Caccia agli evasori.
Tutto è cominciato a Cortina d’Ampezzo durante le vacanze di Natale. Poi è stata la volta di Portofino, Roma, Milano, Sanremo, Napoli, Viareggio, Oristano e, ultima, Courmayeur. Tutte località vip oppure protagoniste di eventi di grande risalto mediatico, dal Festival della canzone italiana al Carnevale. Il 2012 finora è stato un susseguirsi di blitz della Guardia di Finanza.
“Azioni teatrali organizzate per veicolare un unico messaggio: il vento è cambiato”, commenta con Affaritaliani.it la giornalista Elena Polidori, autrice dell’instant book “Evasori Pagate. Se vogliamo salvare l’Italia tutti dobbiamo fare la nostra parte” (Aliberti editore). Sull’evasione ha già pubblicato un primo volume, “Resistere a Equitalia”, in cui documenta l’aggressività del Fisco verso cittadini non evasori, ma semplici “morosi” con le amministrazioni locali.
“Il vento è cambiato”. In che senso?
“E’ cambiato il governo. Non c’è più Tremonti al Ministero dell’Economia. Con Berlusconi non è mai stata fatta una vera e propria lotta radicale sul territorio, perché comunque c’era l’idea di tutelare l’elettorato di riferimento del Pdl, che trova le sue radici principalmente tra imprenditori, commercianti e liberi professionisti, tutte categorie che evadono più facilmente rispetto ai dipendenti. Prima l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia mettevano le mani nelle tasche dei cittadini già conosciuti al fisco. Si era arrivati a paradossi che hanno creato una forte tensione sociale, esplosa negli attentati contro Equitalia”.
Con il governo Monti invece?
“Monti ha deciso di cambiare registro per andare a scovare le sacche di evasione, che peraltro si conoscono già bene. Grazie all’incrocio dei dati telematici, è facile capire chi e come evade. Quindi il nuovo messaggio è: “Le tasse si devono pagare”. Certo, con gesti così teatrali si cerca lo scoop, la visibilità, e per il momento questo è tollerabile. Ma tra un po’ di tempo finiranno le località considerate “vip” da passare al setaccio e resterà il problema vero dell’evasione. A quel punto servirà una politica diversa verso chi finora non ha pagato. In Italia lo stato dell’evasione è al 13,5% del reddito dichiarato, secondo il rapporto Istat 2010: in media sono stati evasi 2.093 euro a contribuente. Ci vuole un regime più coercitivo”.
Lei sostiene che a partire dai nostri comportamenti quotidiani possiamo dare vita a una “rivoluzione culturale”. Come?
“Dobbiamo entrare nell’ottica che è necessario pagare tutti per pagare di meno. La tassazione in Italia è arrivata quasi al 60%: siamo un paese dove si pagano troppe tasse e non c’è un corrispettivo nei servizi erogati, anche per questo paghiamo malvolentieri. Dopo la lotta all’evasione, quindi, bisognerà rivedere il sistema fiscale italiano”.
Il libro contiene un vademecum ironico per il cittadino antievasione. Quali sono i punti principali?
“Dobbiamo essere cattivi verso chi, col suo comportamento ostile al bene della comunità, danneggia gli altri. Innanzitutto, quindi, pretendere il rispetto delle regole: farsi dare la fattura o lo scontrino, sempre. Basti pensare che se non chiediamo uno scontrino da 100 euro, facciamo risparmiare al negoziante 58, 51 euro di tasse. Poi bisogna correre a denunciare l’evasore. Terzo, noi per primi dobbiamo pagare tutte le tasse. Infine, cerchiamo di insinuare nelle altre persone il dubbio che se tutti pagano, forse paghiamo di meno”.
Fonte: Maria Carla Rota per Affaritaliani.it






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