Luca Bottura @Feltrinelli Rimini

VENERDI 12 APRILE

ore 18:00 c/o Feltrinelli di Rimini
L.go Giulio Cesare 4 (ang. Corso d’Augusto)

Incontro con LUCA BOTTURA
per la presentazione del suo libro
#Silvioseivecchio

insieme all’autore LIA CELI

I proventi dei diritti di questo libro verranno destinati alla ricostruzione del centro storico di Crevalcore (BO), comune colpito dal terremoto del maggio 2012.

#silvioseivecchio è l’urlo sgorgato dalla rete all’ennesima riproposizione elettorale del “rieccolo” di Arcore.
Una marea di tweet irriverenti e divertenti innescati, raccolti e riproposti su Radio Capital da Lateral, la rassegna stampa satirica di Luca Bottura. Che non si è fermato qui e ha chiesto ai propri ascoltatori di andare oltre all’“uno vale uno” di Grillo, fondando una lista personale a testa. Poi ha preso i simboli che gli sono arrivati e li ha mischiati con quelli presentati per davvero. Sapete riconoscere il vero dal falso, il grottesco dall’ancor più grottesco? Scopritelo in questo libro: un’analisi sarcastica, in presa diretta, di un Paese politicamente decomposto.

Istruzioni per essere felici

rb natoliÈ difficile essere felici. Questo è un dato di fatto. Nella settimana che sta volgendo al termine abbiamo dovuto dire addio ad uno dei più grandi cantastorie del nostro paese Enzo Jannacci, e ancora tremiamo per le sorti dello scrittore Paolo Nori, ricoverato in coma famacologico dopo un incidente. La perdita di punti di riferimento e delle certezze è uno degli elementi principali che porta all’infelicità, parola di Salvatore Natoli, professore di Filosofia teorica che lo sottolinea nel suo testo L’educazione alla felicità.

Un manuale snello per dimensione, ma non per contenuti. Sessantatré intensissime pagine in cui si fa riferimento ai più importanti filosofi della storia da Socrate ad Heidegger. Già, un bel volo! Guidato abilmente da chi questi autori li conosce bene così che il viaggio risulta essere assolutamente confortevole. Certo non una lettura facile, né immediata. Riflettere sul perché sul come essere felici non potrebbe esserlo, d’altronde!

Quello della ricerca della felicità è un tema assolutamente caro al filosofo. E molti dei suoi interventi pubblici vertono su questo argomento. Molto belle e significative le sue parole a tal proposito. Natoli parla infatti di una mancanza di felicità, quindi non solo di un modo per raggiungerla, quanto piuttosto di trovare un modo per valorizzare una predisposizione alla felicità, imparare dunque il modo per essere felici. Una riflessione semplice di per sé, ma comunque affascinante è quella proposta da Natoli quando dice il fatto stesso di soffrire significa, però, che abbiamo provato la felicità. L’infelicità è, infatti, una mancanza, un senso di perdita.

rb natoliÈ soprattutto ai più giovani su cui riflette il filosofo. I ragazzi si fanno travolgere da un presente statico alla ricerca di una felicità individuale fine a se stessa. In questa nostra epoca, definita dall’autore come «l’età del rischio», quali modelli culturali si possono offrire ai ragazzi?

«Non sono i legami d’obbligo, i vincoli giuridici che contano, ma è la capacità di trovare legami, di costruire fiducia e di dare affidamento e di sapersi affidare. Non nel possesso, ma nella reciprocità del dono la ricchezza sovrabbonda per tutti»

Punto centrale della riflessione è dunque la società e lo stile di vita imposto che spinge nella direzione di un consumismo sfrenato che possa compensare la felicità difficilmente raggiunta. Così inseguiamo le cose convinti che possano renderci felici. Ma la sensazione di felicità così raggiunta è effimera e dobbiamo subito cercare un modo per riconquistare la nostra felicità al di fuori di noi.

Una bella riflessione che consiglio proprio perché sono convinta che nella semplicità della quotidianità fatta di rapporti familiari, amicizie e amori possiamo trovare tutta la felicità di cui abbiamo bisogno. Solo dobbiamo essere capaci di riconoscerla.

Per essere felici bisogna incalzare il mondo con domande, un po’ come ha insegnato Socrate, capire cosa è utile e cosa superfluo, conoscere noi stessi, gli altri e l’idea che gli altri hanno di noi. In poche parole  bisogna essere virtuosi

L’educazione alla felicità – Salvatore Natoli – 2012
Aliberti editore – Collana Ugali diversi7 euro

In foto: Salvatori Natoli

Fonte: Rumore Web – Federica Ferro

Se questo è un ebreo, con Amos Luzzatto

Se questo è un ebreo, con Amos LuzzattoConoscere ciò che ci lascia perplessi o addirittura ci spaventa è importante. Lo ribadivo anche a proposito del Giorno della memoria. Così quando mi è capitato tra le mani Se questo è un ebreo, dialogo tra il giornalista Marco Alloni e Amos Luzzatto, chirurgo, scrittore, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, mi ci sono fiondata.

Quello che secondo me è stato il fattore più robusto della resistenza ebraica nei secoli è stata proprio questa questione della eterogeneità dell’ebraismo, ovvero il fatto che l’ebraismo aveva – e continua ad avere – più facce che lo caratterizzano. Se una faccia viene impedita di esplicarsi, ce ne sono molte altre che continuano a mantenersi. E quindi a mantenere in vita l’ebraismo. Al contrario è ovvio che se un cattolico dice di sé «non credo più nella Trinità», costui smette immediatamente di essere cattolico, e se viene scomunicato non è più un cattolico.

Ancora oggi, pochissime persone sanno che gli ebrei e la religione ebraica non sono identificabili con un’unica interpretazione del testo biblico, origine o presa di posizione politica. Non è possibile definire gli ebrei come un’unica massa che si muove organicamente e sistematicamente. Persino a proposito del conflitto israelo-palestinese le posizioni sono differenti.

Questo piccolo libro della Aliberti non cerca quindi di costruire un quadro compiuto e definitivo che sia per il lettore esaustivo e rassicurante. Per chi conosce anche se poco i temi trattati, non ci sono novità di rilievo.

Interessante invece la spinta di Luzzatto ad una riflessione non banale su temi scottanti come il conflitto, ma anche storici e culturali.

Dai cinque capitoli, per praticità e facilità di lettura, sono state escluse le domande. Il tono conversazionale è però evidente e piacevole. Marco Alloni, inoltre, li ha punteggiati con brevi e chiare note storiche.

Se siete a caccia di un testo che stimoli la vostra curiosità e voglia di conoscere come anche dia vita ad una fruttuosa discussione tra amici o frequentatori di un club del libro, potrebbe essere il testo per voi.

Marco Alloni dialoga con Amos Luzzatto
Se questo è un ebreo
Aliberti, 2013
ISBN 9788874249893
pp 92, euro 10,00

Fonte: Mariantonietta Barbara per Grapho Mania

“Le parole della giustizia”, spiegate in un libro del magistrato Imperato

Non è facile far comprendere i meccanismi alla base del funzionamento della giustizia italiana e il giusto equilibrio nella tensione – legittima – tra potere politico e giudiziario. Ne è consapevole il magistrato Marco Imperato, autore del libro ‘Le parole della giustizia’, sottotitolo: ‘Per capire davvero quello che ti raccontano’, (Aliberti editore, 192 pagine, 15 euro). “La legalità non è un argomento di destra o sinistra – si legge nel libro – ma dovrebbe far parte del bagaglio culturale di tutti i cittadini, soprattutto di coloro che hanno responsabilità pubbliche”. Per questo il volume analizza, talvolta servendosi di alcuni fatti di cronaca, gli argomenti al centro del dibattito politico, come le intercettazioni, la prescrizione, il concorso esterno, la disciplina dei testimoni e dei collaboratori di giustizia e la separazione delle carriere.”E’ proprio quando si deve indagare e processare il potente di turno che si misura l’indipendenza della magistratura”, osserva Imperato. E ancora: “la realtà degli ultimi anni ha accentuato la subalternità assoluta dei parlamentari agli indirizzi e alle pressioni dell’esecutivo, come dimostra il larghissimo utilizzo dei decreti legge oltre i casi previsti, o il ricorso frequente alla mozione di fiducia che impedisce dibattiti e modifiche sui testi di legge proposti”. Emerge il ritratto di un Paese maltrattato, con diversi casi di giustizia negata, in cui il carico medio sostenibile di procedimenti per un pubblico ministero (secondo uno studio dell’Associazione nazionale magistrati) dovrebbe essere di 800 fascicoli per garantire una risposta di giustizia in tempi ragionevoli. Un limite quasi mai rispettato nel civile, con allarmi preoccupanti che denotano un “approccio malato verso le regole”; è il caso del numero ingestibile di denunce per presunta malasanità, in cui l’autore osserva un clima di “grande sfiducia pregiudiziale che genera un eccessivo ricorso allàautorità giudiziaria e una notevole mole di querele ed esposti contro i medici. Difficile evitare una battaglia a colpi di consulenze”. Il libro si conclude con una lettera aperta dell’autore inviata nel 2009 all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per spiegare con le sue ‘parole di giustizia’ il senso di una carriera scelta per passione e servizio verso la collettivita”.

Fonte: Gazzetta di Sicilia

La solitudine dell’elettore

di Elisabetta Ambrosi per Vanity Fair

Una settimana al voto e nel paese l’impressione di una spaccatura sempre più profonda, nonostante il tentativo di tutte le forze politiche di riavvicinarsi ai bisogni del paese: da un lato i partiti arroccati in tv, spaventati dal paese reale, dalle piazze, dalla rabbia e dalla povertà che incontrerebbero uscendo dai loro fortini. Dall’altro un paese incredulo di fronte ad una campagna elettorale che potrebbe sembrare quella di trent’anni fa: il bipolarismo scomparso, il ricambio generazionale mancato, dal Pdl al Pd, l’incapacità di parlare alle persone un linguaggio all’altezza dei tempi.E cioè non nasconda la tragedia, che dica la verità delle cose, ma che sappia indicare con parole se non profetiche sicuramente carismatiche come andare oltre.

«Il mio stato d’animo è un misto di sconforto e solitudine. Un sentimento che non sento come mio personale, ma come largamente diffuso fra la gente, in tante delle persone con cui mi capita di parlare»: sono le parole di Teresa,  l’elettrice protagonista del libro di Elena G. Polidori,  La folla sceglie sempre Barabba. La tormentata vigilia di un elettore (appena uscito per Aliberti editore).

Teresa parla della politica italiana degli ultimi vent’anni come di «una lunghissima notte senza stelle né sogni». E di fronte alle opzioni che tra pochi giorni si troverà di fronte – ancora Berlusconi, incredibilmente, un centro-sinistra che sembra la riedizione, ma peggiorata, dell’Ulivo, tecnici del tutto incapaci di intercettare corpi e sentimenti delle persone – si trova per la prima volta della sua vita di fronte alla più grande delle tentazioni: l’astensione. Quella che definisce come «l’antipolitica che fa più paura».

Se poi Teresa ha avuto modo di vedere in questi giorni il film diRoberto Andò, W la libertà, è probabile che il suo sgomento e la sua solitudine siano ancora più grandi. Perché questo film che ti fa piangere e venire un nodo alla gola è come un colpo di reni anche per chi la passione per la politica non l’ha mai persa. Eppure ad un certo punto ha cominciato a pensare che tutto sommato non si può chiedere alla politica di rappresentare la verità e che il massimo a cui possiamo puntare è il male minore, un pragmatismo di buon livello, che non rubi troppo e sappia introdurre regole grosso modo sensate. Troppo disincanto, troppa delusione per pensare di poter andare oltre.

E invece l’irruzione nella campagna elettorale raccontata dal film di un leader filosofo, in apparenza pazzo, in realtà capace di parole consolanti e profetiche, scatena all’improvviso il desiderio di dire basta, di buttare questo cinismo che ci ha trascinato verso il fondo, che ci ha fatto perdere la speranza, ma sopratutto che ci ha resi politicamente anaffettivi, emotivamente rassegnati all’eterno ritorno dell’identico.

Perché il film racconta alcune verità fondamentali: che in politica  i giochi di potere,  la mediocrità ma soprattutto l’ipocrisia presto producono un disincanto così radicale che si rovescia contro chi gli stessi che si illudevano di continuare nello stesso modo di sempre.

E poi racconta ancora un’altra cosa: che per riconquistare il consenso basterebbe poco, un poco di cui però i politici che oggi ancora si propongono per il prossimo governo sono del tutto privi: non tanto la passione per la politica, parola chiave del film di Andò, ma la passione per la verità. Quell’ansia morale che spinge a cercare il bene, mai autoevidente, che obbliga a porsi dubbi laceranti, che infine produce azioni, improntate da un’etica della responsabilità, che tentino di rovesciare il corso delle cose in favore del bene.

In molti hanno gridato contro l’idea della ricerca della verità in politica, ritenendola una categoria teologica estranea al linguaggio della democrazia. Eppure proprio la filosofa più estranea ad ogni forma di teologia politica, Hannah Arendt, quella che ha sempre sostenuto che non esiste una verità con la maiuscola perché la verità è sempre confusa tra le altre opinioni, ha pure scritto che senza verità la politica scade in menzogna.

Ma sarebbe populista, questo film, se non raccontasse anche una terza verità: che la politica non è solo quella che si fa sugli scranni di Montecitorio. La politica è ovunque, la facciamo tutti noi, nel momento stesso in cui interagiamo gli uni con gli altri. La politica siamo noi, senza retorica, ma con le parole di Brecht citate nel film. «Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua». Se è vero che abbiamo un disperato bisogno di leader, è vero che il primo leader da cercare è esattamente dentro di noi: è quello che ricerca la verità e agisce politicamente, senza attendere dall’alto soluzioni che non verrebbero già in tempi normali, figuriamoci oggi. Un messaggio, questo, che forse in questa campagna solo Grillo ha saputo dare quando dice, come ha fatto ieri: «Se vuoi votarci, devi cominciare tu a difendere il territorio, la scuola, il tuo paese. Altrimenti, vota Casini».