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Evasori pagate: la twit-intervista con Elena Polidori

Cos’è una twit-intervista? Un’intervista in cui le domande e le risposte arrivano via Twitter, attraverso messaggi di 140 caratteri. E’ quello che succederà venerdì 17 febbraio dalle 15, quando Elena Polidori dal suo account Twitter risponderà alle domande che chiunque vorrà porle sul suo libro Evasori pagate utilizzando l’hashtag #evasori.

Il tema dell’evasione fiscale è di grande attualità. Quello su cui è interessante riflettere è che a partire dai nostri comportamenti quotidiani possiamo dare inizio a una rivoluzione culturale e cominciare a pagare tutti le tasse. Magari per pagarne meno in futuro.

Se siete curiosi di parlare con Elena Polidori del suo libro, di evasione fiscale o anche della sua esperienza con Equitalia l’appuntamento è per venerdì 17 dalle 15 su Twitter, seguendo e usando l’hashtag #evasori.

Le schede dei libri di Elena Polidori:

- Evasori pagate
- Resistere a Equitalia

Evitare le fregature degli outlet

Il low-cost non è solo un fenomeno economico imponente. E’ la parte più visibile del grande cambiamento sociale, culturale in corso in tutto il mondo occidentale.

Con queste parole Filippo Astone e Rossana Lacala introducono il loro “Italia low-cost“, un viaggio in un Paese che tenta di resistere alla crisi ma anche una guida a tutti i segreti le storie e gli indirizzi che possono aiutare a vivere bene spendendo meno.

E quando si pensa a low-cost vengono in mente i viaggi, l’Ikea e, ovviamente gli outlet. Ed è di outlet che vogliamo parlare oggi, prendendo in prestito le parole del libro, alcuni consigli per evitare le fregature.

Nessuno potrà smentirci se diciamo che gli outlet hanno alterato l’idea dello shopping, e soprattutto al valore attribuito a ciò che si acquista. Non a caso, sono costruiti come paesi finti, come borghi medievali posticci, con le mura, le porte, le fontane e le botteghe, dove portare il cane a passeggio, i bambini a giocare, e la moglie (o il marito) a prendere con 99 euro il maglione di cachemire che fino a qualche giorno fa in centro ne costava 400. Outlet, che in inglese vuol dire tutt’altra cosa, è parola-chiave dell’Italia di oggi. Non indica solo il centro commerciale, ma è la metafora della svendita. E del soddisfacimento immediato di bisogni. Dunque di un modo nuovo di pensare il denaro e il suo utilizzo, un modo che può diventare più che pericoloso.

LE REGOLE PER NON PERDERE LA BUSSOLA NEGLI OUTLET

Negli outlet per non lasciarsi sopraffare dall’idea che tutto si può comprare e vendere alla velocità della luce, senza porre attenzione a ciò di cui si ha davvero bisogno, vanno seguite alcune regole. Occhio ai prezzi. Quelli di partenza sono spesso altissimi, per non dire proibitivi. Non è detto, quindi, che anche in presenza di un forte sconto l’indumento su cui si mettono gli occhi abbia un costo abbordabile.

La merce in vendita a prezzi fortemente scontati è in genere costituita da rimanenze, collezioni degli anni passati, capi di campionario, capi fallati. Esistono anche linee low-cost pensate ad hoc per l’outlet, ma di solito sono specchietti per le allodole tesi ad attirare il cliente, al quale si chiede di incamerare quel che finirebbe al macero.

Valutare la qualità del capo che poi si decide di provare. La percentuale di sconto significa poco, dobbiamo sempre e comunque domandarci: questo indumento vale i soldi che costa?

Occhio alla garanzia. Ha validità di due anni dalla data di acquisto e copre i difetti del prodotto entro 60 giorni dalla loro scoperta. Esaminare sempre con attenzione la merce prima di pagarla, conservare e fotocopiare lo scontrino (la carta chimica tende a sbiadire rapidamente) e non esitare a protestare con il negoziante se, una volta a casa, ci si rende conto che il capo ha qualcosa che non va.

Se il difetto viene fuori dopo l’acquisto si può chiedere la restituzione dei soldi o uno sconto entro 60 giorni. Attenzione: il cambio merce è a discrezione del venditore. E comunque anche ritornare all’outlet per cambiare l’indumento ha un suo costo che va tenuto in considerazione.

Un’inchiesta di Altroconsumo ha stabilito che in media raggiungere un outlet costa 15/20 euro. Altri 20/25 circa si spendono per mangiare qualcosa perché, essendo centri commerciali di dimensioni molto estese, chi va a fare acquisti si ferma a lungo e a un certo punto consuma qualcosa al bar o al ristorante. E se quasi nessuno torna a casa a mani vuote, sono molti coloro che portano indietro molto più di quanto programmato. Chi lo fa spende più di 110 euro in acquisti d’impulso che si aggiungono ai quasi 200 euro di spesa per gli acquisti programmati. Una giornata all’outlet village può essere insomma anche molto salata.

Quali sono le vostre esperienze con gli outlet? Quali consigli volete dare per evitare di ritrovarsi a spendere più di quanto previsto e, in ogni caso, abbastanza da vanificare i tentativi di risparmio? E in quali altri modi vi vestite senza spendere capitali?

Il Giorno della Memoria

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

E’ questo il primo articolo della legge che nel 2000 ha istituito il Giorno della Memoria.

Il 27 gennaio è il giorno in cui, nel 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim, in tedesco Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e liberandone i superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Il Giorno della Memoria si celebra in molte nazioni oltre all’Italia e anche dall’ONU, in seguito a una risoluzione del 2005.

Ogni anno in tutta Italia vengono organizzati eventi di ogni tipo per ricordare uno dei più grandi crimini nella storia dell’umanità.

Eccone alcuni esempi.

Al Museo Diffuso della Resistenza di Torino saranno esposte per la prima volta nella mostra “Qui non ci sono bambini… Infanzia e deportazione” le riproduzioni di 50 dei 79 disegni realizzati dal giovanissimo Thomas Geve subito dopo la liberazione dal Lager.
Thomas Geve aveva tredici anni quando, nel 1943, fu internato ad Auschwitz insieme alla madre, che morì nel campo. Assegnato ai lavori forzati, Thomas sopravvisse; fu trasferito a Gross-Rosen e poi a Buchenwald, dove fu liberato nell’aprile 1945. 
Il titolo della mostra nasce dal tragico destino dei bambini nei campi di sterminio: una volta arrivati venivano mandati alle camere a gas e potevano salvarsi solo se apparivano più grandi della loro età o se mentivano, per essere inclusi tra gli adulti idonei al lavoro. Thomas Geve si salvò perché venne destinato a imparare il mestiere di muratore.
I suoi disegni rappresentano una testimonianza straordinaria per la lucidità con la quale un ragazzino di 15 anni è riuscito a rappresentare la realtà del Lager, descrivendo l’orrore che ha vissuto in tenera età. 
I disegni originali sono conservati a Gerusalemme presso il Museo Yad Vashem (Ente nazionale per la memoria degli eroi e dei martiri della Shoah) e non sono trasportabili a causa della fragilità della carta.

Al Teatro Garage di Genova andrà in scena lo spettacolo Il Giorno della Memoria attraverso Mendeleev, che conduce lo spettatore nella personalissima galleria dei ricordi di Primo Levi attraverso i componenti costitutivi della materia, gli elementi chimici.
Levi fu uno dei pochi sopravvissuti del campo di concentramento di Auschwitz anche grazie alle competenze acquisite con la laurea in chimica, ottenuta a pieni voti presso l’Università di Torino.
Durante il percorso accademico, nel periodo della prigionia e nella seguente fase della vita in cui esercitò la professione del chimico, Primo Levi sistemò inconsciamente dei “segnalibri emozionali” che a posteriori utilizzerà per dare forma al libro intitolato Il Sistema Periodico. Ogni segnalibro venne codificato dallo stesso autore attraverso i nomi degli elementi chimici a lui più familiari. Ogni elemento rappresenta e richiama più o meno direttamente non solo un’esperienza vissuta ma un agglomerato di emozioni e desideri che da essa deriva.
“Ferro”, “Zinco”, “Vanadio”, “Mercurio” sono solo alcuni degli elementi che danno il titolo ai singoli racconti del libro edito nel 1975 da Einaudi.
L’aspetto inusitato è l’accostamento tra il testo e la musica che verrà proposta.  Al lettore, che svolgerà la funzione di guida per lo spettatore, si affiancheranno un clarinettista, un pianista e un violinista. Il genere musicale preponderante sarà il Klezmer, la musica degli ebrei europei.

A Napoli il 27 e 28 gennaio sarà possibile visitare con una guida il Tunnel Borbonico. Una visita guidata teatralizzata per scoprire quelli che furono i ricoveri che ospitarono e nascosero gli ebrei nel periodo della deportazione. Per informazioni e prenotazioni: 339.7020849 – 334.6227785

Sul sito del Ministero dei Beni Culturali, poi è possibile scoprire tutte le iniziative del Ministero.

Per conoscere i dettagli di queste e di molte altre iniziative, vi invitiamo a visitare la raccolta di link che abbiamo realizzato.