Il low-cost non è solo un fenomeno economico imponente. E’ la parte più visibile del grande cambiamento sociale, culturale in corso in tutto il mondo occidentale.
Con queste parole Filippo Astone e Rossana Lacala introducono il loro “Italia low-cost“, un viaggio in un Paese che tenta di resistere alla crisi ma anche una guida a tutti i segreti le storie e gli indirizzi che possono aiutare a vivere bene spendendo meno.
E quando si pensa a low-cost vengono in mente i viaggi, l’Ikea e, ovviamente gli outlet. Ed è di outlet che vogliamo parlare oggi, prendendo in prestito le parole del libro, alcuni consigli per evitare le fregature.
Nessuno potrà smentirci se diciamo che gli outlet hanno alterato l’idea dello shopping, e soprattutto al valore attribuito a ciò che si acquista. Non a caso, sono costruiti come paesi finti, come borghi medievali posticci, con le mura, le porte, le fontane e le botteghe, dove portare il cane a passeggio, i bambini a giocare, e la moglie (o il marito) a prendere con 99 euro il maglione di cachemire che fino a qualche giorno fa in centro ne costava 400. Outlet, che in inglese vuol dire tutt’altra cosa, è parola-chiave dell’Italia di oggi. Non indica solo il centro commerciale, ma è la metafora della svendita. E del soddisfacimento immediato di bisogni. Dunque di un modo nuovo di pensare il denaro e il suo utilizzo, un modo che può diventare più che pericoloso.
LE REGOLE PER NON PERDERE LA BUSSOLA NEGLI OUTLET
Negli outlet per non lasciarsi sopraffare dall’idea che tutto si può comprare e vendere alla velocità della luce, senza porre attenzione a ciò di cui si ha davvero bisogno, vanno seguite alcune regole. Occhio ai prezzi. Quelli di partenza sono spesso altissimi, per non dire proibitivi. Non è detto, quindi, che anche in presenza di un forte sconto l’indumento su cui si mettono gli occhi abbia un costo abbordabile.
La merce in vendita a prezzi fortemente scontati è in genere costituita da rimanenze, collezioni degli anni passati, capi di campionario, capi fallati. Esistono anche linee low-cost pensate ad hoc per l’outlet, ma di solito sono specchietti per le allodole tesi ad attirare il cliente, al quale si chiede di incamerare quel che finirebbe al macero.
Valutare la qualità del capo che poi si decide di provare. La percentuale di sconto significa poco, dobbiamo sempre e comunque domandarci: questo indumento vale i soldi che costa?
Occhio alla garanzia. Ha validità di due anni dalla data di acquisto e copre i difetti del prodotto entro 60 giorni dalla loro scoperta. Esaminare sempre con attenzione la merce prima di pagarla, conservare e fotocopiare lo scontrino (la carta chimica tende a sbiadire rapidamente) e non esitare a protestare con il negoziante se, una volta a casa, ci si rende conto che il capo ha qualcosa che non va.
Se il difetto viene fuori dopo l’acquisto si può chiedere la restituzione dei soldi o uno sconto entro 60 giorni. Attenzione: il cambio merce è a discrezione del venditore. E comunque anche ritornare all’outlet per cambiare l’indumento ha un suo costo che va tenuto in considerazione.
Un’inchiesta di Altroconsumo ha stabilito che in media raggiungere un outlet costa 15/20 euro. Altri 20/25 circa si spendono per mangiare qualcosa perché, essendo centri commerciali di dimensioni molto estese, chi va a fare acquisti si ferma a lungo e a un certo punto consuma qualcosa al bar o al ristorante. E se quasi nessuno torna a casa a mani vuote, sono molti coloro che portano indietro molto più di quanto programmato. Chi lo fa spende più di 110 euro in acquisti d’impulso che si aggiungono ai quasi 200 euro di spesa per gli acquisti programmati. Una giornata all’outlet village può essere insomma anche molto salata.
Quali sono le vostre esperienze con gli outlet? Quali consigli volete dare per evitare di ritrovarsi a spendere più di quanto previsto e, in ogni caso, abbastanza da vanificare i tentativi di risparmio? E in quali altri modi vi vestite senza spendere capitali?











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