Annullata l’ordinanza di arresto per Luigi Lusi


Un partito fantasma che incassa decine di milioni di euro a titolo di rimborso elettorale. Un tesoriere scoperto a intascarsi impunemente, per anni, questa manna piovuta dalle tasche dei contribuenti. E un segretario di partito che si dichiara parte lesa e afferma di non essersi accorto di nulla.

Luigi Lusi – ex tesoriere della Margherita accusato di appropriazione indebita di oltre 25 milioni di fondi del disciolto partito - è rinchiuso a Rebibbia dal 20 giugno, giorno del voto favorevole del Senato alla richiesta di arresto della procura di Roma.
Ma adesso la Cassazione annulla l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e rinvia al Tribunale del Riesame gli atti per una nuova valutazione.
Questa volta i magistrati andranno fino in fondo a una vicenda che l’opinione pubblica pretende non rimanga circoscritta a un facile capro espiatorio?
La giornalista Barbara Romano ci racconta tutto dall’inizio nell’istant book IL CASO LUSI. Storia di un untore, in libreria da questa settimana per Aliberti editore. Un libro inchiesta che ripercorre con attenzione i fatti che hanno portato in carcere il tesoriere e si interroga su quanto ci venga nascosto di questa truffa colossale ai danni dello Stato e dei cittadini.
Il volume contiene un’intervista esclusiva a Lusi dal carcere, e analizza il caso soffermandosi sul lato intimo e privato di questa storia, sul rapporto tra Lusi e Rutelli e su quello che rimane di un’amicizia durata 18 anni.

In un Paese che ha provato sulla sua pelle quanto sia funesto il tintinnio di monetine e che ha pagato un pesante tributo di lacrime e sangue al giustizialismo a senso unico della Prima Repubblica, Luigi Lusi non sarebbe dovuto finire in un’inchiesta tanto abnorme e impresentabile.
Ma questa è l’Italia che si dibatte nella crisi, ulula di furore e reclama a buon diritto che l’untore venga tratto in catene fuori dal
Senato, chiuso in galera a doppia mandata, possibilmente gettando via le chiavi.
La solerte procura, infatti, dopo qualche indugio chiede l’arresto.
Ma se il lieto fine carcerario fosse l’unico epilogo possibile di questa storia, basterebbero i giornali a raccontarla.
Invece c’è molto di più: ci vuole un libro per narrare vicende così complesse e cariche di significati e retroscena.
Il caso Lusi fa paura a molta gente, specie della sua area politica, e la paura, si sa, è un
grande motore del potere.
I magistrati lo hanno maneggiato come una bomba a orologeria, lavorando come artificieri di razza per non farla deflagrare: le loro decisioni, le scelte della Giunta delle immunità, le successive decisioni del parlamento
sembrano un gioco di specchi, in cui nulla è mai ciò che sembra.

Barbara Romano, nata a Frosinone il 18 luglio 1973, vive a Roma dai tempi dell’università.
Dopo aver frequentato il liceo classico si è laureata in Lettere moderne alla Sapienza.
Attualmente fa la giornalista per quotidiani e tv, alternandosi tra «Libero» e Porta a Porta.
Ha già scritto un libro-intervista sulla vicenda giudiziaria dell’ex ministro Saverio Romano, La mafia addosso.

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