Monthly Archive for dicembre, 2011

ENRICO VAIME SI SCUSA CON ALIBERTI

A seguito delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Enrico Vaime, culminate nell’intervista di ieri sera a Radio 24, gli  abbiamo chiesto ragione dei contenuti delle stesse.
A chiarimento e a totale conclusione dell’episodio, riceviamo e  pubblichiamo il comunicato di Vaime.
Consideriamo conclusa la vicenda.

«Tutto è stato chiarito con l’Editore Aliberti con il quale tra l’altro ho avuto sempre rapporti di amichevole consuetudine.
Riconosco la sua buona fede.
Ho effettivamente reso l’intervista finalizzata alla pubblicazione del libro “A sinistra nella foto”.
Ma l’ho fatto in un clima colloquiale affrettato ed improvvisato, ma con l’intento logico di rivedere la trascrizione cartacea per modificarla con soppressioni, aggiunte e sostituzioni.
Dal canto suo Aliberti aveva fatto affidamento sulla definitività del testo.
Mi dispiace di aver esagerato nel valutare il suo comportamento usando termini che, in condizioni normali, non rientrano nel mio vocabolario.
Mi sono con lui scusato».

Enrico Vaime

Poker – Caramatti ci spiega come vincere i tornei

Il campione di poker Niccolò Caramatti svela in un libro i segreti per avere successo al tavolo verde

Abilità o fortuna? Se avete ancora dubbi sulla componente principale del Texas Hold’em ci pensa Niccolò Caramatti a chiarirli.

Niccolò, specialista in tornei di poker, ha deciso di “scendere in campo” per sostenere che per vincere conta innanzitutto la strategia. E lo ha fatto scrivendo il libro “Poker, vincere i tornei” in collaborazione con Michel Zingaretti e Filippo Voconi per Aliberti Editore.

Il testo – in uscita oggi 15 dicembre – si propone di guidare i players in ogni fase di un torneo, attraverso la spiegazione della teoria e l’illustrazione di esempi pratici le migliori tattiche da utilizzare in ogni situazione.

Con un metodo di scrittura semplice e preciso Caramatti si rivolge sia a chi si è appena avvicinato all’Hold’em che a chi lo mastica già da tempo. Con la possibilità di “mettersi alla prova” grazie ai quiz finali del volume.

Niccolò Caramatti, professionista del poker, ha trentasette anni e per diventare un campione del tavolo verde ha sfruttato le conoscenze matematiche acquisite grazie a un Master in Finanza della Bocconi e alla sua esperienza lavorativa tra New York, Londra e Milano per le principali banche d’affari.

Fonte: Yahoo Sport

TREMONTI E L’ARTE DELLA CRESCITA TAROCCATA

Giulio Tremonti è tornato, in un’intervista a Lucia Annunziata su Rai3 ha criticato la manovra del governo Monti e ha rivendicato di non aver sbagliato una mossa nella gestione della crisi . É utile quindi ricordare quanto errate fossero invece le sue previsioni, come ho tentato di fare nel libro appena uscito per Aliberti “Il giorno in cui l’euro morì”.

Tremonti e Berlusconi sbagliavano quando predicavano ottimismo oppure, davvero, la valanga della crisi dei debiti sovrani ha travolto tutto cogliendo di sorpresa l’Italia? Per rispondere bisogna partire da alcuni semplici numeri. La repentina perdita di fiducia degli investitori nella Grecia è dovuta alla scoperta che i bilanci erano truccati. Come puoi prestare soldi a qualcuno che si presenta benestante ma poi in realtà è irrimediabilmente in bolletta? Il governo di Atene aveva mentito sul deficit. Anche l’Italia, con Giulio Tremonti, ha mentito ai mercati. Ma con un tasso di furbizia maggiore, sul filo della legalità, senza presentare bilanci falsi ma abbellendo qualche cifra dove serviva, raccontando una versione edulcorata dell’economia così fasulla e così evidentemente sbagliata da sembrare una strizzata d’occhio agli investitori. Tremonti, con i suoi documenti del Tesoro, sembrava voler dire agli investitori: «Sappiamo tutti e due che quello che c’è scritto qui non è vero, ma non ci sono sorprese. Le balle sono solo quelle evidenziate». Cioè i numeri sulla crescita. Visto che i dati che interessano ai mercati sono tutti in percentuale, cioè conta quanto debito c’è rispetto alla ricchezza prodotta e non in assoluto, i numeri si possono truccare in due modi: o mentendo sul deficit, come ha fatto la Grecia, o gonfiando le stime di crescita, come ha fatto l’Italia.

Prendiamo la Ruef, cioè la Relazione unificata di economia e finanza del 6 maggio 2010, firmata da Giulio Tremonti, in cui viene fissato ufficialmente il quadro economico in cui il governo deve operare negli anni futuri. Ecco cosa c’è scritto nella Ruef: “Dall’inizio di quest’anno i segnali di ripresa si stanno rafforzando. La crescita dell’economia italiana è stimata all’1,0 per cento nel 2010, all’1,5 per cento nel 2011 e al 2,0 per cento nel 2012”. Da notare quel +2 per cento nel 2012, oggi sappiamo che ci aspetta la recessione, -0, 5 per cento. Una crescita simile negli ultimi dieci anni si è vista solo nel 2006, anche l’1,5 previsto da Tremonti per il 2011 sembrava un po’ esagerato. Come era già prevedibile in quel momento, l’economia italiana nel 2011, nel 2012 e forse anche oltre avrebbe potuto soltanto arrancare attorno allo 0 per cento di crescita annua.

Ma a Tremonti serve gonfiare la crescita, è l’unico modo per far sembrare le finanze sotto controllo, così il deficit rispetto al Pil risulta alto ma non eccessivamente preoccupante, cioè il 5,9 per cento nel 2010, 3,9 nel 2011 e 2,7 nel 2012. L’Italia sembra quasi virtuosa. A ogni documento del Ministero del Tesoro successivo, il quadro viene aggiustato per renderlo un po’ più simile alla realtà, annunciando al contempo i provvedimenti necessari per mantenere il deficit allo stesso livello delle previsioni e non dare l’impressione di essersi arresi. Già a settembre, infatti, Tremonti presenta un nuovo documento, la Decisione di finanza pubblica, che è la base su cui costruire la Finanziaria (cioè la legge di bilancio) per gli anni 2011-2013. Si cambiano i dati di qualche zero virgola, correggendo un po’ al ribasso, ma si rassicura sul fatto che nel 2012 e nel 2013 ci sarà un boom. E quindi tutto è sotto controllo. Per essere uno che si vanta di aver previsto tutto, Tremonti commette errori non da poco: anziché sentire l’arrivo dei venti della recessione globale, li scambia per refoli di ripresa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 20 dicembre 2011

A CHE TEMPO CHE FA NINO DI MATTEO PARLA DI “ASSEDIO ALLA TOGA” E NON SOLO

«Rendere la magistratura sempre più burocratizzata, pavida, più attenta a non disturbare le azioni dei potenti: questo è il vero obiettivo del progetto di legge di riforma costituzionale della Giustizia». Nino Di Matteo


Ecco il video dell’intervista che Nino di Matteo ha rilasciato a Fabio Fazio a
“Che tempo che fa” (17/12/11)

«Ci sono dei momenti in cui non ci si può rassegnare all’andazzo delle cose, alla legge del più forte: bisogna trovare il coraggio di esporsi e denunciare» dichiara Nino Di Matteo a Loris Mazzetti, spiegando in questo modo la sua decisione di rompere un silenzio che per tutta la durata della sua carriera di pm antimafa lo ha tenuto lontano dai microfoni e dai rifettori. In un’intervista che si delinea piuttosto come un dialogo, un accorato sforzo di capire come e perché la riforma costituzionale della Giustizia, la legge bavaglio, il processo breve metterebbero a rischio la democrazia. Di Matteo arriva fno al cuore del problema per farci capire come bloccare questa deriva, che sopravvive a qualunque tipo di esecutivo. Con il coraggio che lo ha contraddistinto in questi anni smaschera le false motivazioni, le ipocrisie e le demagogie nascoste dietro la riforma, e ne svela gli inquietanti parallelismi con il Piano di rinascita democratica della P2. Ma non solo: le sue parole chiare e illuminanti ci spiegano a che punto si trovano le indagini sulla “trattativa” tra Stato e mafa, sulla strage di via D’Amelio, e su personaggi discussi e discutibili che ancora oggi tengono in mano le redini del potere, dopo le rivelazioni del pentito di mafa Gaspare Spatuzza. Il tutto con lo sguardo rivolto al suo grande maestro di lotta antimafa e di coraggio: il giudice Paolo Borsellino.
«La rabbia per una strage annunciata, per uno Stato imbelle che non era riuscito a evitare ciò che tutti prevedevano: l’uccisione di Paolo Borsellino. L’indignazione, il pianto, il disorientamento ma anche la consapevolezza che non potevo più tirarmi indietro. Era il momento in cui dovevo dare tutto, assicurare il massimo dell’impegno e della dedizione per poter fornire anche solo un piccolo contributo nella lotta contro il sistema di potere mafoso. Una lotta di liberazione, una catarsi etica e morale prima ancora che sociale e giudiziaria. Con questi sentimenti, con tanto entusiasmo e altrettante incertezze e paure, presi possesso delle mie funzioni di sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta il 16 settembre 1992».
Nino Di Matteo

IMPRESA, CLASSE DIRIGENTE E GIOVANI. “Ecco la generazione dei perdenti”

Il lavoro abitua i giovani a essere precari soprattutto di testa“. Pier Luigi Celli, direttore generale dell’università Luiss di Roma e membro dei cda di Illy e Unipol sceglie Affari per parlare del suo nuovo libro, L’impresa vista dai perdenti (Aliberti Editore): “Ho deciso di raccontare quella generazione che ha perso speranza nel futuro. Sono tutti quelli che hanno capacità ma vengono messi da parte dalle imprese. Sono come degli scarti di lavorazione

Ex dg della Rai, Celli nel 2009 ha scritto una lettera aperta al figlio consigliandogli di andare all’estero per costruirsi un futuro, “ma oggi qualche segnale per cambiare le cose c’è. Ma i giovani devono combattere, altrimenti nessuno li ascolterà“. Sull’attuale classe dirigente: “E’ mediocre, si trova lì senza alcun merito“. E per uscire dalla crisi “bisogna capire quello che si è perso per strada e fare di tutto per ritrovarlo”.

L’INTERVISTA

Chi sono i perdenti del titolo del suo libro?

“I perdenti sono tutti quelli che non ce la fanno, quelli che pur avendo buone caratteristiche e un buon curriculum alla fine vengono messi da parte perché o non hanno l’appoggio giusto o non hanno il physique du role o lo stile alla moda. Il libro si doveva intitolare Scarti di lavorazione. Quando si producono cose c’è sempre qualche pezzo che resta in sospeso e viene buttato via. Ogni azienda macina degli scarti di lavorazione, i quali guardano alla vita con occhi un po’ tristi”.

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