INTERVISTA A CINZIA POLI [autrice e conduttrice radiofonica – vignettista]


Cinzia PoliCinzia Poli è nata a Milano il 12 marzo 1970. Quindi è dei Pesci, qualsiasi cosa voglia dire. Ha studiato Filosofia all’Università e poi si è dedicata al teatro per bambini, per poi passare a lavorare al programma televisivo di Rai1 “Solletico”. Qualche anno a “Linea Verde”, tra prodotti tipici e malattie delle piante, per poi approdare finalmente alla radio. A Radio2 ha lavorato per il programma musicale “Fuori Giri”, è stata autrice di “Aria Condizionata” e della edizione estiva di “Un Giorno da Pecora”.
Dal 2000 collabora con “Caterpillar” come redattrice, inviata, autrice e presentatrice, insomma fa quel che c’è da fare. Dal settembre 2011 si alza all’alba per “Caterpillar AM” e, per il momento, resiste. A giugno è uscita la sua raccolta di vignette “Titoli di coda. dalla bandana di Silvio al loden di Mario” per Aliberti editore.

Le vignette di Cinzia Poli a Caterpillar


1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?

Non è stata una scelta premeditata. Ho fatto il liceo classico e ho studiato filosofia all’università. Contemporaneamente recitavo in una piccola compagnia teatrale e, intorno ai vent’anni, pensavo che ne avrei fatto un mestiere. Poi però ho iniziato a lavorare in qualche redazione televisiva e poi radiofonica, e ho visto che anche scrivere testi non era male. Ora li scrivo e li “recito” davanti a un microfono tutte le mattine alle 6. Non è stato un obiettivo inseguito, ma in fondo ha una sua consequenzialità.

2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Paradossale. Sono una vignettista radiofonica, disegno per gli ascoltatori.

3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Sono nata in un quartiere un po’ difficile di Milano, che negli anni Settanta era sinonimo di spaccio e degrado. La biblioteca del parchetto era un’oasi tra le siringhe, un punto di ritrovo per chi voleva studiare, migliorare e non arrendersi. L’ho frequentata dalle medie all’università, e le riconosco il ruolo di coraggioso avamposto della cultura in periferia.

4. Come definiresti la biblioteca?
Un’opportunità in ordine alfabetico. Chi vuole leggere e studiare può farlo gratuitamente. E’ uno strumento di democrazia che va tutelato.

5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
I tavoloni con le persone che leggono in silenzio, circondate dagli scaffali e dall’odore dei libri. E’ un’atmosfera un po’ sospesa, ovattata. Funziona anche se le persone stanno leggendo Moccia, inspiegabilmente.

6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non me lo ricordo. Ho iniziato a leggere all’asilo, intorno ai tre anni e mezzo, con i fumetti di Topolino e i libri di fiabe che trovavo lì. Quando sono andata in prima elementare li sapevo ormai a memoria.

7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Un po’ è dipeso dall’età. Per primo “Tre uomini in barca (per non parlare del cane)” di Jerome K. Jerome. L’ho letto alle medie, e mi sembrò meraviglioso che la professoressa ci desse da leggere qualcosa di divertente. Al liceo la svolta ci fu con l’”Ulisse” di Joyce. Di recente, invece, ho ricavato grande gioia da “Infinite Jest” di David Foster Wallace. Di sottofondo, sempre, in ogni età, Dostoevskij.

8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Visto che i grandi classici sono consigliati già dai professori, suggerisco un libro di un contemporaneo finlandese Arto Paasilinna “Il miglior amico dell’orso”. Divertente, surreale e tenero.

9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene, ma va fatto bene. Bisogna scegliere con cura i libri. Non si va in viaggio in posti brutti, sovraffollati, rumorosi, se non per farsi un’idea di quello che si vuole evitare. Allo stesso modo bisogna regalarsi letture intelligenti, che ci insegnino qualcosa, che ci aiutino ad essere un po’ migliori. E quando si scopre un’isola felice bisogna essere generosi, e condividere il segreto con gli amici.

10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
Quando si conosce una persona che ci piace, che si ammira per la sua intelligenza, profondità di analisi, lucidità e senso dell’umorismo le si chiede a bruciapelo: “cosa stai leggendo ora?” e ce lo si annota subito. In genere funziona.

FONTE: Letto&detto

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