IL PM NINO DI MATTEO, NEL SUO LIBRO ASSEDIO ALLA TOGA (ALIBERTI) SPIEGA NEL DETTAGLIO LA FONDAMENTALE IMPORTANZA DEL CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA E LA GRAVITA’ DELLE ULTIME AFFERMAZIONI DEL PG IACOVIELLO.
Il procuratore generale della cassazione Iacoviello ha dichiarato che il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato che non esiste, e ha sollecitato così l’annullamento della sentenza Dell’Utri. Nino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo respinge come «gravi e irresponsabili» le sue affermazioni. «Così – dice Di Matteo nell’intervista uscita ieri su l’Unità – nella lotta alla mafia si riportano le lancette indietro di 30 anni e si delegittimano in partenza centinaia di indagini e di processi e persino molte condanne definitive». Si delegittima insomma il lavoro stesso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino i quali per primi avevano applicato questo metodo.
Nel suo libro Assedio alla toga uscito in libreria per Aliberti, appena tre mesi fa Nino Di Matteo intervistato da Loris Mazzetti si diceva drammaticamente preoccupato specificando, al contrario, la gravità del concorso esterno, fra i maggiori e peggiori sostegni alla mafia.
«Si parla tanto di recidere i contatti tra mafia e politica; poi, con i fatti, ci si muove in direzione opposta quando (con la scusa della tutela della privacy) si paralizza l’efficacia delle intercettazioni, l’arma più incisiva per scoprire quei contatti e quei rapporti. È aberrante. È necessario continuare ad applicare rigorosamente l’istituto giuridico del concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di chi, non essendo affiliato all’organizzazione, contribuisce consapevolmente e fattivamente al perseguimento degli scopi criminosi della stessa. È necessario continuare a ricorrere a questo strumento giuridico nella consapevolezza che non è vero quello che dicono in malafede coloro i quali sostengono che è un reato che non esiste, inventato dai magistrati». E rivolgendosi in particolare agli studenti di giurisprudenza: «Il concorso esterno in associazione mafiosa costituisce l’estrinsecazione concreta dei principi generali del codice penale in materia di concorso di persone nel reato, e non, come dice qualcuno, un reato inventato dai pm politicizzati. La smettano di dire queste cose, ritrovino un po’ di pudore e cessino di contrapporre ai pm accusati di partigianeria e faziosità, la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che – è bene ricordarlo – furono i primi a ricorrere alla figura del concorso esterno in associazione di tipo mafioso per colpire quella zona grigia che ha sempre costituito la vera forza di Cosa nostra. I politici, i tanti opinionisti e giornalisti al loro servizio, che oggi contrappongono la memoria di Falcone e Borsellino ai magistrati vivi, con l’unico scopo di denigrarli, sono gli stessi che con la medesima violenza verbale attaccavano Giovanni e Paolo prima che la mafia li uccidesse».
(Da Nino Di Matteo – Loris Mazzetti, Assedio alla toga, Aliberti editore).






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