Higgs, la scienza e i terremoti


di Piero Bianucci per lastampa.it


Per un sociologo della scienza, ma credo anche per ogni cittadino attento ai fatti della cultura, dovrebbe essere interessante osservare la cautela che circonda il bosone di Higgs (popolarmente e giornalisticamente “la particella di Dio”) dopo l’annuncio della sua probabile scoperta dato il 4 luglio al Cern dai portavoce degli esperimenti Atlas, Fabiola Gianotti, e CMS, Joe Incandela.

Il “Cern Courier” di settembre in copertina titolava: “The first loock at a new boson”, primo sguardo a un nuovo bosone. Due le pagine sulla “cover story”, una per esperimento: “Discovery of a new boson. – The Atlas perspective” e “Inside story: the search in CMS for the Higgs boson”. Qui finalmente il si azzarda il nome del bosone, ma l’accento è sulla ricerca, la scoperta passa sotto silenzio. Non si può dire che siano titoli trionfalistici. Semmai reticenti.

In questo clima di grande prudenza arriva nelle librerie “Il bosone di Higgs” di Corrado Lamberti (Aliberti Editore, 156 pagine, 14,50 euro). A tre mesi dalla comunicazione del Cern, è quasi un instant-book.
Si sentiva il bisogno di un libro come questo: troppa confusione avevano creato notizie parziali anticipate nel dicembre 2011 per via di rivalità tra Cern e Fermilab (Usa) e approssimazioni giornalistiche ricamate intorno alla cosiddetta “particella di Dio”. Corrado Lamberti, laurea in fisica cosmica all’Università di Milano nel gruppo di Giuseppe Occhialini, fondatore, con Margherita Hack, delle riviste “l’astronomia” e “le Stelle”, è tra i migliori divulgatori scientifici italiani. Questo libro in forma di intervista a cura di Margherita Bianchini, conferma la sua ben nota chiarezza espositiva, qui accentuata dal testo costruito a domanda/risposta, una sorta di “catechismo” scientifico che permette di suddividere i problemi complessi in problemi più semplici e accessibili.

Anche Lamberti è giustamente cauto. Come sappiamo dal 4 luglio, del bosone di Higgs gli esperimenti del Cern Atlas e Cms hanno trovato forti indizi intorno alla massa di 125-126 GeV. Ma la rivelazione della particella che, secondo il meccanismo immaginato nel 1964 da Peter Higgs, conferisce la proprietà della massa a tutte le altre particelle è molto indiretta: si tratta di identificarla in mezzo a un miliardo di collisioni tra protoni al secondo; da esse si estraggono 200 eventi potenzialmente interessanti; tra questi occorre risalire, partendo dai decadimenti finali (per esempio coppie elettroni-positroni) alla particella capostipite passando per particelle intermedie.

Oggi nella comunità scientifica il consenso intorno alla scoperta dell’Higgs è molto forte ma non ancora unanime. Certo “qualcosa” esiste a 125-126 GeV. Potrebbe però anche essere un’altra particella, magari una delle ipotetiche particelle supersimmetriche. Lamberti non nasconde che, se il bosone di Higgs rappresenta certamente un grande traguardo perché completa la teoria elettrodebole e il Modello Standard delle particelle elementari, ancora più interessante sarebbe qualche altra particella in grado di aprire il varco verso una “nuova fisica”. In fondo, dopo avere speso 8 miliardi di euro per costruire LHC, il collider del Cern che ospita gli esperimenti Atlas e CMS, ce lo meriteremmo.

“Io penso – dice Lamberti – che al Cern sia stato scoperto proprio il bosone di Higgs, ma ci sono alcuni aspetti che devono essere chiariti. E ci sono certe anomalie che, se confermate, sembrano spingere verso interpretazioni supersimmetriche. Una di queste è che il Modello Standard prevede che il bosone di Higgs debba anadre soggetto a forti fluttuazioni della massa quando interagisce con la materia. Invece all’LHC l’eccesso di segnale è stato trovatoa valori di massa ben circoscritti, 125-126 GeV, da entrambi gli esperimenti Atlas e CMS, che pure studiano cabali di decadimento diversi. C’èm allora chi sospetta che un’altra particella potrebbe stabilizzare la massa dell’Higgs e le particelle supersimmetriche sarebbero adatte a svolgere questo ruolo. Altre anomalie riguardano i modo di decadimento.

Il Modello Standard prevedeva che i decadimenti in una coppia di fotoni fossero in numero minore di quello registrato. C’è chi dice che, in realtà, l’eccesso potrebbe presto sparire, rivelandosi, a una analisi più completa, una mera fluttuazione statistica; ma al momento l’eccesso c’è ed è intrigante, perché si potrebbe spiegare con l’intervento dello Stop, il partner supersimmetrico del quark Top. Al contrario, ci si aspettava un numero maggiore di decadimenti in una coppia di bosoni W. Anche in questo caso, se il deficit dovesse consolidarsi, le conseguenze sarebbero molto interessanti perché allora la particella rivelata all’LHC potrebbe non essereun bosone scalare di spin zero, cioè potrebbe non essere un Higgs!”.

A proposito del campo scalare, ecco come Lamberti spiega al lettore non specialista il meccanismo con cui il bosone di Higgs genera la massa delle altre particelle: “in genere si paragona metaforicamente il campo di Higgs all’aria che, con il suo attrito, frena il moto di un corpo in misura diversa a seconda della minore o minore aerodinamicità della sua forma: un corpo affusolato viene frenato di meno, se invece il corpo è tozzo e la forma è goffa l’attrito si oppone più efficacemente. La maggiore o minore resistenza che il campo di Higgs oppone alle particelle è ciò che conferisce loro la massa che hanno.”

Va ancora detto che, oltre a spiegare le fondamentali implicazioni di Higgs per la fisica e la cosmologia, il libro disegna, nei capitoli centrali, l’intero contesto delle forze e delle particelle atomiche e subatomiche: pagine che forniscono la sintesi di oltre un secolo di ricerche. Insomma: una lettura didatticamente ineccepibile.
Nota a margine. Che ci sia un gran bisogno di buona divulgazione per far crescere la cultura scientifica del nostro paese si è visto proprio in questi giorni con il pasticcio della condanna agli scienziati coinvolti nella vicenda del terremoto dell’Aquila. Quasi unanime è stato l’attacco alla magistratura per questa sentenza, e a Berlusconi non è parso vero di poter additare ancora una volta le toghe al pubblico ludibrio. Ma le cose non stanno così.

Intanto prima di intervenire sulla sentenza che riguarda il terremoto dell’Aquila bisognerebbe leggerla. Ciò che però si può già dire è che l’errore – l’assurdità – fu costituire un organismo che mette insieme da un lato gli scienziati e dall’altro la Protezione civile, creando tra le due parti, che dovrebbero essere ben separate e indipendenti, un sistema di connessioni personali ed emotive, e soprattutto una situazione di pressioni disuguali. Il resto è solo conseguenza di questo errore politico.

La Protezione civile ha dietro tutto il peso del potere politico (all’epoca l’asse di ferro Bertolaso-Berlusconi), la scienza ha soltanto le sue sempre provvisorie certezze e i suoi sistematici dubbi. Se scienza e Protezione civile fossero state mantenute separate e indipendenti, avremmo avuto un istituto scientifico che fornisce il suo parere (con tutte le incertezze del caso) e un organismo operativo, la Protezione civile, che si prende le sue responsabilità nel tradurre quel parere in azione pratica. Un geofisico (anche molto bravo come Enzo Boschi o Franco Barberi) non può sapere, per intenderci, se è più rischioso evacuare inutilmente 50 mila persone senza avere strutture dove ospitarle o un terremoto di potenza intermedia, come, sia pure con ampi margini di dubbio, ci si poteva attendere. Ma evidentemente per arrivare a questa conclusione occorre che la classe politica abbia almeno un’idea di che cos’è la scienza e di che cos’è la politica. A meno che, pur avendone idea, non faccia comodo la confusione dei ruoli e delle responsabilità.

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