La guerra: veicolo di morte con cui in troppi – politica e finanza in specie – giocano, sulla pelle di coloro che costringono a parteciparvi. Solidale, pacifista, impegnato in prima persona contro “il” dramma per definizione: lui è Vauro Sanesi, che si afferma con il proprio pensiero nel suo libro “Le guerre di Vauro” (Aliberti Editore).
Se ne è discusso, appassionatamente, alla libreria Feltrinelli di Galleria Sordi, a Roma, dove il direttore de ‘Il Male’ ha presentato il volume. Vivace e schietto come suo solito, Vauro non ha fatto sconti ad alcuno né tanto meno ignorato ruoli, personaggi, accadimenti. Come nel caso degli aerei che l’Italia si appresterebbe ad acquistare: “Un spesa di miliardi già decisa dal precedente Governo e non revocabile, è vero… ma nel quale il responsabile dell’operazione era l’ammiraglioGiampaolo De Paola, attuale ministro della Difesa. Sempre gli stessi individui quindi, anche se in posizioni differenti!”.
Vauro, ma secondo lei perchè l’Italia non è la Grecia? Solo perchè non licenzia i suoi pubblici dipendenti o perché la parola ‘confitto’ che il sindacato di base evoca non ha ancora attecchito? “Anche se questo lo ripete spesso il Presidente della Repubblica, io mi chiedo cosa sia davvero la Grecia… Credo che sia cinico tirarla in ballo, come del resto l’Argentina. La verità che non si dice riguarda la banche; chi può affermare che, facendo ciò che chiedono, la desertificazione non arrivi pure da noi? E se andiamo a vedere le ricette che la Ue ha offerto alla Grecia, ci rendiamo conto che sono le stesse che il Governo tecnico ha dato all’Italia… Quando si entra in certi discorsi appare poco chiaro quali siano le cause e quali gli effetti della crisi: di certo vi è che i tagli si abbattono su scuola, sanità, ricerca. E delle ricette targate-Fondo Monetario Internazionale ne sanno parecchio proprio gli Argentini. Ma vado oltre: vi è una logica stringente fra forza finanziaria e forza militare, una logica che vede la produzione di armi e ordigni militari l’unica che prolifica… Ma se si da precedenza alla guerra e se si scardina il diritto alla pace, allora vengono meno pure tutti gli altri diritti. Per me, le guerre servono al mantenimento del privilegio di alcuni Paesi a discapito di altri: le guerre per il petrolio lo dimostrano”.
Dopo la risposta a Prismanews l’Autore si è soffermato su guerra e dintorni. Da quella che si consuma nella società italiana a quella brutale che insanguina Afghanistan, Libia, ecc. Vauro le definisce entrambe ‘mafiose’: “Se i rapporti fra Stati o persone si basano sulla forza, essi praticano e attuano la logica della mafia. I loro servitori, con o senza alamari, altro non sono che mafiosi!”.
Di guerra si muore anche se se ne parla poco. “Si parla poco di Kabul, di Gaza, di Tripoli, di Baghdad. Ciò che mi inquieta è che l’orrore per la guerra dovrebbe essere sempre presente nelle nostre vite, dovrebbe coinvolgere puree noi che ne parliamo e non solo coloro che ne muoiono. Ma che cosa possono avere appreso gli abitanti dell’Afghanistan dopo 40 anni di conflitti? Che cosa rimane nel loro animo? E che cosa rimane nel nostro, quando dobbiamo ascoltare di guerre ‘giuste’?”.
Afghanistan come paradigma: prima territorio della guerra ‘giusta’ combattuta dagli indigeni contro i Russi, dopo area dei Talebani. Chi prima era un amico poi è divenuto un nemico, con una velocità da record. “Altrettanto inquietante ascoltare chi parla di guerra ‘umanitaria’: il primato non è stato di D’Alema in noccasione dei fatti di Bosnia bensì di Hitler, che ne parlò quando decise di invadere l’Est europeo a tutela dei Sudeti…”.
Vauro ha quindi rammentato le sue esperienze accanto a Emergency e a Gino Strada – che in questi giorni sta sostenendo, invitando tutti a fare donazioni affinchè si possa aprire un altro ospedale – nelle condizioni più terribili che uomo possa immaginare. “La differenza fra me, uomo libero, e gli altri è che io posso decidere se andare in guerra e poi venirne via, chi la vive e la subisce è privato di tale libertà e ha come speranza quella di riuscire a sopravvivere. In Italia esiste una memoria emotiva che si accende quando qualche nostro soldato muore – e poi si spegne – oppure vive di fiammate, come nel caso di Gheddafi: ucciso lui, di Libia non si parla più. Come se tutto fosse stato risolto”.
Le solite ipocrisie della politica egoista e calcolatrice.
“La stessa che continua a credere che la pace sia spendibile come una fiche nella sfida fra poteri”.
Fonte: prismanews.net










Commenti recenti