Lilli Gruber hanno lo stesso truccatore?
Queste e altre fondamentali risposte in Mission to Marx, il primo dizionario sul pianeta rosso: biografie, immagini esclusive, tavole sinottiche, centinaia di voci tutte di sinistra: infatti parlano tutte insieme e non si capisce una mazza.
Mission to Marx: una miscela di dati veri e inventati (tipo il Tg4) e di dati inventati e basta (tipo il Tg1). L’urticante foto di gruppo del movimento che voleva cambiare la Storia e invece ha cambiato soltanto nomi, programmi e indirizzo. Così non si fa beccare dagli elettori inferociti.


«VENDOLA NON È IL NUOVO. DE LUCA UN GUAIO PER L’IDV» DE MAGISTRIS INEDITO NEL LIBRO DI SABELLI FIORETTI

Il sindaco di Napoli a cuore aperto su politica e magistratura.
di Simona Brandolini – Corriere del Mezzogiorno 01-09-11

In due ore le 176 pagine dell’intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Luigi de Magistris («Di Lotta e di governo», edito da Aliberti, 16,50 euro, da oggi nelle librerie) filano lisce come l’olio. La tecnica di Sabelli è sopraffina: domande brevi, ritmo incalzante, per blocchi, più che per veri e propri capitoli, che sfumano nel finale e poi si ritrovano in qualche altro punto, e si fissano nella memoria. Ne esce un de Magistris assai diverso da come lo si è dipinto: c’è l’ego ipertrofico, ma non una certa antipatia che pure ha caratterizzato parte della sua vicenda; c’è il dolore per il sogno svanito di una carriera in magistratura, ma anche il compiacimento per un brillante futuro politico. C’è la furbizia (e come dargli torto) e quindi la critica, per la magistratura e per la classe dirigente cominciando dal suo partito, mascherata da autocritica.

Ci sono poi scampoli di vita, del «comunista e credente» de Magistris, che tiene il Vangelo sul comodino («un testo rivoluzionario»), ma vorrebbe il crocifisso fuori dalle aule scolastiche e dai tribunali. Dell’uomo che piace alle donne («è un fatto che sta lì. Oggettivamente lo constato»), che ha la tendenza a trattare male le persone che ama (moglie e madre in primis, un classico maschio alfa), ma è romantico («non mi piace il sesso senza amore), che ha poca pazienza coi figli («a differenza di mio padre, che ne aveva molta con me»), a cui «piace molto il mondo omosessuale, perché penso sempre che là c’è molta sensibilità».

«Se tu avessi chiuso gli occhi di fronte alle cose che vedevi», attacca Sabelli Fioretti. «Avrei fatto una brillante carriera in magistratura», risponde de Magistris. Si parte dall’esperienza in Calabria, terra difficile, «dove c’è qualcosa di simile alla schiavitù», dove vige un sistema «di democrazia controllata», dove non «ti fanno saltare con il tritolo, ti delegittimano».

In questo contesto anche la magistratura «è sempre stata messa peggio». «I magistrati conformisti e pavidi che dicono che tutto è tranquillo fanno torto ai principi costituzionali», dice. Il botta e risposta ripercorre tutte le fasi delicate delle inchieste, del trasferimento, della fine di una carriera, fino al passaggio fondamentale, la scelta politica. Sabelli Fioretti: «Tu vuoi incidere, vuoi cambiare il Paese». De Magistris: «Certo. Sono fermamente convinto che solo attraverso la politica possiamo cambiare questo Paese. La soluzione giudiziaria è una balla. La soluzione giudiziaria serve per ricostruire fatti singoli, ma non possiamo ottenere il cambiamento del Paese in modo anomalo come con Tangentopoli». SF: «Il ruolo della magistratura…». DM: «C’è poco da fidarsi della magistratura, oggi. Abbiamo visto che magistratura abbiamo. Ci sono più magistrature…».

Dunque non sono tutti santi: «Assolutamente no. Oggi come oggi starei molto attento a consegnare il Paese in mano ai magistrati». Una vita calabrese sotto scorta e poi, trasferito a Napoli, di nuovo senza protezione: «Mi ha salvato il diario. Se mi dovesse succedere qualcosa basterebbe leggere il mio diario per capire chi è stato». Quattro generazioni di magistrati, la famiglia de Magistris. Il sindaco rivela un’adolescenza ribelle (tanto da costargli il 60 alla maturità, «presi 51»), e poi lo studio matto e disperatissimo per diventare pm («pm è stata la mia passione e lo è tuttora. Pm è il massimo»), tanto che ammette: «Magistrato lo si è sempre. Io mi sono dimesso dall’ordine giudiziario ma rimango un magistrato. Poi, solo dopo, sono un politico».

De Magistris è per la separazione delle carriere, «ma garantendo l’indipendenza del pm dal potere esecutivo».
Si arriva, saltellando qua e là tra ricordi personali e non, al de Magistris politico. «Quando ho deciso di candidarmi ho consultato sì e no dieci persone, compresi i miei familiari: Marco Travaglio, Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Beppe Grillo, Michele Santoro, un paio di magistrati napoletani amici miei». Ma poi con Grillo c’è stata una rottura politica. Ammette che nell’Idv «ci sono persone modeste e impresentabili» e «quelli che temono che in un possibile governo di sinistra io possa fare il ministro».

Tra gli errori commessi dal partito uno dei maggiori è stato quello di aver sostenuto Enzo De Luca alla Regione: «L’errore di De Luca lo stiamo scontando non solo in Campania, ma anche a livello nazionale… Purtroppo Di Pietro non ha saputo dire di no al segretario regionale della Campania, Formisano». E rivela che, a sinistra, si stava lavorando a due ipotesi: Massimo Villone e Sergio D’Angelo. Quanto al suo alleato naturale il governatore Nichi Vendola dice: «Da solo non va da nessuna parte. Politicamente si sta vendendo molto bene come nuovo, ma non è nuovo per niente. E poi viene da una stagione controversa nella giunta regionale con implicazioni giudiziarie». Se si facessero le primarie di coalizione tra Vendola e Bersani, vincerebbe il governatore pugliese «però poi Vendola se non fa un’operazione politica matura e intelligente, non vince contro un candidato di centrodestra».

Un capitolo è dedicato al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con cui in passato c’è stata ben più di una frizione. Perché? «Ho sperato e atteso un intervento di Napolitano in quanto presidente del Csm… Ma non è mai arrivato». Ora? «Dalla vittoria elettorale per me e Napolitano, credo, si sia aperta una nuova stagione di rapporti». Già, il trionfo contro tutti e tutto: «Napoli è un laboratorio politico che va oltre i confini cittadini e regionali, che può essere da monito a tutto il Paese. Protagoniste di questo laboratorio politico sono le persone».

La conclusione del viaggio? Sabelli Fioretti: «Finito il tuo compito a Napoli pensi che per te ci potrebbe essere un’ulteriore stagione come leader di una coalizione di sinistra?». Risposta: «Il futuro è il futuro, dunque non conoscibile né programmabile. La prospettiva, comunque, non mi dispiace né mi spaventa». Ancora: «E come presidente del Consiglio ti ci vedi?». La risposta: «Silvio Berlusconi ha guidato il Paese per tanti anni, perché dunque non potrei farlo anche io?».