Il Presidente in un fumetto super divertente – Recensione di Comicsblog

Grande, grandissimo Presidente Napolitano!

Il supereroe italiano per eccellenza, difensore massimo della Costituzione, è finito nel fumetto Napolitano! Sesso Moniti e Rock’n’Roll. Parliamo di un prodotto delicato, definito “il libro che il tuo presidente della repubblica non vorrebbe farti leggere”. Pubblicato da Aliberti Editore, è un graphic novel satirico composto da 140 pagine, realizzato da Mario Natangelo (www.natangelo.it).

Cosa hanno in comune un presidente della repubblica e un vignettista? E cosa Gheddafi, Carla Bruni, Dante, l’Ikea, Adamo, Andreotti, la stazione Termini di Roma? Napolitano, indomito presidente, e Nat, vignettista in crisi svogliato e distratto, si lanciano in una resistenza partigiana senza quartiere per liberare l’Italia occupata da un popolo senza pietà: gli italiani. Il protagonista è proprio Giorgio Napolitano, undicesimo Presidente della Repubblica italiana, un uomo che si è trovato nel bel mezzo di quella grande bufera chiamata crisi e che, dopo la parentesi berlusconiana, crede fermamente nei superpoteri del “governo dei banchieri”. Marco Travaglio, su Il Fatto Quotidiano, ha commentato così l’opera: «Un giovane e per di più napoletano non riesco ad associarlo al concetto di ferocia. Invece Natangelo è ferocissimo. Ecco, che a nessuno venga mai in mente di dirgli “fa’ il bravo”: lo rovinerebbe per sempre». Anche Pietrangelo Buttafuoco, de Il Foglio ha elogiato il lavoro di Natangelo: «Questa non è risata, è letteratura. A forza di lamentarci dell’assenza di un nuovo Ennio Flaiano dimentichiamo che, al tempo nessuno po- teva accorgersene di averlo, un Flaiano». Dopo il continua troverete la sinossi integrale!

Cos’hanno in comune un presidente della repubblica e un vignettista? E cosa Gheddafi, Carla Bruni, Dante, l’Ikea, Adamo, Andreotti, la stazione Termini di Roma? Napolitano, indomito presidente, e Nat, vignettista in crisi svogliato e distratto, si lanciano in una resistenza partigiana senza quartiere per liberare l’Italia occupata da un popolo senza pietà: gli italiani.

Più che una Graphic Novel, un libro di satira disegnata. Protagonista esclusivo Giorgio Napolitano, undicesimo Presidente della Repubblica italiana, contestatissimo e discusso per molte ragioni: dal passato comunista ai fatti d’Ungheria, dalle leggi vergogna e l’acquiescenza al governo Berlusconiano all’operazione che ha portato al “governo dei banchieri”. Riprendendo l’idea di Andrea Pazienza – autore del volume PERTINI – l’autore restituisce dignità di combattente ed eroe anche a Napolitano che diviene, in battaglia, Nap. Al suo fianco Nat, un disegnatore satirico in crisi. L’Italia vive gli ultimi colpi di coda del governo Berlusconiano, con un premier che non intende dimettersi sprofondando il paese in un clima di tensione che sfocia in attentati e bombe che non colpiscono altri se non Nat e la sua vita privata. Ragione in più per accettare l’invito di Nap e attraversare l’Italia inseguendo un piano così assurdo che potrebbe essere vero. Così la crisi nazionale si intreccia alle crisi personali di un presidente ritenuto debole e di un disegnatore incapace di trovare nel suo lavoro un modo per riscattare se stesso e il suo mondo. Durante il viaggio Nap e Nat incontreranno molti personaggi, da Gianfranco Fini ormai perduto nelle campagne a Paolo e Francesca, perchè i tradimenti tanto sentimentali quanto politici sono tutti uguali. Carla Bruni, Clinton, Gheddafi, Andreotti (in una insolita guida al ‘come si bacia’), Dio (in una riedizione della genesi), Adamo ed Eva (i primi innamorati al mondo), i leghisti e infine la Morte nelle vesti inedite di collezionista di presidenti della repubblica (o anche altri presidenti). Questa sarà la protagonista di un cinico patto d’amore con Nat: se Nat ammazza Napolitano, rendendo alla morte un pregiato pezzo da collezione, ella gli restituirà la sua donna, morta in un attentato pochi istanti prima di lasciarlo per qualche non meglio precisato ricco avvocato.

Il segreto anti-crisi? La maleducazione

La provocazione di un manualetto uscito per Aliberti: «insolenza e cafonaggine ci fanno risparmiare tempo e fatica nella vita quotidiana»
di Elisabetta Ambrosi

Chi ha detto che in tempi di crisi e rigore è d’obbligo essere politically correct? Al contrario: visto che il lavoro è precario e il welfare scarseggia, per non cadere in rassegnazione non ci resta che lei: la maleducazione. È quanto sostiene un piccolo manualetto scritto da Stefano Denti, Il plurale di cacao. Corso intensivo di maleducazione e cattive maniere (Aliberti editore). Perché è inutile negarlo: insolenza e cafonaggine ci fanno «risparmiare tempo e fatica in tutta una serie di incombenze della vita quotidiana». Il motto del villano contemporaneo, che permea ogni suo comportamento, suona così: «Concedi e perdona tutto a te stesso, e allo stesso tempo pretendi l’impossibile da chi ti sta intorno». Ecco qualche tecnica collaudata per rendere la vostra vita più tracotante, dunque quasi sempre più facile. In ogni caso più divertente.

In fila
Aggirare le file che punteggiano le nostre esistenze è possibile, basta imparare l’arte marziale della Fila Cuneiforme: «Nella Fila Cuneiforme non esistono gerarchie definite e può bastare una minima distrazione per perdere decine di posizioni. L’obiettivo è appunto quello di incunearsi: cerca quindi di guadagnare terreno lateralmente, giocando sull’imbarazzo altrui nel contestare le tue azioni, infilandoti di straforo, vomitando addosso ai malcapitati una serie di giustificazioni e sventolando pezze giustificative tipo bollette, certificati medici e così via».

Dal medico di base
Mai azzardarsi ad entrare dal vostro affollato medico di famiglia chiedendo: «Chi è l’ultimo?». Il consiglio è piuttosto quello di piazzarsi davanti alla porta del dottore dicendo aulicamente «Devo ritirare un foglio», salvo voi infilarsi a bomba appena il paziente dentro esce.

Al supermercato
Fin troppo banale ricordare che il perfetto screanzato pesca l’ortofrutta senza guantini. Una dritta forse meno conosciuta è prendere il numeretto del forno, di solito meno affollato, e usarlo incurantemente per il reparto salsamenteria. Oppure (suggerimento di chi scrive) prendere entrambi i numeretti insieme, poi piazzarsi in una zona a metà tra le due aree e sfruttare la prima chiamata con l’occhio attentissimo all’altro monitor, pronti a mollare chi vi sta tagliando il salame per correre verso la baguette.

In scooter
Il top è irrompere nelle zone pedonali ma, attenzione, senza suonare il clacson, piuttosto segnalando la propria incombente presenza dietro al pedone con continui e irritanti colpetti di gas (in bici si può fare lo stesso, con colpetti di «campanellino bastardo»). Nella strada libera e deserta, è d’uopo piazzarsi al centro della carreggiata, con tocco di classe: «manina sinistra appoggiata al ginocchio sinistro, tenuto abilmente in fuori».

In banca
Finalmente un’innocua strategie per vendicarsi di questi chiacchierati istituti. Fiondarsi nel metal detector con le tasche zeppe di roba e quando l’allarme comincia a suonare bussare violentemente contro il vetro urlando. Potete fare il bis, fingendo di aver dimenticato qualcosa in auto.

Al bar
Chiedere l’impossibile. Ecco qualche suggerimento.
-un caffè normale ma in tazza calda;
- un orzo macchiato in tazza media;
- un orzo in tazza di vetro con manico in acciaio;
- un latte macchiato con molto caffè, poca schiuma e un velo di zucchero;
- un mocaccino ristretto in tazzina fredda;
- un caffè lungo macchiato con latte e essenza di rabarbaro;
- un ginseng senza zucchero con una soffiata di schiuma di cappuccino;
- un cappuccino senza schiuma con latte intero;
- un decaffeinato lungo ristretto;
- un caffè corretto 3/4 con amaro e 1/4 con grappa, non troppo lungo.

In aereo
Cominciare a scaldarsi le mani prima dell’atterraggio, in vista di un fragoroso applauso con fischi da stadio non appena l’aereo tocca terra. Una performance arcinota? Sì, ma la potete rendere originale cercando di coinvolgere tutti gli stranieri vicini a voi, spiegando loro «con gesti e ammiccamenti che la celebrazione dell’atterraggio è un’usanza ben radicata nella nostra cultura e quindi doverosa».

Parlando
Una chicca per imbarazzare qualunque vostro interlocutore: se ha più di quarant’anni, dargli del tu, se ne ha meno, del lei, per farlo sentire un vecchio.

Il bifolco veste prata
Infine, il vestiario. Perché l’impertinente è soprattutto molto cafone e quindi ha bisogno di un guardaroba adeguato. Per lui: «scarpe a mezzo stivaletto con superpunta affilata, pantaloni col cavallo alle ginocchia per mostrare «la mutanda infognata bianca» e maglietta con griffe vistosamente taroccata. Per lei: «tacco 12 in vernice per andare al mercato, stivale nero scamosciato in piena estate, panta dei colori più assurdi, accessori luciccosissimi. E soprattutto enormi». Dettaglio da non trascurare: il cellulare. «Massacratelo», consiglia l’autore, «con ammennicoli di ogni sorta, dalle custodie sgragianti alle faccette fluorescenti che si illuminano, ai peluche». E, immancabile, l’auto, sulla quale non c’è che l’imbarazzo della scelta: «suv extrasize, auto sportiva di lusso, berlinone tamarro»

MORTE A HELSINKI un thriller ambientato in Finalndia – di Jarkko Sipilä

Recensione per Letteratura&Cinema a cura di Sonia

Morte a Helsinki è un thriller poliziesco dai toni noir ambientato in Finlandia.
Il libro è totalmente permeato dalla violenza e rivela una realtà finlandese molto diversa da quella che solitamente s’immagina; un mondo in bilico tra legge e disordine, fortemente influenzato dal contesto russo.

La storia parte dalla scoperta di un omicidio; un cadavere viene trovato nel garage di una casa abbandonata a nord di Helsinki. La scena del crimine potrebbe essere apparentemente chiara ma l’accaduto sembra avvolto da dubbi e misteri. La risoluzione del caso viene affidata al commissario Kari Takamaki che, assieme all’agente Suhonen, permetterà l’infiltrazione della polizia nelle reti criminali alla scoperta del mondo della malavita, con modi e mezzi al limite della legalità.

L’intreccio, piuttosto scorrevole, presenta temi appassionanti relativi a droga, contrabbando, alleanze criminali mutevoli, prigioni; temi in cui s’inserisce un grande numero di personaggi (forse troppi). Tra l’altro vale la pena ricordare che questo libro, il primo tradotto in Italia, in realtà rappresenta l’ottavo della serie con il protagonista Kari Takamaki, e forse per questo qualche passaggio viene dato troppo per scontato.
Lo stile dell’autore è asciutto, essenziale, e il linguaggio utilizzato è abbastanza semplice, merito anche di una buona traduzione.

Dunque se questa storia, dalle sfumature hard boiled, trova il suo punto di forza nell’azione, nel ritmo e nella solidità della trama, piuttosto debole risulta la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Inoltre mi aspettavo qualcosa in più dalle descrizione delle ambientazioni in cui si muovono i protagonisti, per immergermi ancora meglio nella realtà “fredda” del mondo finlandese.

Detto questo è comunque un libro avvincente che mi sento di consigliare agli amanti del genere e a chi vuole approfondire la conoscenza di una realtà nordica differente da quella che tutti conosciamo.

Jarkko Sipilä è uno scrittore e giornalista finlandese.
È stato inviato di cronaca nera per Mtv3 tv News e per il quotidiano «Helsingin Sanomat» per quasi vent’anni. Ha scritto undici romanzi ed è stato uno degli autori della serie televisiva sul commissario Takamäki, ispirata ai suoi libri. Sull’onda del successo di molti famosi scrittori scandinavi, e dopo aver ricevuto un grande riscontro di critica, il ciclo di romanzi è stato tradotto in inglese riscuotendo vasti consensi dal pubblico internazionale.

Il magistrato Nino Di Matteo intervistato su Radio Due – Caterpillar

«Rendere la magistratura sempre più burocratizzata, pavida, più attenta a non disturbare le azioni dei potenti: questo è il vero obiettivo del progetto di legge di riforma costituzionale della Giustizia».
Nino Di Matteo
ASCOLTA L’INTERVISTA A NINO DI MATTEO – DA CATERPILLAR RADIO DUE

«Ci sono dei momenti in cui non ci si può rassegnare all’andazzo delle cose, alla legge del più forte: bisogna trovare il coraggio di esporsi e denunciare» dichiara Nino Di Matteo a Loris Mazzetti, spiegando in questo modo la sua decisione di rompere un silenzio che per tutta la durata della sua carriera di pm antimafa lo ha tenuto lontano dai microfoni e dai rifettori. In un’intervista che si delinea piuttosto come un dialogo, un accorato sforzo di capire come e perché la riforma costituzionale della Giustizia, la legge bavaglio, il processo breve metterebbero a rischio la democrazia. Di Matteo arriva fno al cuore del problema per farci capire come bloccare questa deriva, che sopravvive a qualunque tipo di esecutivo. Con il coraggio che lo ha contraddistinto in questi anni smaschera le false motivazioni, le ipocrisie e le demagogie nascoste dietro la riforma, e ne svela gli inquietanti parallelismi con il Piano di rinascita democratica della P2. Ma non solo: le sue parole chiare e illuminanti ci spiegano a che punto si trovano le indagini sulla “trattativa” tra Stato e mafa, sulla strage di via D’Amelio, e su personaggi discussi e discutibili che ancora oggi tengono in mano le redini del potere, dopo le rivelazioni del pentito di mafa Gaspare Spatuzza. Il tutto con lo sguardo rivolto al suo grande maestro di lotta antimafa e di coraggio: il giudice Paolo Borsellino.
«La rabbia per una strage annunciata, per uno Stato imbelle che non era riuscito a evitare ciò che tutti prevedevano: l’uccisione di Paolo Borsellino. L’indignazione, il pianto, il disorientamento ma anche la consapevolezza che non potevo più tirarmi indietro. Era il momento in cui dovevo dare tutto, assicurare il massimo dell’impegno e della dedizione per poter fornire anche solo un piccolo contributo nella lotta contro il sistema di potere mafoso. Una lotta di liberazione, una catarsi etica e morale prima ancora che sociale e giudiziaria. Con questi sentimenti, con tanto entusiasmo e altrettante incertezze e paure, presi possesso delle mie funzioni di sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta il 16 settembre 1992».
Nino Di Matteo

La parabola di Re Giorgio, dal Pci al Quirinale

di Francesca Siciliano

Noi di FareitaliaMag l’avevamo già incoronato poche settimane fa, come pure il New York Times: Re Giorgio. Per alcuni un “golpista”, per altri un “burattinaio”. Sta di fatto che con la sua «mossa del cavallo» (la nomina di Mario Monti senatore a vita pochi giorni prima di affidargli la presidenza del Consiglio), Giorgio Napolitano «farà scuola nei manuali di diritto costituzionale» avendo messo a segno un goal spettacolare. «Mai, nemmeno nella fase tumultuosa del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, il capo dello Stato aveva dovuto assumersi prerogative così ampie e responsabilità così pesanti», scrive Sabbatucci dalle colonne de Il Messaggero. Il Capo dello Stato in poche settimane è diventato il protagonista assoluto della svolta politica italiana, mettendo la parola fine alla seconda Repubblica, facendo calare il sipario sul berlusconismo e toccando vette altissime di popolarità. Il suo ampio consenso, per contro, è stato inversamente proporzionale a quello del centrodestra: più la crisi economica impazzava – e i festini di Arcore facevano capolino in tv – più il Capo dello Stato rispecchiava i valori, la serietà e la sobrietà in ambito internazionale divenendo l’emblema di un’Italia diversa e facendosi portatore di virtù civiche e morali.
In Re Giorgio – Vita di un uomo alla guida del Paese (Aliberti Editore – € 17,00), Fabrizio d’Esposito traccia la biografia del presidente da cui emerge un dettagliato profilo politico e personale. Dalla gioventù vissuta in disaccordo col padre – liberale e reduce dall’Unità d’Italia, che «non ha saputo arginare il fascismo» – all’incontro con Palmiro Togliatti, alle feroci polemiche con Enrico Berlinguer. Definito a vent’anni «’nu guaglione fatt’a viecchio» da Luigi Compagnone, suo ex compagno di scuola, e «’o Principino» dagli amici per la somiglianza con Umberto di Savoia, l’autore ripercorre le tappe principali della sua vita che lo hanno reso il primo “comunista” ad essere nominato ministro dell’Interno, ad essere ricevuto in pompa magna negli Stati Uniti e ad essere eletto al Quirinale. Punto fermo attorno al quale ruota la sua vita, Clio – Lady Napolitano – da oltre cinquant’anni sua compagna e con la quale ha sempre condiviso passioni e ideali.
Giorgio “il secco” (per distinguerlo da Giorgio “il grosso” – Amendola) è un ragazzo schivo, dalla personalità imperturbabile, che riesce perfettamente a nascondere le emozioni e che «non perde mai la calma, nemmeno durante l’Apocalisse». Ama l’arte, la cultura e la politica; si avvicina al comunismo a 16 anni diventando in seguito l’erede di Giorgio Amendola nella “destra” del Pci. La sua posizione all’interno del partito è sempre stata riformista, tanto da prendere addirittura le distanze dal fanatismo sovietico di Sereni: «Gli sentii dire una volta – forse negli anni ’70 – che il Pci sarebbe stato, per le sue posizioni, un partito riformista se non ci fosse stato il legame con l’Urss. Come a dire che questo legame aveva “salvato” il Pci dal decadere a partito riformista, ed era di per sé sufficiente a qualificarne la natura e la collocazione come partito rivoluzionario».
Napolitano ha sempre dimostrato nel suo percorso politico e istituzionale, culminato nella crisi di governo del 2011, di avere delle doti eccezionali. «Equilibrio, moderazione, autorevolezza, indiscussa abilità politica, spirito di iniziativa…» incalza Sabbatucci. Quella stessa «abilità politica» che ha reso possibile la nascita del “governo del presidente”.

O di Re Giorgio, che dir si voglia.