«Rendere la magistratura sempre più burocratizzata, pavida, più attenta a non disturbare le azioni dei potenti: questo è il vero obiettivo del progetto di legge di riforma costituzionale della Giustizia». Nino Di Matteo
Ecco il video dell’intervista che Nino di Matteo ha rilasciato a Fabio Fazio a
“Che tempo che fa” (17/12/11)
«Ci sono dei momenti in cui non ci si può rassegnare all’andazzo delle cose, alla legge del più forte: bisogna trovare il coraggio di esporsi e denunciare» dichiara Nino Di Matteo a Loris Mazzetti, spiegando in questo modo la sua decisione di rompere un silenzio che per tutta la durata della sua carriera di pm antimafa lo ha tenuto lontano dai microfoni e dai rifettori. In un’intervista che si delinea piuttosto come un dialogo, un accorato sforzo di capire come e perché la riforma
costituzionale della Giustizia, la legge bavaglio, il processo breve metterebbero a rischio la democrazia. Di Matteo arriva fno al cuore del problema per farci capire come bloccare questa deriva, che sopravvive a qualunque tipo di esecutivo. Con il coraggio che lo ha contraddistinto in questi anni smaschera le false motivazioni, le ipocrisie e le demagogie nascoste dietro la riforma, e ne svela gli inquietanti parallelismi con il Piano di rinascita democratica della P2. Ma non solo: le sue parole chiare e illuminanti ci spiegano a che punto si trovano le indagini sulla “trattativa” tra Stato e mafa, sulla strage di via D’Amelio, e su personaggi discussi e discutibili che ancora oggi tengono in mano le redini del potere, dopo le rivelazioni del pentito di mafa Gaspare Spatuzza. Il tutto con lo sguardo rivolto al suo grande maestro di lotta antimafa e di coraggio: il giudice Paolo Borsellino.
«La rabbia per una strage annunciata, per uno Stato imbelle che non era riuscito a evitare ciò che tutti prevedevano: l’uccisione di Paolo Borsellino. L’indignazione, il pianto, il disorientamento ma anche la consapevolezza che non potevo più tirarmi indietro. Era il momento in cui dovevo dare tutto, assicurare il massimo dell’impegno e della dedizione per poter fornire anche solo un piccolo contributo nella lotta contro il sistema di potere mafoso. Una lotta di liberazione, una catarsi etica e morale prima ancora che sociale e giudiziaria. Con questi sentimenti, con tanto entusiasmo e altrettante incertezze e paure, presi possesso delle mie funzioni di sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta il 16 settembre 1992».
Nino Di Matteo







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