RESISTERE A EQUITALIA

IN TUTTE LE LIBRERIE

RESISTERE A EQUITALIA
Con un manuale operativo per difendersi dalle ingiuste cartelle esattoriali (e non farsi pignorare case, auto, moto)

L’Italia è il Paese dove più si evade il fisco. Per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale è stata creata la società pubblica di riscossione dei tributi Equitalia, una macchina da guerra che dovrebbe essere al servizio dei cittadini e spesso si trasforma, invece, nel loro incubo peggiore.

ASCOLTA IL PODCAST DELL’INTERVISTA A ELENA G. POLIDORI SU RADIO 24 OSPITE DI OSCAR GIANNINO A “LA VERSIONE DI OSCAR”

Che cos’è Equitalia? Quali sono i suoi scopi? Perché da strumento per uno Stato più efficiente si è trasformata nell’incubo dei contribuenti? E, soprattutto, come difendersi da eventuali errori dell’agenzia di riscossione?
A queste e altre domande l’autrice dà risposta in questo saggio che si interroga sulla reale efficacia della lotta all’evasione e sulla possibilità di un fisco più giusto e veramente equo.
Questo volume comprende una breve guida – stilata con l’aiuto delle associazioni per la tutela dei consumatori e aggiornata alle ultime disposizioni di legge – per comprendere meglio il funzionamento di Equitalia e fornire strumenti di difesa di fronte a errori o ingiustizie.
Contiene una guida pratica per sapere come e quando fare ricorso.


MILO MANARA: PIN UP XXX

PIN UP XXX
di Milo Manara
con un’intervista di Loris Mazzetti

Da domani in tutte le librerie le tavole più erotiche del maestro Manara.

Il libro raccoglie una selezione di illustrazioni tra le più esplicite ed erotiche dell’autore. Manara rivendica l’importanza della trasgressione nel suo lavoro. Riportiamo in anteprima uno stralcio dall’intervista di Loris Mazzetti che introduce il volume:

Perché ha scelto di rappresentare la donna erotica?
All’epoca, quando ho cominciato questo benedetto lavoro, per me e per i miei amici era uno degli argomenti più importanti. Avevamo attorno ai vent’anni e l’aspetto erotico era fondamentale nella nostra vita. C’è una frase di John le Carré, che trovo geniale: “Bè io sono un maniaco sessuale normalissimo come tutti”. Un’altra citazione che trovo straordinaria è di Woody Allen: “Secondo lei il sesso è una roba sporca?” “Bè se è fatto bene sì”.

La curva del piacere in qualche modo rappresenta anche l’evoluzione del lavoro dell’artista.
Sì, in un certo senso è così, anche per questioni anagrafiche [sorride]. Chiaro che avanzando nell’età c’è un’evoluzione nella visione stessa dell’erotismo… Calando il desiderio della soddisfazione fisica, aumenta, contemporaneamente, quello dell’idealizzazione del desiderio stesso. L’organo sessuale più importante è il cervello. Interessante è cercare di recepire i meccanismi che fanno scattare il desiderio erotico, cioè le fantasie che aumentano con il trascorrere del tempo.

SFOGLIA L’ANTEPRIMA DEL LIBRO!

ANTONIO TABUCCHI. SAUDADE DI LIBERTA’

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ANTONIO TABUCCHI. SAUDADE DI LIBERTA’
il nuovo volume della collana i Dialoghi di Marco Alloni

Lo scrittore deve sempre rispondere a quello che sente, mai costringersi a scrivere quello che non sente. Tutto è narrabile. Tutto ha legittimità di essere narrato. Poiché tutto ciò che esiste merita di essere raccontato.

L’opera di Tabucchi – la sua stessa poetica – procede “ariannamente” verso la tessitura di un labirinto a cui sarebbe persino volgare offrire un luogo di sbocco o di egresso. Per sua stessa natura dà accesso a una dimensione sempre più interna del labirinto che solo nel momento della lettura può essere colta. Senza approdi, è una poetica dell’approdo. Senza mete, è una poetica del viaggio. Che sia la storia o l’identità il suo tema, rimane il carattere segreto e non significabile della sua esistenza.

«Oggi la parola intellettuale è usata quasi come un’ingiuria. Gli intellettuali sono semrpe stati odiati. Durante il fascismo sappiamo perché, e nel dopoguerra le cose non migliorano di molto se gli intellettuali o gli scrittori non ubbidivano ai comandamenti dell’altra madre Chiesa italiana, il Pci.»

Antonio Tabucchi, (Pisa, 1943) è uno dei più grandi scrittori contemporanei.  Professore universitario, fin dagli anni Settanta si è dedicato alla fervida produzione di saggi, romanzi e racconti. Il suo fortunato romanzo Sostiene Pereira nel 1994 lo ha consacrato ad autore di primissimo piano nella panoramica letteraria italiana. Da intellettuale socialmente impegnato, collabora con diverse testate.

Marco Alloni (1967) vive al Cairo da quattordici anni, dove lavora come scrittore e giornalista. Ha pubblicato il romanzo La luna nella Senna (1990) e il saggio Lettere sull’ambizione (2005). È direttore della collana Dialoghi per Aliberti editore.

I DIALOGHI DI MARCO ALLONI

“EDOARDO NON SI E’ SUICIDATO”. TUTTI I MISTERI DI CASA AGNELLI

Monarchia, impero, dinastia, casa reale.
Sono solo alcuni aggettivi associati alla famiglia Agnelli, una delle più potenti d’Italia del XX e, forse, dell’inizio del XXI secolo. Proprietari della Fiat e della Juventus, con ampie partecipazioni in società editoriali e finanziarie. Ma la loro influenza non si ferma qui. E come tutte le grandi famiglie che si rispettino, ci sono anche dei punti oscuri. Li esplora tutti il giornalista Antonio Parisi nel suo libro I misteri di casa Agnelli, in uscita in questi giorni. Antonio Parisi ha scelto Affaritaliani.it per raccontare il suo libro e spiegare i segreti degli Agnelli: “Ci sono tantissime cose che nessuno sa sul loro conto. Per esempio, chi sa che nel 1913 il nonno dell’avvocato Gianni Agnelli rischiò di essere arrestato per truffa e falso in bilancio?”. Nel libro ci sono molti documenti sulla morte di Edoardo, che ufficialmente si è suicidato il 15 novembre del 2000: “Le cose non sono andate come ci hanno voluto far credere”, spiega Parisi. “Sul suo corpo non è mai stata fatta un’autopsia”.
Sulla questione legata all’eredità dell’Avvocato, Parisi dice che “il tesoretto occultato è molto più grosso dei 2 miliardi di euro già accertati”. E sul potere della famiglia: “Oggi è calato molto. Ho anche dei seri dubbi che la Fiat sia ancora di loro proprietà”.

INTERVISTA AD ANTONIO PARISI
Come nasce la decisione di scrivere un libro sulla famiglia Agnelli?
E’ una cosa nata per caso. Un paio di anni fa mi ha chiamato dal settimanale Visto per scrivere qualcosa sul suicidio di Edoardo. Era un servizio che doveva uscire per il decennale della sua morte. Durante le ricerche, mi sono imbattuto in Marco Bava, l’amico del cuore di Edoardo. Bava era anche il suo consulente finanziario ed è il depositario dell’intero carteggio di Edoardo, che era un grafomane. Bava sosteneva che si trattasse di un omicidio e non di un suicidio. E l’argomento ha iniziato a interessarmi.
All’epoca hai denunciato di essere stato ingiustamente screditato, giusto?
Certamente. E’ stata una lotta difficile. Al secondo articolo su Visto, sulla base di alcune fondate testimonianze, ho scritto che sul corpo di Edoardo non fu mai effettuata un’autopsia. Apriti cielo. Arriva subito una smentita dall’agenzia Adnkronos, che pubblica un’affermazione anonima riportandola come ‘fonte giudiziaria’, per di più alla presenza del Procuratore della Repubblica di Mondovì. Al momento ho fatto la figura del pallaro. Un anno dopo si è riproposta la stessa cosa quando sono stato ospite del programma di Minoli, La storia siamo noi. Questa volta smentisce l’Ansa. Grazie a un fascicolo giudiziario introvabile e coperto da segreto che ci siamo procurati, abbiamo dimostrato che l’autopsia non c’era mai stata per davvero.
Cosa è successo a Edoardo?
Difficile dirlo, ma sicuramente non è andata come hanno sempre raccontato. Insieme a Marco Bava sono andato a Fassano, il paese dove è stato ritrovato il suo corpo. Lì sembrava di essere a Corleone. Non avrei mai pensato che in un paesino del Piemonte, proprio nel profondo Nord, mi sarebbe capitata una cosa del genere. Camminavamo per il paese con in mano una telecamera e tutte le strade si svuotavano. Persino il cassamortaro ha fatto trovare chiuso il negozio. Ho chiamato al numero di telefono per le urgenze e quello mi ha detto: ‘Antonio Parisi, a lei non ho niente da dire’. Sapeva già il mio nome e non voleva che gli facessi domande. Avrei potuto avere bisogno di qualche cosa di grave, ma lui sembrava sapere già tutto. In quel preciso istante ho deciso di rompere l’omertà e scrivere un libro.
Avete trovato qualcosa a Fassano?
Abbiamo trovato un pastore di mucche che ci ha raccontato che alle 8 di mattina il corpo di Edoardo era già sotto il pilone dove è stato poi ritrovato. E questa cosa fa saltare tutte le teorie precedenti. Si dice infatti che Edoardo avrebbe usato il telefono varie volte nell’intervallo tra le 8 e le 10 del mattino, quando fu ritrovata in autostrada la sua auto. Negli ultimi mesi della sua vita Edoardo era stato minacciato. Volevano che rinunciasse ai suoi diritti societari, come aveva fatto la sorella Margherita. Per parlare con suo padre doveva chiamare al centralino della Fiat, come se fosse un estraneo.
Ma la famiglia Agnelli non si è mai interessata alle tue ricerche?
Macché, anzi quando ho scritto quegli articoli si sono stizziti non poco. Non volevano che si parlasse della vicenda. E a me è sembrata una cosa strana, perché se fossi un familiare di una persona che è morta in modo strano vorrei sapere la verità, non occultarla.
La famiglia Agnelli può essere paragonata a una monarchia?
Sicuramente. In Italia ha preso il posto della Casa Reale, facendone le veci, anche nell’immaginario della gente comune. Gli Agnelli sono piemontesi, come i Savoia. Gianni è stato vissuto da molti come un personaggio mitico. Una volta Vittorio Emanuele III si è fatto fotografare al volante di una Fiat, lui che non sapeva neppure guidare. Forse non era lui il vero re. E come tutte le monarchie, la famiglia Agnelli è piena di misteri, con morti quantomeno bizzarre.
Ci fai qualche esempio?
I genitori dell’Avvocato sono morti tutti e due in circostanze particolare. Il papà è morto decapitato dall’elica di un aereo proprio il giorno dell’anniversario della Rivoluzione Francese. Sua madre invece ha perso la vita in un incidente molto chiacchierato. Si dice che lei stesse correndo dal proprio amante, Curzio Malaparte. Poi c’è Giorgio, fratello di Gianni, morto per un suicidio che, come quello di Edoardo, lascia molti dubbi.
Da dove arriva il potere degli Agnelli?
Per esempio dal controllo della stampa. Nel 1913 il nonno dell’Avvocato ha rischiato di essere arrestato per truffa e falsificazione dei bilanci. La Fiat stava per fallire. Tutto per due articoli pubblicati su La Stampa. Per risolvere la cosa hanno comprato il giornale. Poi ci sono i rapporti con le istituzioni. Giovanni Agnelli aveva messo sul suo libro paga il capo della Polizia, che fu poi il capo della Polizia segreta fascista. Una volta Giovanni ha fatto fermare un treno per far portare via i nipoti alla moglie del defunto figlio. Insomma, altro che Berlusconi. L’avvocato Ganma, che ha seguito la vicenda dell’eredità dell’Avvocato, ha detto che Margherita, figlia di Gianni, una volta gli ha detto: ‘A me non mi possono fare niente perché sono un’Agnelli’. Si potrebbe dire l’importanza di chiamarsi Agnelli, no?.
A proposito dell’eredità, credi davvero ci sia un tesoretto dell’Avvocato occultato all’estero?
Altroché. E secondo me è ben più grosso dei due miliardi di euro di cui si è parlato. La si potrebbe anche definire sexy-eredità. L’avvocato Franzo Grande Stevens ha detto a Margherita che tutti e due quei miliardi non li può avere, perché la metà è destinata alle donne ‘amate’, diciamo così, da Gianni Agnelli. L’Avvocato ha creato una specie di fondo di un miliardo di euro per non far soffrire le amanti dopo la sua morte.
Chi è l’erede dell’Avvocato?
John Elkann. Continua a usare lo stile del nonno.
Ma la famiglia è ancora così potente?
No, il loro potere si è smosciato da quando è morto Gianni. Addirittura, ho dei seri dubbi che siano ancora loro i veri proprietari della Fiat.
E chi potrebbe essere allora a controllare l’azienda?
Qualcuno dice Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, anche se io non ho nessuna certezza a tal merito. Però è una voce.
Dieci anni fa sarebbe uscito questo libro?
Assolutamente no.

Fonte: Affaritaliani, articolo di L. Lamperti

MA IL COLONNELLO CHI ERA?

“Io sono un rivoluzionario, un oppositore su scala mondiale”. Nelle stesse parole di Muammar Gheddafi le ragione di una fine violenta, nella sua Sirte natale, nascosto in un tombino, come un ratto, una delle ingiurie più infamanti in Libia. Troppo indipendente, troppo isolato, troppo imprevedibile, per avere alleati. Così quando la macchina della storia si rivolta contro di lui, il colonnello si è ritrova solo, abbandonato con la sua famiglia, un pugno di mercenari e pochi lealisti.

Troppo poco per fermare gli agguerriti ribelli sostenuti dalla coalizione internazionale guidata dalla Francia.
Nel quarantennio di dittatura, Gheddafi è stato tutto e il contrario di tutto. Anticolonialista e procuratore di povertà, terrorista e statista, rivoluzionario e conservatore. Alla fine quando in febbraio sono scoppiate le proteste anche nella sua Libia lui insisteva nel dire: “Nella Repubblica di Jamahiriya, io non ho poteri”. Una mezza verità e una mezza bugia, ma soltanto per un eccesso di modestia: in realtà Gheddafi stesso era la Jamahiriya.
Ma il Colonnello chi era? Perché era così odiato? Perché non aveva alleati? Sulla figura del rais in “Gheddafi. Ascesa e caduta di un oppositore globale” (Aliberti), Pierluca Pucci Poppi, che è corrispondente dall’Italia del settimanale francese Valeurs Actuelles, ci offre interessanti interpretazioni, decisamente controcorrente nella maggior parte dei casi.
Dal colpo di stato del 1969, alla stesura del Libro Verde, dalla sostegno al terrorismo alla riabilitazione internazionale fino agli anni d’oro, con le sue faraoniche visite in Occidente, a cominciare dell’Italia.
Ma la parte più interessate del libro riguarda la storia degli ultimi mesi, dall’inizio del conflitto di marzo. Le incertezze del regime su come affrontare la crisi, la decisione francese che trascina gli alleati a intervenire, alla controversa questione petrolifera fino al rapporto privilegiato con il governo Berlusconi.
Da sottolineare anche gli interrogativi sollevati negli ultimi capitola da Pierluca Pucci Poppi: “Nessuno sa – scrive – che cosa accadrà nella Libia post- Gheddafi, chi governerà davvero, chi gestirà il potere e, soprattutto, le entrate petrolifere, dato che gli oleodotti attraversano il Paese, dalla Cirenaica alla Tripolitania al Mediterraneo. Lo scenario migliore sarebbe un’idilliaca Libia democratica, che non è mai esistita e non è detto che non possa esistere. Lo scenario peggiore è una Libia divisa, il ritorno alla frattura, con Cirenaica e Tripolitania separate ed eventualmente preda dei fondamentalismi islamici; basi di destabilizzazione nel centro del Mediterraneo. A quel punto- aggiunge l’autore – l’Occidente dovrebbe intervenire di nuovo per eliminare l’ascesso e avrebbe la capacità di farlo, me ne avrebbe la volontà?”.