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Repubblica Inchieste. Moneta addio: riclico e baratto per vestirsi risparmiando

Incontri in casa e mercatini dove i beni si cambiano e non si comprano. La crisi diventa anche l’occasione per imparare a cucire. E un apassione può diventare anche una professione

di Valeria Pini per La Repubblica

Una vecchia maglietta può essere tagliata, cucita e trasformata in qualche cosa di nuovo. In tempi di crisi giacche o  gonne che da tempo rimangono nascoste nell’armadio, diventano una risorsa preziosa. Si punta al riciclo e saper usare ago e filo è sempre più utile. Ma per risparmiare, quando i soldi per lo shopping non ci sono più, ci sono anche mercatini del baratto, discount o siti dove acquistare capi firmati a prezzi interessanti. Con la recessione le abitudini cambiano e si ricorre anche allo scambio per ‘fare compere senza spendere nulla’. Nei mercati del baratto non servono soldi per tornare a casa con buste piene. Per conquistare un capo di abbigliamento basta portare vestiti da casa o offrire in cambio servizi, come ad esempio, qualche ora di baby-sitting, un corso di ballo o di inglese. E ora anche alcune grandi catene di abbigliamento low cost incominciano a puntare sul riciclo. Consegnando gli indumenti usati nei punti vendita della catena si ricevono in cambio buoni acquisto.

SenzaMoneta è un mercato dello scambio. La persone si incontrano per scambiarsi cose o servizi – spiega Filippo Dionisio presidente ManaManà  – Le persone portano  vestiti, magari dimenticati nell’armadio, che devono essere in ottimo stato. Si trova di tutto: cappotti, giacconi, pullover e abiti da donna. Ci sono anche capi di intimo e naturalmente l’abbigliamento per bambini. C’è un’unica regola: tutto è a costo zero”.

Qualcuno organizza incontri in casa e ripropone il modello americano degli swap party, incontri dove le signore si scambiano cappotti, borse o sciarpe. Ma gli abiti che si trovano nei guardaroba e non usiamo da tempo possono essere anche trasformati e riadattati per diventare ‘qualche cosa di nuovo’. La tendenza è quella del riciclo. Esistono corsi per imparare i trucchi del mestiere e creare qualche cosa di nuovo senza spesa. “Durante le lezioni ogni partecipante realizza un progetto sartoriale, utilizzando abiti e stoffe che porta da casa – spiega Francesca Patania sarta-stilista della cooperativa Occhio del Riciclone, a Roma – Si può risparmiare molto. Imparare a cucire, per riparare e trasformare gli abiti vuol dire restituire valore ad un capo che lo ha perso, sottraendolo al ciclo dei rifiuti”.

Ma quanto può risparmiare una famiglia che sceglie di usare abiti riciclati? “La differenza tra acquistare capi usati o nuovi è notevole il rapporto è di uno a dieci . Questa è la ragione per cui sempre più persone sia avvicinano all’acquisto di questi capi, in particolare in questo momento di crisi, sempre più spesso si vedono nei mercatini banchi che li propongono oltre gli storici luoghi con e porta Portese a Roma” – spiega Edoardo Amerini, presidente del Conau, consorzio abiti e accessori usati.

Su Youtube si moltiplicano i video con ‘corsi di riciclo’, ma esistono anche molti blog con ‘i trucchi del mestiere’. “Sul mio blog Pane amore  e creatività pubblico le istruzioni delle cose che creo. Riciclo i miei indumenti: li taglio, li modello e aggiungo un pizzico della mia creatività. Così da vecchie magliette possono nascere pantaloncini, canottiere e anche dei giochi”, spiega Linda Pareschi di www. paneamoreecreativita. it

Per affrontare la crisi molte persone imparano a realizzare quello che vogliono indossare. E per qualcuno una soluzione per risparmiare o seguire una passione, diventa quasi una professione. “Ho incominciato a fare la pantofola fai da te Flap per realizzare i regali di Natale ai miei amici con un materiale che mi piaceva molto, il feltro – spiega Francesca Macchi, 30 anni -  Terminato il lavoro ero molto soddisfatta del mio prodotto e ho deciso di venderlo in conto vendita in un negozio della mia città, Gallarate. Su internet ne ho vendute 100 pezzi. E le cose sono andate molto bene. Poi ho vinto un premio in un concorso di design della Camera di Commercio di Milano. In seguito ho fatto anche altre cose decorazioni natalizie, un porta cellulare e una giostrina per la culla ancora in feltro”.

In tempi di crisi anche i discount dell’abbigliamento possono essere una meta troppo costosa per molte famiglie. Abbandonati i pomeriggi di shopping quasi compulsivo per centri commerciali o le vie del centro, si pensa sempre di più a cosa comprare. Il tempo diventa un alleato per soppesare ogni acquisto, comprare di meno, senza portare a casa vestiti o accessori inutili. Molti vanno a caccia di sconti anche sul web: si moltiplicano i siti per comprare fondi di magazzino o partecipare a gruppi d’acquisto. Conta sempre di più il passa parola e fra le amiche appassionate di moda si distribuiscono consigli utili.

Ma a volte, per risparmiare, basta semplicemente riorganizzare il proprio guardaroba. “Si parte da quello che c’è nell’armadio, un patrimonio ricchissimo che spesso viene sottovalutato. La maggior parte delle donne potrebbe comprare meno e risparmiare, se solo conoscesse meglio quello che ha già accumulato negli anni. Un maglione di cachemire che 10 anni fa non ci piaceva perché ci faceva sembrare più vecchie, magari oggi è proprio quello che ci serve per andare in ufficio. Un vestito da sera della nonna, che avevamo usato un anno a Carnevale, con pochi accorgimenti potrebbe diventare un abito elegantissimo”, spiega Sara Pupillo autrice, insieme a Sabrina Beretta del libro del libro Chic low cost (Aliberti editore).

“Importante anche selezionare capi di qualità – aggiunge Sabrina Beretta – . I tessuti che garantiscono una buona resistenza nel tempo sono quelli naturali come la lana e la seta. Nella lunga distanza il risparmio in famiglia si vede: i capi vivono a lungo e possono passare da una persona all’altra”.

09 gennaio 2013

Chic ma risparmioso ecco l’abito possibile

Il prezioso manuale di Sabrina Beretta e Sara Pupillo

di Maria Viveros

Costrette già da qualche settimana al fatidico “cambio di stagione”, abbiamo ormai archiviato maglioncini, soprabiti e giacche di cotone (i più tenaci a resistere, nell’illusione di un autunno che tardava ad arrivare) insieme a top di lino, variopinte gonne fiorate e vestiti dai tessuti impalpabili.

Con la forte tentazione di nuovi acquisti sempre in agguato, (ma anche sempre più complicata vista la crisi dei portafogli) non riusciamo ad accettare un dato di fatto: abbiamo troppi capi.

Prima, dunque, di arrivare ad affermare che il nostro armadio si è rimpicciolito, urge fare il grande passo: eliminare definitivamente (ma com’è difficile!) o restituire a nuova vita (un miracolo!) ciò che da anni giace nella nostra più completa indifferenza. Mission impossible? Assolutamente no! Basta guardare al tutto con occhio critico, magari dopo aver letto «Chic low cost», (Aliberti editore, 118 pp. euro12.00).

Si tratta di un manuale ricco di preziosi consigli e di idee scritto a quattro mani da Sabrina Beretta e da Sara Pupillo. Stylist la prima del mondo del cinema e del teatro (ha lavorato, fra gli altri, con Giuseppe Tornatore e, più di recente, si è mossa fra le Dolomiti per il cortometraggio di Erri De Luca ed Edoardo Ponti “Il turno di notte lo fanno le stelle”). Redattrice la seconda di guide turistiche. Sono loro che ci spiegano, passo dopo passo, come organizzarci per essere trendy, ma con un occhio al portafoglio.

Il lavoro è impegnativo e deve essere affrontato con estrema serietà. E così, armate di carta e penna e di un sacco di plastica (preferibilmente ben capace…), iniziamo con un inventario per selezionare abiti e accessori a cui dobbiamo dire addio o che possiamo tenere. Scopriremo che vecchie mise, che pensavamo perdute per sempre, possono essere riutilizzate con personalizzazioni ad hoc o con qualche correzione sartoriale. I consigli che ci vengono dati diventano così delle buone piattaforme per mettere in atto creatività e fantasia. E non solo. Vendere, regalare, barattare e noleggiare sono un utile quanto divertente passepartout per il risparmio. Comportamenti eco-responsabili, poi, dimostrano che “chic” può essere coniugato con “eco”. Preferiamo, quindi, tessuti in fibre naturali e rispettiamo delle semplici regole per il lavaggio che, oltretutto, donano lunga vita ai capi. Last but not least, le due autrici ci invitano a osservare il nostro fisico per capire a quale tipologia apparteniamo.

Questa fondamentale consapevolezza ci può aiutare a camuffare difetti (mica tutte nasciamo come Kate Moss!) e a valorizzarci con dei semplici accorgimenti, tenendo sempre a mente che l’eleganza non è necessariamente legata all’ultima moda. D’altronde Coco Chanel docet: le mode passano, lo stile resta. Nel libro si parla, tra l’altro, delle ultime tendenze dell’eco-chic, suggerendo di vendere a negozi di abiti usati.i Per chi, invece, non avesse né voglia di ripararli o di riadattarli, l’ultima tendenza è lo scambio e il noleggio su internet. In Italia, per esempio, sottolineano come negli ultimi tempi sia esplosa la mania di Reoose, un sito di baratto in cui vengono messi a disposizione diversi oggetti, tra cui vestiti, e in cambio gli utenti hanno la possibilità di appropriarsi di un’altra cosa del medesimo valore.

Nozze low cost

Fiori, location, catering, bomboniere: i consigli due esperti per dire sì risparmiando. Ma con stile

di Salvatore Coccoluto per LeiWeb

La copertina di Domani mi sposo!, di Nicola Santini e Natalina Villanova (Aliberti Editore)La copertina di Domani mi sposo!, di Nicola Santini e Natalina Villanova (Aliberti Editore)

Per molti il matrimonio è l’avvenimento più bello della vita ma, se non si sta attenti, anche il più costoso. Di solito quando ci si sposa non si bada a spese, persi a inseguire il sogno di una cerimonia principesca. Oggi, però, la tendenza al low coststa raggiungendo anche il mondo delle “fiabe”. Per questo motivo, nel libro Domani mi sposo! Il manuale completo per un perfetto matrimonio low cost (Aliberti Editore), l’esperto di bon ton Nicola Santini e la wedding planner Natalina Villanovahanno spiegato tutte le mosse per godersi questo giorno speciale senza prosciugare il proprio conto in banca. Ecco alcuni loro consigli.

Stabilire le priorità. «Bisogna decidere insieme al futuro sposo quali sono le cose a cui dare più valore: per qualcuno può essere il catering, per altri l’abito da sposa. Proprio in questo momento – raccontano gli esperti – stiamo seguendo un matrimonio in cui la sposa ci ha dato come priorità il cibo, vogliono mangiare bene. La maggior parte del nostro budget, quindi, sarà investito su questo aspetto».

Il budget. «È importantissimo stabilire quanto si vuole spendere per un matrimonio low cost. La cifra tende a variare di città in città. A Firenze, per esempio, un matrimonio da 40.000 euro è considerato costoso, mentre a Napoli e a Palermo questa cifra è bassa perché di solito il numero degli invitati è maggiore».

La location. «Quando si vuol fare un matrimonio low cost bisogna cercare una struttura che abbia un proprio catering, con una cucina interna, perché altrimenti la spesa raddoppia, ovvero si finisce a pagare l’affitto del locale più il catering esterno».

Il catering. «Il risparmio non deve avvenire sulla qualità del cibo, ma sulla tipologia del pranzo o della cena. Se abbiamo un budget basso non possiamo pretendere che il menu sia a base di pesce».

Quantità e tempistiche. «Si consiglia di evitare banchetti con troppe portate e con porzioni esagerate. Ma soprattutto di accorciarne la durata, massimo due ore, e di dare prima possibile il via alle danze e al divertimento».

Le bevande. «Di solito la scelta delle bevande è un aspetto che si trascura. Spesso viene lasciata al ristoratore, in quale ovviamente non bada a spese. Quindi, per risparmiare, è il caso di selezionare personalmente la tipologia di vini e spumanti. Vedrete che il costo cambierà».

La lista degli invitati. «In parte dipende dall’età degli sposi. Per quelli più giovani spesso sono i genitori che stilano la lista. E lì nasce il problema, perché loro tendono a invitare anche cugini alla lontana. Invece bisogna capire chi si vuole realmente al proprio matrimonio, mettendo da parte i legami di parentela, soprattutto se non sono stretti. È il caso di invitare le persone veramente importanti per gli sposi».

Il fotografo. «Di solito il servizio fotografico per un matrimonio è molto caro. Per questo bisogna trovare un bravo fotografo, che faccia un buon lavoro, ma cercare di risparmiare sull’album. La maggior parte delle volte è proprio quest’ultimo a far lievitare il prezzo, perché la tendenza è quella di sceglierlo senza conoscerne i costi. Quindi è consigliabile chiedere informazioni a riguardo e, se troppo costoso, farlo stampare per conto proprio. Anche in rete si trovano buone offerte».

La scelta della musica. «È bello avere un gruppo che suona al proprio matrimonio, ma in questo modo i costi lievitano di molto. Per risparmiare si consiglia di prenotare un dj, così anche le spese della SIAE diminuiranno».

Fiori e decorazioni. «Anche qui bisogna stare attenti. Per ridurre i costi si raccomanda di chiedere il fiore di stagione. Se si vuole una peonia in un periodo in cui in Italia non c’è, la devono far arrivare dall’estero e quindi il prezzo sale. Con un po’ di attenzione, invece dei canonici 2.000 euro, per l’allestimento floreale si possono spendere massimo 600 euro e avere risultati ottimi».

Il trasporto. «Se si vuol fare un matrimonio low cost bisogna rinunciare a una macchina d’epoca, e magari trovare in famiglia un’auto che piaccia. In questo modo il risparmio ammonterà a circa 1.000 euro».

Bomboniere. «La tendenza è di fare beneficenza al posto delle bomboniere – commentano gli esperti – Siamo dell’avviso, però, che questa vada fatta con i soldi che si tagliano dall’allestimento. Per la bomboniera, invece, andrebbe speso qualcosa di più perché è l’unico oggetto che resta agli invitati. Altrimenti rischierebbe di finire nel cestino o in qualche armadio coperta da uno strato di polvere».

SPENDING REVIEW? VIVI LOW COST! Scopri come…

La tanto temuta spending review, meglio, la revisione della spesa pubblica, ovvero, il taglio agli sprechi deciso dal nostro governo, forse se non altro avrà il pregio di portarci a vivere tutti in modo più sobrio.
Per chi volesse dedicarsi a letture che consigliano come fare per avere uno stile di vita low cost senza rinunce proponiamo cinque volumi pubblicati da Aliberti, dedicati ad ambiti diversi della vita.

Italia Low Cost di Filippo Astone e Rossana Lacala, una serrata e agile inchiesta giornalistica tra outlet e voli aerei, per mostrare come gli italiani reagiscono alla crisi e mutano le loro abitudini, ma anche una guida pratica all’acquisto intelligente che contiene spunti, indirizzi e settori della vita in cui le marche possono essere tenute fuori (la spesa, l’orto, perfino l’acquisto della casa a metà prezzo). Di questo volume è stata resa da poco disponibile Italia low cost – edizione low-cost una versione ridotta, nelle pagine e nel formato, e ovviamente… low-cost.

Per gli amanti della buona tavola, Low-cost in cucina è il perfetto manuale sull’arte del riciclo
per preparare piatti gustosi a costo zero con carne, pesce, verdure, latticini, da trasformare con maestria in piatti nuovi ancor più gustosi dell’originale.

Per gli armadi più esigenti e stilosi ma a impatto zero, il libro-novità Chic low cost spiega come essere eleganti e alla moda sfruttando quello che abbiamo già nell’armadio, senza rinunciare al fascino seguendo i consigli e i trucchi giusti che consentono di trasformare, adattare, abbinare anche capi che pensavamo non avessero futuro, e di scegliere lo stile più adatto a noi.

Infine, per chi muove in viaggio verso la capitale in cerca di bellezze antiche e intrattenimento garantito a basso costo, la guida anticonformista e low cost Roma Underground propone un’esplorazione libera, divertente e intensa delle zone meno conosciute che raccolgono l’anima più profonda e interessante di Roma a prezzi decisamente “antituristici”.

Dunque… se in televisione e alla radio il premier ci parla di una necessaria spending review, non abbiamone a male e prendiamo esempio.

Con poche giuste letture possiamo risvegliarci dalla sonnolenza di un consumismo sfrenato (e banalotto) e riscoprire alcune cosettine dimenticate .

Essere “chic” ma “low cost” con il “Manuale di eleganza con l’arte del riciclo”

Primo: fare un inventario dei propri abiti. Secondo: riorganizzare il proprio guardaroba. Terzo: dare sfogo alla fantasia. Questi – e molti altri – i suggerimenti di Sabrina Beretta e Sara Pupillo, autrici di una guida per rinnovare l’armadio senza svuotare il portafoglio

di Salvatore Coccoluto per Donne di Fatto

L’eleganza è donna? Se lo sono chieste Sabrina Beretta e Sara Pupillo, rispettivamente stylist e esperta di marketing dell’entertainment, che hanno cercato un compromesso tra il desiderio di avere vestiti nuovi e la necessità di spendere il meno possibile: il riciclo di abiti. Nel loro libro, “Chic low cost” (Aliberti Editore), un piccolo “Manuale di eleganza con l’arte del riciclo”, uscito in libreria il 21 giugno, Beretta e Pupillo hanno spiegato come si fa a essere chic senza spendere cifre esorbitanti. L’utilizzo di un capo usato, infatti, non rappresenta solo un modo di risparmiare, ma anche una possibilità di diminuire gli sprechi e di esprimere la propria creatività. “Lavorando da anni come costumista e stylist – ha detto Sabrina Beretta – mi sono accorta di quanti sprechi avvengano continuamente nel mondo del teatro, del cinema e della moda. E’ questo che ha stimolato me e Sara a scrivere questo libro. Io non butto nulla, tendo a riciclare tutti i vestiti che mi passano tra le mani”.

Secondo le due autrici il segreto sta nello sfruttare le potenzialità del proprio guardaroba al cento per cento. Gli armadi delle donne, infatti, sono spesso pieni di capi dimenticati:  frutto di acquisti sbagliati o troppo gradi/troppo piccoli, o, ancora, rovinati ma dotati di un legame affettivo. “Con un po’ di fantasia, di attenzione ai trend, e qualche piccolo trucco di sartoria, quasi tutto può essere rinnovato arricchendo il proprio look a costo zero, o quasi”, dicono le due autrici.

Il primo passo da compiere è un inventario delle cose che si posseggono. I capi vanno analizzati a uno a uno con calma arrivando a selezionare gli abiti da tenere e quelli impossibili da recuperare.

Una volta completato l’inventario, si potrà riorganizzare il proprio guardaroba partendo dagli abiti da modificare, con un occhio di riguardo a quelli adatti alla stagione in corso e alle mode del momento. Sabrina e Sara evidenziano come nell’armadio si possano trovare indumenti dagli anni Cinquanta agli Ottanta, magari appartenuti a una mamma o una nonna, ognuno con caratteristiche specifiche del decennio. In alcuni casi va chiesto l’intervento della sarta per correggerli e riadattarli. Nell’arco di cinquant’anni, infatti, il corpo femminile ha modificato le sue forme. Quindi, per gli abiti degli anni ’50, che sono quasi tutti a vita stretta e seno largo, potrebbe essere necessario un piccolo ritocco. Come per i vestiti degli anni ’70: pantaloni a zampa di elefante, giacche e cappotti dalle spalle strette, avranno bisogno di qualche modifica.

Una volta risolta la questione delle forme, le due autrici si sono occupate della personalizzazione dell’abito. Per ravvivare un tubino nero, per esempio, consigliano di indossare una cintura di seta. Se si ha in casa il vecchio collo di pelliccia a pelo corto della mamma, lo si può riutilizzare con il classico cappotto blu. Una giacca di lino, tolte le maniche e accorciata leggermente, può diventare un gilet senza collo.

I suggerimenti del manuale mirano a mantenere un certo stile a ogni età, ribadendo che “anche se oggi viviamo nell’epoca delle veline e del bisturi facile, non dimentichiamo che stile ed eleganza garantiranno sempre di essere al posto giusto con il vestito giusto”. Sara e Sabrina consigliano dopo i quaranta di evitare ombelico a vista e aderenze esagerate. Mentre superati i cinquant’anni suggeriscono di ridurre le scollature e le canotte che lasciano ascelle e braccia a vista, coprendole con scialli e camice di chiffon. Compiuti i sessanta, invece, si raccomandano di non cedere a trend giovanili, tipo fantasie sgargianti e tacchi troppo alti. Portano come esempio di stile ed eleganza Sofia Loren, che con gli anni ha abbandonato i tailleur strizzati ed è passata al pantalone classico, ma anche Claudia Cardinale, Jane Fonda e Lina Sastri.

Passano poi a parlare delle ultime tendenze dell’eco-chic, suggerendo di vendere a negozi di abiti usati (in Italia se ne contano più di 800) i vestiti non utilizzati, o al massimo di regalarli. Per chi, invece, non avesse né voglia di ripararli o di riadattarli, l’ultima tendenza è lo scambio e il noleggio su internet. In Italia, per esempio, sottolineano come negli ultimi tempi sia esplosa la mania di Reoose, un sito di baratto in cui vengono messi a disposizione diversi oggetti, tra cui vestiti, e in cambio gli utenti hanno la possibilità di appropriarsi di un’altra cosa del medesimo valore.

“Non è l’unica modalità di scambio – sottolinea Sara Pupillo – anche su Facebook ci sono parecchi gruppi, mentre tra i blogger c’è un gran flusso di suggerimenti e idee per il riciclo di vestiti”.

Il libro si chiude con una riflessione e due interrogativi riguardanti uno dei capi più costosi che di solito una donna tiene tutta la vita nell’armadio utilizzandolo una sola volta: l’abito da sposa. Serve davvero spendere tanti soldi per un solo giorno? Perché non si acquistano per il proprio matrimonio abiti riciclabili per altre occasioni? A queste domande non hanno voluto rispondere. Alle future spose l’ardua sentenza.